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Chernobyl: a 35 anni dall’incidente Kiev chiede il riconoscimento all’Unesco

A 35 anni dall’esplosione del quarto reattore della centrale nucleare, allora sovietica, di Chernobyl il governo di Kiev oggi ha avviato le pratiche per la richiesta all’Unesco del riconoscimento del sito, da anni oramai diventato meta di turismo, come patrimonio dell’umanità. Nel 2019, dopo il successo della serie “Chernobyl“, prodotta da Hbo, sono stati  120mila i turisti a visitare il sito e per questo Kiev vuole consolidare questo interesse.

Chernobyl patrimonio dell’Unesco: la richiesta del governo ucraino

Inserire la centrale e la zona che la circonda nell’elenco dei siti Patrimonio dell’umanità dell’Unesco è un primo e importante passo per rendere questo posto una destinazione di interesse per tutti davvero unica“, ha dichiarato il ministro della Cultura ucraino, Oleksandr Tkachenko. Nella giornata di oggi, la Linea aerea internazionale ucraina organizza voli a bassa quota su Kiev e Chernobyl, che sarà così possibile ammirare “dalle angolazioni più inusuali”. Un volo per “approfondire la conoscenza su cause e conseguenze dell’incidente reso possibile anche grazie alla partnership con la società Chernobyl Tour“, guida turistica specializzata nel disastro. Costo, l’equivalente di 87 euro.

Una statua in onore di Oleksandr Lelechenko, eroe di Chernobyl

In occasione del 35esimo anniversario, sarà inaugurata, di fronte all’edificio in cui si trovavano gli uffici amministrativi della centrale, una statua dedicata ad Oleksandr Lelechenko, vice responsabile dei sistemi elettrici dell’impianto dal 1979, che nella notte fra il 25 e il 26 aprile di 35 anni fa, subito dopo l’esplosione, intervenne per pompare fuori manualmente dalla turbina bloccata liquido contaminato, lavorando con l’acqua radioattiva alle ginocchia. Con la sua azione, ha impedito che l’incendio di estendesse ad altre unità. Dopo un primo ricovero a Pripyat, Leleshenko è tornato alla centrale. Ha ricevuto in un giorno radiazioni pari a 2.500 radiografie e morì subito, all’età di 47 anni.

La commemorazione del 26 aprile

Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres ha ricordato le “centinaia di migliaia di persone colpite dalle radiazioni: circa 350mila sono state costrette a lasciare le loro case nelle aree maggiormente contaminate, con un impatto duraturo traumatico sulle loro vite. La loro sofferenza non deve essere dimenticata“. “L’anniversario è una occasione per riconoscere gli sforzi effettuati per la ripresa dai governi di Bielorussia, Russia, Ucraina e del lavoro degli scienziati che hanno fornito analisi importanti usate per la pianificazione delle emergenze e la riduzione del rischio“, ha aggiunto Guterres, sottolineando che, grazie al contributo dell’Onu, il numero di piccole e medie imprese che operano nelle zone colpite direttamente dal disastro sono aumentate dalle 2mila, nel 2002, a 37mila oggi.

La città fantasma di Pripyat

Con i suoi edifici vuoti, la città fantasma di Pripyat, dove un tempo vivevano in 50mila, la natura selvaggia che ha ripreso piede. Con le case di paesini di cui nessuno conosce il nome e che nessun turista visita, dove ogni anno gli ex abitanti, grazie a permessi speciali delle autorità ucraine, si recano per portare fiori sulle tombe dei loro parenti o ai piedi di monumenti eretti in epoca sovietica per gli eroi della grande guerra patriottica.

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