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Ecco chi era Shinzo Abe, il più fedele alleato degli Stati Uniti

Ex premier giapponese ucciso, chi era Shinzo Abe: storia, vita e carriera politica del politico ucciso l'8 luglio 2022

Chi era Shinzo Abe, l’ex premier giapponese ucciso in un attentato. Nato il 21 settembre del 1954 a Nagato, è stato un politico giapponese. Delfino dell’ex primo ministro Jun’ichirō Koizumi, Abe è stato il più longevo primo ministro del Giappone, avendo ricoperto tale carica una prima volta da settembre 2006 a settembre 2007 e una seconda volta dal 26 dicembre 2012 al 16 settembre 2020. È stato anche il più giovane primo ministro giapponese della storia. Abe è stato un esponente della corrente più conservatrice del Partito Liberal Democratico (LDP), nonché uno dei più nazionalisti.


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Ex premier giapponese ucciso, chi era Shinzo Abe

L’8 luglio 2022, durante un comizio elettorale del suo partito, ha subito un attentato, nel quale è stato ferito gravemente con due colpi di arma da fuoco, morendo in ospedale poche ore dopo a seguito delle ferite riportate

Nato a Nagato, ha studiato Scienze Politiche presso l’Università Seikei, laureandosi nel 1977. Si trasferì in seguito negli Stati Uniti per studiare alla University of Southern California. Nell’aprile 1979 iniziò a lavorare per la Kobe Steel. Lasciò la ditta nel 1982 e intraprese una carriera nelle istituzioni di governo: capo assistente del ministro per gli affari esteri, segretario del presidente del Partito Liberal Democratico e, in seguito, del segretario generale dello stesso partito.

Eredità familiare

Abe è nato in una famiglia di tradizione politica: suo nonno Kan Abe e suo padre Shintarō Abe erano entrambi politici. Shintarō era a capo di una corrente dell’LDP, ebbe numerosi incarichi di governo e di partito e fu candidato per la carica di primo ministro. Tuttavia fu implicato nello scandalo Recruit e, ammalatosi, morì nel 1991. La moglie di Shintarō, madre di Shinzō, era la figlia del primo ministro Nobusuke Kishi, fratello di un altro primo ministro, Eisaku Satō. Shinzō è dunque imparentato con politici di alto rango appartenenti a entrambi i lati della sua famiglia.


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Carriera politica

Abe è stato eletto nel primo collegio della prefettura di Yamaguchi nel 1993, dopo la morte del padre avvenuta due anni prima, ottenendo il maggior numero di voti mai raggiunto in un’elezione in quella prefettura. Nel 1999 divenne Direttore della divisione per gli affari sociali, e, dal 2000 al 2003 fu vicesegretario del governo nelle amministrazioni Mori e Koizumi. In seguito divenne segretario generale del Partito Liberal Democratico.

Abe è stato a capo dei negoziatori inviati dal governo giapponese su incarico delle famiglie degli ostaggi giapponesi in Corea del Nord e ha accompagnato Koizumi al suo incontro con Kim Jong-il avvenuto nel 2002. Ottenne popolarità a livello nazionale quando richiese che gli ostaggi giapponesi che erano in visita rimanessero in patria, sfidando così la Corea del Nord.

Il 31 ottobre 2005 fu nominato capo segretario del quinto governo Koizumi, prendendo il posto di Hiroyuki Hosoda. È stato alla guida di un gruppo interno all’LDP che lanciò un’inchiesta sull’«eccessiva educazione sessuale e sull’educazione che non tiene conto del sesso degli alunni». Tra gli elementi su cui questo gruppo focalizzò la propria attenzione ci furono i pupazzi con forme anatomiche e altro materiale curriculare «che non prendeva in considerazione l’età dei bambini», le politiche delle scuole che cancellavano le tradizionali feste per maschi e femmine e l’educazione fisica svolta con classi miste.

Il 20 settembre 2006 Shinzō Abe fu eletto presidente dell’LDP. I suoi principali contendenti erano Sadakazu Tanigaki e Tarō Asō. Yasuo Fukuda, che era stato inizialmente tra i candidati di spicco, scelse infine di non partecipare alla sfida. L’ex Primo ministro Yoshirō Mori, alla cui corrente appartenevano sia Abe che Fukuda dichiarò che la corrente tendeva pesantemente a favorire Abe. Sei giorni dopo, il 26 settembre, fu eletto Primo ministro raccogliendo 339 voti su 475 alla Camera dei rappresentanti (camera bassa) e 136 su 240 alla Camera dei consiglieri (camera alta).

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