Bullismo: sentenza storica della Corte di Cassazione

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Bullismo: la Cassazione, con una recente sentenza, richiede all'ordinamento di dimostrare la giusta sensibilità nei confronti delle vittime di bullismo

Bullismo: la Corte di Cassazione, con una recente sentenza, richiede all’ordinamento di dimostrare la giusta sensibilità nei confronti delle vittime di bullismo che reagiscono ai propri aguzzini. Il Caso.

Cassazione: comprensione per le vittime di bullismo

La Corte di Cassazione si è recentemente espressa sul fenomeno del bullismo e, in particolare, sulla reazione delle vittime contro i propri aguzzini.

Secondo i giudici

è doveroso che l’ordinamento si dimostri sensibile verso gli adolescenti vittime di bullismo che hanno reazioni aggressive dopo essere state lasciate sole, dalla scuola e dalle istituzioni, “nell’affrontare il conflitto e che non hanno avuto il sostegno della condanna pubblica e sociale dei “bulli.

Con queste parole, la Cassazione ha accolto il ricorso dei genitori di un adolescente calabrese bullizzato contro la condanna a risarcire uno degli ‘aguzzini‘ del figlio, al quale la vittima aveva tirato un pugno dopo le estenuanti vessazioni alle quali era stato sottoposto.

Il caso

I genitori del ragazzino bullizzato erano stati condannati dalla Corte di Appello di Catanzaro nel 2017 a risarcire con 18mila euro il “bullo” al quale il loro figlio aveva tirato un pugno facendogli saltare un dente. Il litigio risale a circa dieci anni fa, dopo che per lungo tempo il ragazzino era stato angariato dal compagno di scuola e da altri ragazzini.

Secondo la Corte di Appello, “essendo il comportamento offensivo e persecutorio della vittima collocato in una fase temporale diversa da quella della reazione di Francesco, quest’ultimo non aveva agito per legittima difesa, ma per aggredire fisicamente il proprio rivale”. Dunque la reazione a freddo non andava perdonata.

Il verdetto della Cassazione ribalta il giudizio

La Cassazione sul caso si è, invece, espressa in maniera opposta alla Corte calabrese, affermando che “quando l’autore della reazione è un adolescente, vittima di comportamenti prevaricatori, reiterati nel tempo, occorre tener conto che la sua personalità non si è ancora formata in modo saldo e positivo rispetto alla sequela vittimizzante cui è stato sottoposto”.

Per la corte, “in assenza di prove circa come le istituzioni, la scuola, in particolare, fossero intervenute per arginare il fenomeno del bullismo e per sostenere Francesco R., mancando anche la prova di espressioni di condanna pubblica e sociale del comportamento adottato dai cosiddetti bulli, non era legittimo attendersi da parte di Francesco, adolescente, una reazione razionale, controllata e non emotiva”.

Così, i supremi giudici, concludono che non andavano ignorate “le condizioni di umiliazione” subite dal ragazzino, non si può “decontestualizzare” il pugno che ha tirato, come ha sostenuto dall’avvocato Carmine Comegna che ha difeso i due genitori.

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