Almanacco

5 maggio 1998: l’alluvione di Sarno e Quindici costò la vita a 160 persone

A Sarno, così come in diversi altri Comuni campani del Salernitano, dell’Avellinese e del Casertano, pioveva ininterrottamente da diversi giorni. Le catene montuose rigonfie d’acqua, sovrastanti il territorio, cominciarono a subire degli smottamenti che si tradussero in una serie di violente frane

Il 5 maggio del 1998 fu segnata dalla tragedia che sconvolse i comuni di Sarno e Quindici. A causa di una lava di fango e detriti, arrivati anche a Bracigliano, staccatisi dal monte Pizzo d’Alvano. Questa catastrofe provocò la morte di circa 160 persone.

A Sarno, così come in diversi altri Comuni campani del Salernitano, dell’Avellinese e del Casertano, pioveva ininterrottamente da diversi giorni. Le catene montuose rigonfie d’acqua, sovrastanti il territorio, cominciarono a subire degli smottamenti che si tradussero in una serie di violente frane.


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5 maggio 1998: l’alluvione che sconvolse Sarno e Quindici

Il 5 maggio del 1998 i comuni di Sarno e Quindici furono investiti da un’ondata di fango. A causa di un eccezionale fenomeno piovoso, quel giorno si riversarono nella zona circa 240/300 millimetri di pioggia in tre giorni.

I due comuni, non preparati e, soprattutto, non avvisati per tempo della possibilità di effettivi rischi, furono invasi da una lava di fango e detriti che spazzò via case e vite per sempre. Il lahar costò la vita a 160 persone, ben 137 di questi a Sarno.


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Cos’è successo

Tra le ore 14 e le 15 i livelli dell’acqua dei canali del Comune di Quindici in provincia di Avellino cominciano a salire e una prima frana sfiora alcune case del centro storico. Intorno alle 18 un’onda violenta di acqua e detriti fa saltare tutte le comunicazioni. Anche a Sarno il fango ha completamente invaso il centro e poco dopo le 18 il Comune salernitano conta la prima vittima dovuta alle frane: Roberto Serafino di appena 9 anni.

All’ospedale di Villa Malta a Sarno, intanto, cominciano ad accalcarsi i feriti. La situazione si aggrava raggiungendo il suo apice a mezzanotte, quando un’ultima massa di fango si abbatte sui centri abitati e colpisce l’ospedale Villa Malta.

I dati ufficiali parlano complessivamente di oltre due milioni di metri cubi di materiali franati a valle a una velocità nell’ordine di 10 metri al secondo. Il disastro ambientale provocato dal maltempo causa un totale di 160 morti, 137 solo a Sarno. Tra i Comuni più colpiti c’è anche Quindici, che conta 11 morti. Restano coinvolti nell’alluvione pure Siano e Bracigliano in provincia di Salerno e San Felice a Cancello in provincia di Caserta.

Le cause della tragedia

Le sole precipitazioni, per quanto intense e prolungate, da sole non basterebbero a giustificare quanto avvenuto 21 anni fa in Campania. È più probabile, secondo l’analisi condotta da Legambiente nel dossier pubblicato nel 2018, che siano state una serie di concause a innescare il disastro ambientale.

La conformazione geomorfologica del territorio, in mancanza di una copertura vegetale, ha favorito eventi franosi lungo i versanti montuosi. Infatti le pendici montuose di Sarno erano soggette a continui incendi in quegli anni.

L’inefficienza della rete di drenaggio delle acque superficiali (rischio idrogeologico) può essere stato un altro fattore rischio. I territori campani colpiti dall’alluvione, avevano dei canali di scolo, di età borbonica, degradanti a causa della mancanza di manutenzione.

Infine, un’altra causa delle frane può essere individuata nelle caratteristiche geologiche dei territori colpiti dall’alluvione nel ’98. Gli strati di origine vulcanica, formatisi al di sopra delle rocce calcaree a seguito delle eruzioni del Vesuvio, hanno meno stabilità e, di conseguenza, possono essere più soggetti a smottamenti.

Le responsabilità

Secondo Legambiente, molti dei morti dell’alluvione del 1998 si sarebbero comunque potuti evitare. Già dopo le ore 16 di quel 5 maggio era chiaro che le colate di fango stessero assumendo una gravità sempre maggiore.

Ecco perché l’ex sindaco di Sarno, Gerardo Basile, a seguito di un lungo e complesso iter processuale, è stato condannato nel 2011 dalla Corte d’Appello di Napoli a cinque anni e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, con l’accusa di omicidio plurimo colposo per non aver ordinato lo sgombero della popolazione e causato così la morte di 137 persone.

E nel marzo del 2013 la Terza sezione penale della Corte di Cassazione ha rigettato definitivamente il ricorso presentato dai legali dell’ex primo cittadino contro la sentenza d’appello. Insieme a Basile, sono stati condannati la Presidenza del Consiglio dei ministri, il ministero dell’Interno e il Comune di Sarno con il pagamento di una provvisionale e il risarcimento ai familiari costituitisi parte civile.

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