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Crisi di governo a un passo. M5s non voterà la fiducia. Lega e Fratelli d’Italia: “Elezioni”

Crisi di governo, ipotesi dimissioni per Draghi: cosa succede dopo le dichiarazioni del Movimento 5 Stelle che non voterà la fiducia

Si rischia una nuova crisi di governo? Uno scenario che appare inevitabile dopo le dichiarazioni delle scorse ore da parte di Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle il quale – al termine del Consiglio Nazionale – ha spiegato: “Non votiamo per la fiducia, usciamo dall’Aula”. Questa la linea comunicata all’assemblea congiunta dei gruppi. “Pronti a sostenere il governo, ma no a cambiale in bianco”.

Crisi di governo, cosa succede dopo la decisione del Movimento 5 Stelle

Dunque, non si può escludere l’ipotesi delle dimissioni da parte del premier Mario Draghi. Una possibilità concreta, così come quella secondo cui Sergio Mattarella potrebbe non chiudere subito a un eventuale bis e rimandi il governo alle camere per verificare la fiducia. Questo però non basterà all’ex presidente della Bce. Il quale evidentemente ritiene che sia meglio tirare le cuoia che tirare a campare. In più c’è da considerare il calendario. Le date possibili per un voto entro l’anno sono il 25 settembre o il 10 ottobre. A meno che dal Quirinale non ritengano necessario il varo di un governo balneare che accompagni l’Italia alle urne a febbraio 2023.

Le ipotesi

Il governo è ora ad un passo dalla crisi. Non sono bastate le promesse di un nuovo patto sociale e di nuove misure contro i bassi salari a convincere il M5s e alla vigilia del voto di fiducia in Senato il partito si divide su una decisione sofferta. E che potrebbe essere prodromica ad altri strappi dentro al Movimento. Sancendo la rottura netta con il governo Draghi. Ad oggi le soluzioni possibili alla crisi di governo sono quattro come riportato da Open:

  • dimissioni del premier e nuove elezioni: è lo scenario più paventato in queste ore. Draghi ha detto in più occasioni che non è possibile per lui continuare senza l’appoggio del M5s. Senza ricomposizione della maggioranza si andrebbe quindi alle urne a settembre o a ottobre;
  • un nuovo governo e voto a febbraio: al posto di Draghi andrebbe una persona di sua fiducia come l’attuale ministro dell’Economia Daniele Franco, che continuerebbe a seguire i dossier più importanti. Preparando il paese a un ritorno al voto al più tardi a febbraio;
  • il ritorno di Draghi con una nuova fiducia: dopo le dimissioni, Mattarella potrebbe rimandare Draghi alle camere. Lui detterebbe nuove regole “di convivenza” per la maggioranza; se il M5s vota la nuova fiducia, tutto sarebbe ricomposto;
  • un governo Draghi senza M5s: è l’ipotesi già esclusa da ampi settori della maggioranza; da Salvini, che vuole votare il prima possibile, agli stessi grillini che rischiano di dare il via a una nuova diaspora dopo quella di Di Maio.

M5S, Conte: “Non votiamo per la fiducia”

Questa la linea comunicata all’assemblea congiunta dei gruppi dal presidente del Movimento 5 Stelle: “Con le medesime lineari, coerenti motivazioni di quanto fatto alla Camera, domani al Senato non parteciperemo al voto”. Giuseppe Conte ha confermato l’Aventino per il voto di domani al Senato sul dl Aiuti. La dichiarazione è stata accolta da una standing ovation.

La dichiarazione

“Domani c’è un appuntamento significativo al Senato. La settimana scorsa abbiamo portato a Draghi un documento politico, cercando di interpretare le posizioni anche dell’ultimo arrivato. Quel documento in nove punti non l’abbiamo inteso come l’elenco di petizioni politiche da rivendicare con arroganza, ma come un contributo serio rispetto al momento drammatico che il paese sta vivendo. Alla luce di questa crisi dobbiamo lavorare e vivere la nostra esperienza politica. 17 mesi fa abbiamo assunto responsabilmente il compito di formare questo esecutivo, fornendo il determinante contributo. Ci siamo detti: ‘Non possiamo volgere le spalle al paese’. La crisi che è seguita alla pandemia è peggiorata col conflitto russo-ucraino. Oggi però si è aperta una grave crisi sociale, una questione sociale troppo profonda nel nostro paese”.

“M5S, l’unica forza politica che si interroga sull’emergenza”

Conte cita i dati Inps e Istat. “Il M5s è l’unica forza politica che si sta interrogando su questa emergenza. Ho il forte timore che settembre possa essere il mese in cui il conflitto sociale farà salire il conflitto, le famiglie saranno di fronte alla lacerante scelta se pagare le bollette o fare la spesa. Abbiamo chiesto un cambio di passo al governo. Draghi ha annunciato un corposo decreto a fine luglio, questo è uno snodo politico importante, ammette indirettamente quello che il M5s diceva da tempo, che gli aiuti stanziati non sono sufficienti. Da oggi famiglie e imprese potranno sperare in un corposo aiuto a fine mese, e questo lo si deve al Movimento 5 stelle. Se alcune famiglie arrivano a fine mese è grazie a M5s e al reddito di cittadinanza, che qualcuno vuole smantellare. Siamo assolutamente disponibili a dare un contributo costruttivo al governo Draghi, ma non siamo disponibili a concedere una cambiale in bianco, per rispetto a famiglie e imprese. Domani in Senato non possiamo che agire con coerenza e linearità, i cittadini non comprenderebbero una soluzione diversa”.

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