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Blocco dei licenziamenti, proroga selettiva: chi rischia

Blocco dei licenziamenti: si va verso la proroga selettiva, sono a rischio 70mila posti di lavoro e i timori sono per il 31 ottobre, quando potrebbe andare peggio. Il governo ha esteso la tutela per i settori che hanno fatto più ricorso alla cassa integrazione, come il tessile, l'abbigliamento e le calzature. Cosa potrà succedere? Le ipotesi

Si va verso la proroga del blocco dei licenziamenti, ma selettiva. È il compromesso che ha scelto il governo, diviso tra i partiti della coalizione che spingevano per l’eliminazione (con Confindustria) e quelli che invece avrebbero voluto rinnovarlo fino al 31 dicembre 2021.

Le nuove norme sul blocco dei licenziamenti saranno inserite nel decreto che dovrebbe essere approvato entro mercoledì dal Consiglio dei ministri, che prevede anche la proroga per il pagamento delle cartelle esattoriali e del pagamento della Tari.

Cosa significa blocco dei licenziamenti selettivo

Che significa proroga del blocco dei licenziamenti selettivo? Che i beneficiari di questa misura che garantisce il posto di lavoro nonostante la crisi causata dalla pandemia si riducono in modo consistente.

Si farà ricorso ad alcuni parametri. In particolare saranno tutelati i lavoratori di settori dove è più consistente la cassa integrazione, e quindi tessile, abbigliamento e calzature.

Ma non solo. Il blocco verrà confermato anche per le aziende (85) che hanno aperto tavoli di crisi presso il ministero dello Sviluppo Economico. Casi come Ilva, Alitalia, Whirlpool). Queste aziende potrebbero utilizzare la cassa Covid gratuita e in cambio evitare i licenziamenti.

Blocco dei licenziamenti dal 17 marzo del 2020

Come saprete il blocco dei licenziamenti è stato deciso dal secondo governo Conte il 17 marzo del 2020. Un provvedimento contenuto nel decreto legge Cura Italia. All’epoca la misura era inevitabile (e ha scongiurato un disastro sociale): il Paese stava affrontando un lockdown durissimo con la chiusura di quasi tutte le attività produttive. La misura disposta dall’esecutivo Conte riguardava tutte le aziende, a prescindere dal numero dei dipendenti.

Le altre proroghe del blocco dei licenziamenti

Doveva durare due mesi, fino al 16 maggio. È stata prorogata più volte. Ora è in scadenza il 30 giugno per le aziende che accedono alla cassa integrazione ordinaria, e quindi industria ed edilizia, e il 31 ottobre 2021 per le aziende che hanno attivato la cassa integrazione in deroga, il fondo di integrazione salariale. Si tratta in questo caso di piccole aziende e del terziario.

A oggi è stato possibile licenziare sono in caso di fallimento o di cessazione definitiva dell’attività. Ma anche in presenza di accordi con i sindacati per gli esodi incentivati.

Cosa succede se il governo non proroga il blocco9 dei licenziamenti

Se il governo non emette alcun provvedimento entro il 30 giugno, se cioè viene sancita la fine del blocco dei licenziamenti, le aziende che hanno accesso alla cassa integrazione ordinaria potrebbero avviare le procedure per i licenziamenti per motivi economici. Sia collettivi, sia individuali. In questo caso i lavoratori che hanno perso il post potranno accedere alla Naspi per 24 mesi al massimo.

Il decreto Sostegni bis ha un po’ alleggerito la posizione di questi lavoratori: è stato sospeso il taglio del 3% al mese dall’importo della Naspi a partire dal quarto mese e concesso per le stesse aziende la possibilità della cassa integrazione ordinaria e straordinaria dal primo luglio senza il pagamento del contributo aggiuntivo. Naturalmente in cambio di qualcosa, ovvero: il divieto di licenziare fino al 31 dicembre 2021.

70.000 posti di lavoro a rischio

Al momento i lavoratori a rischio sono 70mila, quasi tutti impiegati nell’industria. Il settore edile non dovrebbe subire grosse perdite anche perché l’attività è di nuovo in aumento. Per il governo la ripresa in atto potrebbe attutire l’impatto e con le agevolazioni previste i datori di lavoro non dovrebbero avere convenienza a licenziamenti importanti.

Licenziamenti scaglionati nel tempo

L’ipotesi più verosimile, nell’analisi dell’esecutivo, è che ci saranno sì dei licenziamenti, ma saranno scaglionati nel tempo, il che consentirebbe di allestire una adeguata rete di protezione per i dipendenti che perdono il lavoro.

Ma questa è solo un’ipotesi. Che poggia sulla previsione di una ripresa che continui a ritmi abbastanza sostenuti. Al momento è anche plausibile, ma in un contesto così complesso è difficile azzardare delle previsioni. Sul blocco dei licenziamenti comunque il governo è in procinto di decidere. La decisione ufficiale sarà presa entro la prima metà della prossima settimana.

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