Cronaca

Caserma degli orrori a Piacenza, il lockdown con orge e droga

Emergono nuovi dettagli sulla vicenda della caserma degli orrori di Piacenza. Dalle carte del gip spunta anche un’orgia che avrebbe avuto luogo nella caserma sequestrata in seguito all’arresto di alcuni carabinieri che ci lavoravano.

Caserma degli orrori di Piacenza, anche un’orgia con i carabinieri

Erano tutti sotto» Giuseppe Montella. L’appuntato onnipotente, al vertice della piramide di militari che torturava i pusher, spacciava droga, rubava ai pusher e compilava falsi verbali, comandava su tutti, anche sul suo diretto superiore, Marco Orlando, maresciallo della stazione Levante da mercoledì ai domiciliari. Lo smisurato potere gli era stato conferito da un ufficiale, il maggiore Stefano Bezzeccheri, sottoposto all’obbligo di dimora. E così nel delirio di onnipotenza, Montella, che tiene in un barattolo la droga da dare ai pusher pronti ad assicurargli arresti facili, che dopo essersi ubriacato con i colleghi può permettersi di dormire in caserma e falsificare i turni di servizio, organizza anche un’orgia nell’ufficio di Orlando.

L’orgia

 

È il 3 maggio, l’Italia è blindata. Vietato uscire e incontrarsi, ma alla stazione Levante le regole sono altre. Montella racconta al collega Salvatore Cappellano (anche lui arrestato) di avere organizzato per Giacomo Falanga, un altro militare in manette, un’orgia nell’ufficio di Orlando. Gliene ho portate due, dice. «Giacomo si è visto quelle due, non sapeva cosa fare». Nella foga Manuela «ha buttato il cappello di Orlando, la giacca, tutte le pratiche per terra, mamma mia che bordello». Aggiunge il gip: «Non sono forse ravvisabili reati in simili condotte, ma dalla descrizione traspare ancora una volta il totale disprezzo per i valori della divisa indossata dagli indagati, metaforicamente gettata a terra e calpestata, come quella del loro Comandante durante il festino appena rievocato».

La “scatola della terapia”

Il problema per la «scatola della terapia», così chiamavano il barattolo con la droga da dare ai pusher che avessero fatto i nomi di altri spacciatori, consentendo ai carabinieri perquisizioni e arresti in flagrante. Agli atti, il verbale di uno di loro: «Posso riferire che la droga viene conservata all’interno di un barattolo, che veniva riempito parzialmente e in queste occasioni Montella me lo agitava davanti per far capire che era quasi vuoto e che c’era bisogno di altre informazioni per poterlo riempire».
La droga era la terapia: «Preciso – si legge nel verbale – che nel periodo di collaborazione con Montella, la terapia mi veniva data da lui all’incirca ogni due giorni, oltre ai quantitativi pattuiti a seguito degli arresti effettuati.

Il garage

L’appuntato Montella lavorava anche per i pusher. Tra i capi di imputazione c’è anche l’accusa di avere ricevuto 500 euro come compenso per il trasporto della droga. Il 21 febbraio scorso viene captata, dal trojan installato sul cellulare, una conversazione con uno spacciatore: «Così ti tiri su i 500 euro, te li tieni solo per il viaggio», gli dice il pusher che affida all’appuntato la merce in attesa di piazzarla. La droga sarà custodita nel garage del carabiniere: «Quindi, questi qua che dobbiamo fare – dice Montella – li dobbiamo mettere in garage?». E lo spacciatore: «Sì, un po’ te li lascio a te, magari se me li tieni te». E l’appuntato: «Sì, sì, me li tengo io, ho il garage». «Dopo, per bene, cominciamo», dice lo spacciatore. E Montella: «Sì, sì, adesso ci organizziamo fatto bene»


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