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“Umiliazione è fattore di crescita”, bufera sulla frase infelice del ministro Valditara a Milano

Rimbalza su Twitter un intervento pubblico a Milano

Bufera sulla frase infelice del ministro Valditara durante un evento pubblico a Milano: “L’umiliazione è un fattore fondamentale nella crescita e nella costruzione della personalità”. La frase era riferita alla rieducazione di uno studente.

Bufera sulla frase infelice del ministro Valditara

L’umiliazione è un fattore fondamentale nella crescita e nella costruzione della personalità“, è la frase di poco gusto che ha pronunciato Giuseppe Valditara, riferendosi alla ‘rieducazione’ di uno studente, dopo un episodio di bullismo nell’istituto di Gallarate.

Cosa ha detto

“Ma se ci si limita a sospendere per un anno, il rischio è che quel ragazzo vada poi a fare fuori dalla scuola altri atti di teppismo, o magari addirittura si dia allo spaccio o magari si dia alla microcriminalità. Quel ragazzo deve essere seguito, quel ragazzo deve imparare che cosa significa la responsabilità, il senso del dovere. Noi dobbiamo ripristinare non soltanto la scuola dei diritti, ma anche la scuola dei doveri. Quel ragazzo deve fare i lavori socialmente utili, perché soltanto lavorando per la collettività, per la comunità scolastica, umiliandosi anche, evviva l’umiliazione che è un fattore fondamentale nella crescita e nella costruzione della personalità. Di fronte ai suoi compagni è lui, lì, che si prende la responsabilità dei propri atti e fa lavori per la collettività. Da lì nasce il riscatto. Da lì nasce la maturazione. Da lì nasce la responsabilizzazione”.

Ovviamente questo ha ricevuto tanti commenti negativi, il primo è stato il leader di Azione Carlo Calenda: “Ma questi dove li hanno presi! Che vergogna”. Tra gli altri anche il deputato del Pd Marco Furfaro: “Ma Valditara ha mai letto un qualsivoglia studio di psicologia e pedagogia? Sembra incredibile. E in effetti è incredibile che, dopo una simile sparata, possa essere ancora ministro dell’Istruzione”.

Duro anche il commento di Luca Bizzarri: “Un ministro dell’Istruzione che parla dell’umiliazione pubblica come strumento di crescita. Io sono favorevole ai lavori socialmente utili ma credo, sommessamente, che questo sia fascismo”.

Il chiarimento

Il ministro Valditara, ammette l’errore: così, con un colpo di spugna, umiliazione diventa umiltà. Dopo le durissime polemiche che hanno coinvolto il titolare di viale Trastevere, infatti, arriva il passo indietro. Valditara dice di aver usato un termine inadeguato, parlando di umiliazione come “fattore fondamentale nella crescita e nella costruzione della personalità”.

“Nel video del convegno di Direzione Nord a Milano ho utilizzato un termine che non spiega affatto il senso del mio ragionamento – dice Valditara in una nota di rettifica diffusa in serata – Stavo intervenendo su un episodio oggettivamente intollerabile, quello di uno studente che ha preso a pugni una professoressa. Ho affermato che sospendere per un anno quel ragazzo non ha molto senso, molto meglio responsabilizzarlo facendogli fare lavori socialmente utili alla comunità scolastica”.

“In questi casi, ero e rimango pienamente convinto che realizzare il proprio errore, imparare l’umiltà di chiedere scusa, affrontare il senso del limite e della responsabilità delle proprie azioni, sia un passaggio denso di significato formativo e culturale – continua il ministro dell’Istruzione e del Merito – Ammettere i propri errori significa realizzare che la realtà è più grande del proprio Io. È un tema di cui talmente avverto l’urgenza, da persona prima che da ministro, che al momento mi ha fatto utilizzare un termine sicuramente inadeguato, cosa di cui mi dispiaccio io per primo”. E conclude correggendo il concetto: “Riconfermo invece totalmente il senso del messaggio – dice – alla società dell’arroganza occorre rispondere con la valorizzazione della cultura del rispetto e del limite e con la riscoperta del valore fondamentale dell’umiltà”.

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