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Ecco la vita di Alfonso Gatto: il celebre poeta salernitano

Grazie ai suoi versi, il ricordo di Alfonso Gatto riecheggia in tutti i vicoli della sua amata città natale, Salerno.

Alfonso Gatto è stato innanzitutto un poeta e uno scrittore, con un amore sconfinato per la letteratura, ma anche un pittore, un critico letterario e d’arte e infine un insegnante.

Salerno gli rende omaggio ancora oggi: su tutti i muri della città sono incise le sue parole; perché indelebile resterà il suo ricordo.

“Salerno, rima d’inverno,
o dolcissimo inverno.
Salerno, rima d’eterno.”

La vita del poeta e la sua fuga al nord

Alfonso Gatto nacque a Salerno il 17 luglio del 1909. La sua era una famiglia di marinai e piccoli armatori, di origine calabrese , il padre si chiamava Giuseppe e la madre Erminia Albirosa, il fratello, Alessandro, era invece un pittore per questo, Alfonso, era anche un esperto critico d’arte.

Il poeta, compì i primi studi al liceo classico Torquato Tasso della sua città, mostrandosi portato per le materie letterarie. Fu proprio dal liceo che scoprì la passione per la poesia e la letteratura.

Per tali motivi si iscrisse, nel 1926, all’Università degli Studi di Napoli Federico II, ma che dovette, successivamente abbandonare per le difficoltà economiche familiari.


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L’esperienza milanese

All’età di 21 anni, decise di fuggire a Milano dopo essersi sposato con la figlia del suo professore di matematica: Agnese Jole Turco.  Da questo matrimonio ebbe due figlie, Marina e Paola.

Anche il periodo milanese non fu dei migliori; sempre a causa delle ristrettezze economiche fu costretto a svolgere diverse occupazioni: commesso di libreria, istitutore di collegio, correttore di bozze, e solo successivamente giornalista e insegnante.

Dal 1935 in poi venne fortemente impegnato come collaboratore di importanti periodici e riviste letterarie.

Nel 1938, su commissione dell’editore Vallecchi, fonda a Firenze, assieme allo scrittore Vasco Pratolini, la rivista Campo di Marte che diventa la voce del più avanzato ermetismo. Il periodico durerà, tuttavia, un solo anno.

Nel 1941, grazie alla sua fama, ottenne la cattedra di Letteratura italiana presso il Liceo Artistico di Bologna, iniziando anche una collaborazione con la rivista: La Ruota di Meschini, Primato di G. Bottai; continuando sempre nella pubblicazione di sue poesie e recensioni letterarie.

Nel 1943 partecipò attivamente alla Resistenza, opponendosi con fervore al nazifascismo; nel 1944 si iscrisse al partito comunista, rimanendovi fino al 1951; collaborò a Rinascita di P. Togliatti e subito dopo la liberazione della città, nel 1945, lo troviamo nella redazione milanese dell’Unità, dove svolgerà anche il ruolo di inviato speciale.

Durante il dopoguerra, si trasferì definitivamente a Roma continuando l’attività di giornalista e pubblicista presso varie testate.

Il poeta, nel 1946, abbandonò la moglie e le figlie per un’altra donna, la pittrice triestina Graziana Pentich, con la quale ebbe due figli, Teodoro e Leone. La vita del poeta sarà segnata, nel 1963, dal dolore per la scomparsa di Teodoro, mentre Leone morirà soltanto tre mesi dopo la morte del poeta.


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La tragica morte

L’8 marzo del 1976 il poeta muore in un incidente stradale. Gatto si trovava a Grosseto e si mise in viaggio per Roma con Paola Maria Minucci che guidava l’autovettura.

Attualmente riposa nel cimitero di Salerno; sulla sua tomba resta inciso il commiato funebre dell’amico Eugenio Montale:

“Ad Alfonso Gatto
per cui vita e poesie
furono un’unica testimonianza
d’amore.”


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Opere e non solo

Tra i suoi numerosi volumi di poesia ricordiamo: Isola (1932), Morto ai paesi (1937), Il capo sulla neve (1949), La forza degli occhi (1954), Osteria flegrea (1962), La storia delle vittime (1966), Rime di viaggio per la terra dipinta (1969).

Oltre che poeta è anche scrittore di testi per l’infanzia e di opere in prosa, delle quali, ricordiamo: Carlomagno nella grotta (1993), La sposa bambina (1994), La coda di paglia (1995), Il signor Mezzogiorno (1996).

Ma oltre alla carrier di letterato e poeta, Alfonso Gatto, svolse anche il ruolo di attore in diversi film come: Il sole sorge ancora di Aldo Vergano (1946), Il Vangelo secondo Matteo (1964) e  Teorema (1968) di Pier Paolo Pasolini, Cadaveri eccellenti di Francesco Rosi (1976) e in Caro Michele di Mario Monicelli (1976), tratto dall’omonimo romanzo di Natalia Ginzburg.


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