Cronaca

Minacce di morte all’avvocata di Alessia Pifferi: “È il mio lavoro, nessuna solidarietà con il delitto”

Insulti e minacce di morte all'avvocato di Alessia Pifferi, la donna accusata della morte della figlia

Insulti e minacce di morte all’avvocato di Alessia Pifferi, la donna accusata della morte della figlia, Diana, morta di stenti dopo essere stata abbandonata dalla madre per quasi una settimana. Al suo legale Solange Marchignoli, che difende l’arrestata insieme al collega Luca D’Auria, arrivano sui social insulti e minacce perché difende un “mostro”. “Gli haters non riflettono sul fatto che in Italia la difesa penale è obbligatoria”.

Alessia Pifferi, le minacce di morte all’avvocato della madre di Diana

L’avvocata ha spiegato, ai microfoni di Fanpage, quanto accaduto in questi giorni: “Con riferimento agli insulti rivolti contro la mia persona intendo puntualizzare un concetto che affiora tante volte e cioè la domanda tipica che viene rivolta ad avvocato penalista: come fai a difendere quel “mostro”? Io conosco la mia etica e posso confermare che non provo nessuna solidarietà con il delitto. Mai”.

“Gli haters non riflettono sul fatto che in Italia la difesa penale è obbligatoria, e cioè a dire che quando una persona riveste la qualifica di imputato necessita di un avvocato per interfacciarsi con l’Autorità Giudiziaria. In altre parole, non può difendersi da solo. Gli antichi dicevano “dura lex sed lex”. È la regola delle aule giudiziarie: a favore o contro “il mostro”, deve prevalere la legge e non il senso collettivo della moralità”.

Bimba morta a Milano, cos’è emerso dall’autopsia sul corpicino di Diana Pifferi

La piccola Diana Pifferi potrebbe aver preso a morsi il cuscino per sfamarsi nella settimana in cui è stata abbandonata da sua madre Alessia. È questa l’inquietante ipotesi emersa dall’autopsia effettuata sul corpicino della bimba di soli 18 mesi morta di stenti a Milano. Stando a quanto ricostruito finora, sarebbero stati trovati pezzi di cuscino nello stomaco della bambina.

Nello stomaco sarebbe stata rintracciata una piccola quantità di materiale che sembrerebbe essere identico a quello trovato sotto il cuscino della piccola. Toccherà aspettare i risultati delle analisi. Questa parziale relazione autoptica aggiungerebbe un ulteriore elemento drammatico: la bambina avrebbe cercato in ogni modo di sopravvivere e probabilmente per farlo avrebbe preso a morsi il suo cuscino.

Dalla prima autopsia, inoltre, è emerso che il cuoricino della piccola Diana ha smesso di battere almeno due giorni prima il suo ritrovamento.  La relazione finale riuscirà a sciogliere tutti i dubbi che ruotano attorno a questa morte. Fondamentale però saranno i risultati relativi ai test tossicologici svolti sul latte contenuto nel biberon trovato accanto al lettino della piccola.


Alessia Pifferi, i primi risultati dell'autopsia sulla figlia Diana
La 37enne Alessia Pifferi

 


Alessia Pifferi rischia la condanna all’ergastolo per aver fatto morire la figlia Diana

Alessia Pifferi, la donna di 37 anni che si trova in carcere per aver lasciato morire di stenti la figlia di 18 mesi Diana, rischia una pena esemplare che va dai 20 anni all’ergastolo. La donna si trova in regime di sorveglianza speciale per evitare che compi atti di autolesionismo o tenti il suicidio. È detenuta al carcere di San Vittore. Per il momento non le è stata riconosciuta la premeditazione.

Sono tanti i cittadini che hanno scritto alla Procura di Milano chiedendo che venga data una pena esemplare senza sconti. La 37enne al momento è accusata di omicidio volontario pluriaggravato. Le vengono anche contestate le aggravanti di futili motivi, del legame parentale e della minore età della vittima. Per il momento non le è stata riconosciuta la premeditazione.

Alessia Pifferi chiede all’avvocato cosa vuol dire essere condannati all’ergastolo

Alessia Pifferi, la 37enne che ha lasciato morire sua figlia Diana da sola in casa a Milano, ha chiesto al suo avvocato cosa significhi essere condannati all’ergastolo. Solange Marchignoli, ha rivelato a Telelombardia che la sua assistita le ha “chiesto il significato di ergastolo”. Della detenzione, la Marchignoli dice che Alessia Pifferi “capisce di essere in carcere ma non capisce il disvalore di quello che ha fatto”.

Nel corso dell’intervista l’avvocato ha raccontato che dopo aver letto le carte dell’inchiesta, qualcosa non le tornava: “Mi sono detta: non è possibile”, motivo per cui è andata in carcere a trovare la 37enne per capirci qualcosa di più. La vicenda, è stata accolta con stupore dalla stessa legale che, per sua stessa ammissione, “facevo fatica a comprendere come fosse possibile lasciare una bambina a casa per tanti giorni e non rendersi conto di quanto potesse essere grave”.

Dopo aver incontrato la madre assassina, la Marchignoli ha detto di aver trovato una donna “apparentemente in una bolla. Non ha la struttura intellettuale per comprendere. Io le parlo, lei mi guarda ma non mi vede e non credo sia una questione di shock”.  L’avvocato sostiene che in questa vicenda ci sia qualcosa di più e che sia necessario scavare nel passato della donna.

Alessia Pifferi non rispondeva al telefono

Negli ultimi quindi giorni Alessia Pifferi era sempre assente: al telefono non rispondeva quasi mai e neanche chiamava. “Quando era via non chiamava quasi mai, ma io credevo avesse sempre la bimba con sé”, precisa la nonna di Diana. Dopo l’arresto né la madre né la sorella ha chiesto di poter sentirla. Così come il compagno: l’avvocato Solange Marchignoli a Fanpage.it ha spiegato che l’uomo da quando è uscita la notizia dell’arresto non risponde al telefono. Qualche giorno fa – già in carcere – Alessia Pifferi ha chiamato una volta la madre: “Le ho anche risposto male. Ad oggi non ne vogliamo sapere di lei. Mia figlia è una pazza”.

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