Palermo, arrestato il figlio di Don Tano Badalamenti: era ricercato in Brasile

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Leonardo Badalamenti è stato arrestato dalla Dia a casa della madre a Castellamare del Golfo, provincia di Trapani. Figlio di Don Tano boss di Cosa nostra

Leonardo Badalamenti è stato arrestato dalla Dia a casa della madre a Castellamare del Golfo, in provincia di Trapani. Associazione criminale finalizzata al traffico di stupefacenti e falsità ideologica. Questa è l’accusa alla quale è chiamato a rispondere in Brasile il figlio di Don Tano storico boss di Cosa nostra. Leonardo Badalamenti, 60enne, aveva provato a impossessarsi di un casolare confiscato al padre. Una mossa che ha fatto concentrare ulteriormente le attenzioni della autorità su di lui.

Arrestato il figlio dello storico boss di Casa nostra, Don Tano Badalamenti

Per l’autorità brasiliana Leonardo – che andava in giro con un’identità falsa, quella dell’uomo d’affari brasiliano Carlos Massetti e che aveva registrato in Sud America la nascita del suo primo figlio chiamandolo come il nonno, Gaetano – era latitante dal 2017 in seguito all’emissione da parte dell’autorità giudiziaria di Barra Funda di un ordine di arresto.

L’arresto

Provvedimento di cui però solo di recente se n’è avuta notizia in Italia. Utilizzando questa misura la Dia ha fatto scattare le manette. Non lo ha certamente aiutato l’episodio di venerdì scorso quando Badalamenti si è reimpossessato di un casolare in contrada Uliveto a Cinisi, che gli era stato sequestrato, senza attendere i provvedimenti di notifica.

Il figlio del boss aveva infatti ottenuto dai giudici della corte di assise la restituzione del bene, finito per errore nel decreto di confisca. Senza attendere un solo minuto ha rotto il catenaccio e ne è rientrato in possesso. Ne è nato uno scontro verbale con il sindaco di Cinisi Giangiacomo Palazzolo, tanto che sono intervenuti i carabinieri che l’hanno allontanato e denunciato.

La fuga in Brasile

Badalamenti, secondogenito di don Tano, il boss che negli anni settanta è stato a capo della cupola di Cosa Nostra e poi riconosciuto come mandante dell’omicidio di Peppino Impastato, era fuggito in Brasile negli anni Ottanta per sfuggire alla guerra di mafia tra corleonesi per il controllo di Cosa Nostra. Nel 2009, era stato arrestato dai carabinieri del Ros in Brasile, insieme a 19 persone, con l’accusa di associazione a delinquere, corruzione e truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche.

Per la Dda di Palermo, avrebbe gestito la negoziazione di titoli di debito pubblico emessi dal Venezuela, mediante l’intermediazione di un funzionario corrotto del Banco Centrale, i titoli erano destinati a garantire aperture di linee di credito in istituti bancari esteri. Il figlio di don Tano era stato chiamato in causa anche per una presunta truffa in danno della Hong Kong Shanghai Bank, della Lehman Brothers e di un’altra banca d’affari britannica, la HSBC, per un importo di diverse centinaia di milioni di dollari americani.


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