Cronaca

Chi era Mauro De Mauro, il giornalista che indagava sul caso Mattei sparito nel nulla

Chi era Mauro De Mauro, il giornalista che indagava sul caso Mattei sparito nel nulla?

Chi era Mauro De Mauro, il giornalista che indagava sul caso Mattei sparito nel nulla? Mauro De Mauro (Foggia, 6 settembre 1921 – Palermo, 16 settembre 1970) è stato un giornalista italiano, rapito da Cosa nostra e mai più ritrovato.

Tra le varie ipotesi formulate sulle ragioni della sua sparizione figura anche quella relativa all’inchiesta sulla morte, secondo De Mauro dovuta a omicidio e non a incidente, del presidente dell’ENI Enrico Mattei, una trama che si è intrecciata con altri affaire italiani quali il golpe Borghese.  Dopo il rapimento, il suo corpo non è mai stato ritrovato.

Chi era Mauro De Mauro, il giornalista sparito nel nulla?

Figlio di un chimico e di un’insegnante di matematica, fratello del futuro linguista Tullio De Mauro, fu sostenitore del Partito Nazionale Fascista e allo scoppio della seconda guerra mondiale si arruolò volontario. Militò nella Xª Flottiglia MAS di Junio Valerio Borghese; dopo l’8 settembre 1943, aderì alla Repubblica Sociale Italiana. Restò legato al principe anche dopo la guerra e in suo onore chiamò la seconda figlia Junia.

Nel 1943-1944, nella Roma occupata dai tedeschi, fu vice questore di Pubblica Sicurezza sotto il questore Pietro Caruso, informatore del capitano delle SS Erich Priebke e del colonnello Herbert Kappler e collaborò con la Banda Koch, un reparto speciale del Ministero dell’Interno della Repubblica Sociale Italiana. Alla fine della guerra fu sul fronte di Trieste a contrastare il IX Corpus sloveno, di nuovo con Borghese, come corrispondente di guerra della Decima, con il grado di sottotenente.

Un suo fratello aviatore morì in guerra, in un incidente aereo occorsogli presso Novara (altre fonti dicono Verona), nel 1944. De Mauro in seguito a un incidente stradale mentre guidava una motocicletta riportò lesioni con esiti permanenti in termini di menomazioni fisiche (aveva il naso ricucito ed era claudicante). Sull’origine di queste menomazioni fisiche circolarono però anche altre versioni: secondo alcune sarebbero state causate da un violento pestaggio subito da un gruppo di partigiani, secondo altre a malmenarlo sarebbero stati addirittura alcuni commilitoni fascisti a causa di un presunto tradimento.

Nell’estate del 1945 fu arrestato a Milano dagli Alleati e rinchiuso prima a Ghedi poi nel Campo di concentramento di Coltano, dal quale riuscì a fuggire nel settembre successivo; secondo alcune fonti poté evadere approfittando di un momento di confusione generato dalle visite dei parenti dei detenuti, mentre altre glissano sul dettaglio parlando però di “discutibile astuzia”.

Le collaborazioni

De Mauro scrisse per Il Tempo di Sicilia e Il Mattino di Sicilia prima di arrivare al L’Ora, quotidiano della sera vicino al Partito Comunista oltre che molto orientato verso la produzione di inchieste. Scrisse anche parecchio di mafia. Si interessò in particolare alla morte tragica di Enrico Mattei, presidente dell’ENI, senza ombra di dubbi l’italiano più potente e importante al mondo all’epoca. Mattei aveva rilanciato l’Agip (Azienda Generale Italiana Petroli) invece di liquidarla; quindi aveva fondato dell’ENI, della quale era stato presidente dal 1953 al 1962; convinto perseguitore di un’autonomia energetica italiana; interlocutore noncurante della “cortina di ferro” e diretto di Libia, Marocco, Iran, Egitto e quindi oltre le “sette sorelle” del petrolio americane; contributore principale del quotidiano Il Giorno; sostenitore dell’indipendenza dell’Algeria dalla Francia; sottoscrittore di una trattativa perfino con l’Unione Sovietica nel 1960: petrolio in cambio di merci italiane.

Mattei morì nell’esplosione in volo del 27 ottobre 1962 a Bascapè, in provincia di Pavia, dell’aereo che lo stava riportando da Catania a Milano. Le perizie del 2003 hanno dimostrato che sull’aereo esplose una bomba. Il regista Francesco Rosi incaricò proprio De Mauro di svolgere ulteriori indagini per il suo film Il caso Mattei che sarebbe uscito nel 1972. Il giornalista da qualche tempo era stato trasferito dalla redazione cronaca a quella sportiva. Strano. A un collega, Vincenzo Galluzzo, raccontò quindi di essere arrivato a importanti risultati con l’inchiesta senza però anticipare o approfondire nulla. “Ho in mano uno scoop che mi darà il premio Pulitzer”, aveva confidato anche alla figlia Franca.

De Mauro scomparì nel nulla la sera del 16 settembre 1970: la stessa figlia Franca, che stava tornando a casa con il fidanzato Salvo, in viale delle Magnolie a Palermo, vide dall’altra parte della strada la BMW del padre; mentre lei entrava nel palazzo e chiamava l’ascensore arrivarono tre uomini che cominciarono a parlare e che si allontanarono con De Mauro proprio a bordo della BMW che sarebbe stata ritrovata nel centro di Palermo. Da quel momento più nulla. Un sequestro senza alcun ritorno.

Nessun risultato dalle prime ricerche, tre processi senza esito. Le piste cui lavorarono i carabinieri: De Mauro aveva in mano uno scoop enorme sul caso Mattei; De Mauro aveva scoperto qualcosa del golpe Borghese che si sarebbe verificato nel dicembre del 1970; De Mauro era stato eliminato dalla Mafia siciliana per via delle sue inchieste come suggerì anche il pentito Tommaso Buscetta. Totò Riina è stato assolto dall’accusa di essere mandante del rapimento di De Mauro nel giugno del 2011, quando il capo della Mafia corleonese era già stato condannato a numerosi ergastoli.

Il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e il capo della Mobile Boris Giuliano ipotizzavano diverse piste: il primo un traffico di droga scoperto dal cronista, il secondo un intrigo tra mafia e politica sullo sfondo del caso Mattei. I pentiti si sono spesso contraddetti negli interrogatori: hanno raccontato di torture, interrogatori, strangolamenti e hanno indicato punti diversi dove il cadavere sarebbe stato sepolto. Niente, mai nessuna scoperta. Quando si è scavato non è mai stato trovato nulla. Cinquant’anni dopo il caso resta un giallo.

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