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Coronavirus in Italia: riparte solo chi è in regola, Regioni sotto esame per le riaperture. L’ipotesi

Per arginare le spinte autonomistiche nella gestione della Fase 2 nelle diverse Regioni d’Italia e per permettere a quelle dove il Coronavirus ormai è sotto controllo di allentare il lockdown, il Governo potrebbe decidere di rispolverare un piano per allentare le misure restrittive su base territoriale. Ecco le ipotesi del Ministro Francesco Boccia.

Coronavirus: un piano per le riaperture differenziare tra Regioni. L’ipotesi del Ministro Francesco Boccia

Dobbiamo avere un po’ di pazienza in più, sapendo che stiamo mettendo in sicurezza il Paese. Poi ci sarà un momento, dopo il 18 maggio, in cui conteranno le differenza territoriali” ha detto Boccia, come riporta il quotidiano Il Mattino. La teoria che questa possa essere la strada verso la riapertura di quelle Regioni, specialmente al Centro-Sud, dove l’indice Ro e tenere sotto esame quelle del Nord, viene confermato dal ministro della Salute Roberto Speranza L’ipotesi è ragionevole ed è tra le idee che stiamo analizzando dopo il primo passo delle restrizioni condivise. Ma non dobbiamo mai dimenticare che aver fatto il 10 marzo scelte uniformi per tutto il territorio nazionale ha salvato il Centro-Sud. Ricordo che in quei giorni molti volevano chiudere solo il Nord“.

Nulla è ancora deciso: “Usate il condizionale“, ribadisce Boccia, “tutto dipenderà dall’andamento dei contagi”. Il piano per la ripartenza differenziata sarà condizionato dall’andamento e dall’evoluzione dei contagi in ciascuna Regione dopo il 4 maggio, per tirare le somme a ridosso del 18 maggio, giorno in cui scadrà il Dpcm varato domenica scorsa.

I criteri per la riapertura differenziata

Saranno tre i criteri, suggeriti dalla task force di Vittorio Colao, sui quali il governo assumerà la decisione.

  • Il primo riguarda la situazione epidemiologica delle singole Regioni. Avranno più possibilità di allentare il lockdown quelle con un R0 prossimo allo zero, mentre altre in cui dovesse risalire vedranno confermata o aggravata la stretta.
  • Il secondo riguarda, invece, l’adeguatezza del sistema sanitario locale (inclusa l’assistenza domiciliare) in cui sarà fondamentale il numero di posti in terapia intensiva, nel caso fosse necessario fronteggiare un riacutizzarsi dell’epidemia.
  • Il terzo riguarda la disponibilità dei dispositivi di protezione personale come mascherine e guanti.

Chiederemo alle Regioni un report quotidiano sui contagi, sul livello dell’R0, dei posti letto nelle terapie intensive e subintensive che non vanno ridotti. In base a questi dati si potrà decidere se allentare le misure” afferma Boccia.

Il lockdown differenziato confermerà della chiusura dei confini tra Regioni e dunque il divieto, almeno fino al primo giugno, di raggiungere le seconde case situate in una Regione diversa da quella di residenza.

Si sta studiando l’ipotesi di creare macro-Regioni per le aree in cui gli indici di contagio saranno uguali o simili. Questo per garantire una maggiore mobilità alla popolazione e permettere l’uso delle seconde case: un innegabile sfogo per le famiglie con figli. Ma “per ora si parla però solo di singole Regioni», frena un’altra fonte, «tanto più che questa ipotesi non ha ancora passato il vaglio del Comitato tecnico scientifico“.


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Il sito del Ministero della Salute

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