Il 15 aprile 1967 moriva il grande Totò

Totò

Oggi, nel 1967, moriva Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio in arte Totò

La sera del 13 aprile Totò disse al suo autista, Carlo Cafiero,che lo accompagnava a casa a bordo della sua Mercedes,“Cafie’,non ti nascondo che stasera mi sento una vera schifezza”. Aveva dei forti dolori allo stomaco e chiamò immediatamente il medico. Trascorse l’intero pomeriggio del 14 aprile in casa a parlare con Franca Fialdini, la sua compagna, ma in serata arrivarono i primi sintomi: sudore e tremore. Antonio De Curtis morì alle tre e trenta del 15 aprile 1967.

Un’icona del cinema indimenticato e indimenticabile

Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio in arte Totò, un nome che è ormai entrato nell’immaginario del nostro cinema e della nostra vita, con le sue maschere e le sue frasi che popolano il linguaggio comune di tutti noi.ù

In quasi cinquant’anni di carriera spaziò dal teatro (con oltre 50 titoli) al cinema (con 97 pellicole) e alla televisione (con 9 telefilm e vari sketch pubblicitari), lavorando con molti tra i più noti protagonisti del panorama italiano e raggiungendo, con numerosi suoi film, i record d’incasso.



Franca Fialdini il grande amore

Nel 1952 Totò rimase colpito da una giovane sulla copertina del settimanale Oggi, Franca Faldini. Le mandò subito un mazzo di rose con un biglietto: “Guardandola sulla copertina di “Oggi” mi sono sentito sbottare in cuore la primavera”, poi le telefonò per invitarla a cena, la ragazza accettò solo quando Totò ebbe modo di farsi presentare.

La Faldini, appena ventunenne, era da poco tornata dagli Stati Uniti, dove aveva preso parte al film Attente ai marinai! con Dean Martin e Jerry Lewis. Dopo essersi frequentati per circa un mese annunciarono il loro fidanzamento.

La loro relazione, che non arrivò mai al matrimonio e fu più volte sull’orlo di essere troncata, per il fatto di essere due persone caratterialmente molto diverse e anche per la differenza di età di trentatré anni.

Per mettere a tacere le malelingue furono costretti a fingere di essersi uniti in matrimonio all’estero, un espediente che comunque non funzionò sino in fondo.

Franca rimase al suo fianco fino agli ultimi momenti.

I tre funerali

Il primo nella capitale, dove morì. La sua salma fu vegliata per due giorni dalle principali personalità dello spettacolo e non, giunte da tutta Italia per commemorarlo e rimpiangerlo e fu accompagnata da più di duemila persone nella chiesa Sant’Eugenio, sul Tevere, dove si svolse la cerimonia funebre.

Il secondo si svolse a Napoli, la sua città natale, il 17 aprile. La città sospese dalle 16 alle 18,30 ogni attività, fu interrotto il traffico, i muri delle strade furono riempiti di manifesti di cordoglio, le serrande dei negozi vennero abbassate e socchiusi i portoni degli edifici in segno di lutto.



L’orazione funebre di Nino Taranto

Amico mio, questo non è un monologo, ma un dialogo perché sono certo che mi senti e mi rispondi, la tua voce è nel mio cuore, nel cuore di questa Napoli, che è venuta a salutarti, a dirti grazie perché l’hai onorata. Perché non l’hai dimenticata mai, perché sei riuscito dal palcoscenico della tua vita a scrollarle di dosso quella cappa di malinconia che l’avvolge. Tu amico hai fatto sorridere la tua città, sei stato grande, le hai dato la gioia, la felicità, l’allegria di un’ora, di un giorno, tutte cose di cui Napoli ha tanto bisogno. I tuoi napoletani, il tuo pubblico è qui, ha voluto che il suo Totò facesse a Napoli l’ultimo “esaurito” della sua carriera, e tu, tu maestro del buonumore questa volta ci stai facendo piangere tutti. Addio Totò, addio amico mio, Napoli, questa tua Napoli affranta dal dolore vuole farti sapere che sei stato uno dei suoi figli migliori, e che non ti scorderà mai. Addio amico mio, addio Totò.

Il terzo funerale lo volle organizzare un capoguappo del Rione Sanità, nel suo quartiere, che si tenne il 22 maggio, cioè pochi giorni dopo il trigesimo; ad esso aderì un numero altrettanto vasto di persone, nonostante la bara dell’attore fosse ovviamente vuota.

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