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Covid e zona gialla, Arcuri: “Rischiamo di perdere il controllo, serve un atto di fede”

Covid e vaccini, a Che Tempo che Fa il punto del commissario Arcuri: "Noi paesi fruitori abbiamo adesso un bel problema"

Domenico Arcuri fa il punto sull’emergenza Covid ed in particolar modo sui vaccini. Il commissario straordinario per l’emergenza Coronavirus, ospite della puntata di Che Tempo Che Fa del 31 gennaio, ha commentato l’entrata in vigore della zona gialla per la maggior parte delle regioni a partire da domani, lunedì 1 gennaio.

“In Italia è stata introdotta una metodologia ormai consolidata che prevede il calcolo di 21 diversi indicatori, la combinazione dei quali fornisce la moltiplicazione attesa dei contagi” ha spiegato Arcuri sottolineando: “Le misure che sono state introdotte a Natale hanno sortito gli effetti auspicati e cioè i contagi si riducono relativamente, scende La pressione sulle terapie intensive, scende la concentrazione dei malati negli ospedali”.


Studi, carriera, stipendio e vita privata: chi è Domenico Arcuri, il commissario per l’emergenza Covid in Italia


Covid e vaccini, il punto di Arcuri a Che Tempo Che Fa

“Il virus non è sconfitto, verrà sconfitto soltanto con i vaccini. Circola ancora, dobbiamo tutti tener presente questo. In sintesi: il sistema ci dice che siamo gialli, se facciamo finta di niente, e cominciamo con gli assembramenti e trascuriamo le misure, resteremo gialli per una o due settimane, poi torneremo a misure più dure” è l’avvertimento del commissario: “Bisogna che tutti continuiamo ad avere comportamenti responsabili, che prescindono dall’età, dai luoghi e dalle esperienze. Bisogna fare un atto di fede negli italiani, che devono mantenere. Il primo punto che dovremo serenamente condividere è che i vaccini che abbiamo a disposizione sono largamente di meno, di quelli che ci era stato detto avremmo avuto a disposizione”.

Le scorte dei vaccini

“Le regioni italiane hanno cominciato giustamente a conservarsi i vaccini necessari a somministrare la prevista seconda dose. Noi paesi fruitori abbiamo adesso un bel problema: abbiamo una quantità di vaccini largamente inferiore rispetto a quelli che erano scritti nei contratti che abbiamo firmato.

In questo momento, in Italia sono stati somministrati dai 293 centri di somministrazione regionali che abbiamo allestito, l’87% delle dosi di vaccini che sono a loro disposizione. È un numero moto alto. Trovo abbastanza sorprendente che, nel mezzo di una crisi di governo, il segretario di un partito trovi il tempo di mettersi a polemizzare con una giornalista, che fa il suo lavoro”.

I nuovi vaccini

“Il vaccino di AstraZeneca che dobbiamo somministrare alle persone che hanno meno di 55 anni, è un’opportunità importante per ridurre la moltiplicazione dei contagi. Investire in un vaccino italiano serve a aumentare l’offerta di vaccini, se sarà possibile; serve a lasciare al nostro Paese una base produttiva di ricerca; serve a dare un contributo italiano alla disponibilità di vaccini in Europa”.


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Il sito del Ministero della Salute

 

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