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Le motivazioni delle critiche alla riforma Brunetta fornite da associazioni e comitati

Il nuovo D.L. 44/2021, noto come riforma Brunetta, sta incontrando notevoli critiche. Le motivazioni fornite da associati e comitati

La nuova riforma Brunetta smuoverà i concorsi pubblici, nonostante la pandemia e le continue critiche ricevute. Dal possibile attrito costituzionale alla reale incidenza del D.L. 44/2021. Ecco le motivazioni delle critiche alla riforma Brunetta, fornite da associazioni e comitati, a meno di un mese dalla sua nascita.

Le critiche alla riforma Brunetta fornite da associazioni e comitati

Il governo Draghi punterà sui concorsi pubblici e sulla celerità, grazie alla nuova riforma Brunetta, contestata e criticata per diverse ragioni. Tutti i comitati e le associazioni, finora interpellati, denunciano differenti limiti del D.L. 44/2021. In considerazione della grave crisi occupazionale, i giovani e gli under 30 rischieranno di essere, nuovamente, accantonati nell’agenda politica. Questo è quanto sostiene Fabiola Florio, referente dell’associazione Giovani Energie Meridionali, sez. Puglia, alla nostra redazione. Proprio l’associazione Giovani Energie Meridionali, si è rivelata un punto di riferimento per molti giovani, delusi dalle nuove modalità di selezione. La stessa Florio, infatti, ha affermato:

“La riforma Brunetta è la dimostrazione plastica che i giovani non sono priorità dell’agenda politica di questo Paese. Essere esclusi da ogni riforma è svilente. Stiamo facendo un grande lavoro associativo per portare le nostre ragioni nelle sedi competenti. La crisi dell’occupazione giovanile ha dei costi sociali elevatissimi. Non riuscire a creare un numero sufficiente di posti di lavoro dignitosi avrà un effetto devastante nel lungo periodo. Il nuovo dl 44/2021 rappresenta l’ennesima occasione persa.


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Ecco perché la riforma Brunetta potrebbe “sistemare i precari”

“Sono decine di migliaia i posti previsti dai concorsi pubblici che sono bloccati per via della pandemia”, incalza, ancora, la giovane referente pugliese.  “A questi si aggiungeranno quelli della scuola, dell’INPS, della Banca D’Italia o al ministero della giustizia. L’introduzione del comma C, all’art 10 (in riferimento ai titoli di servizio e esperienze professionali), rischia di mettere definitivamente fuori gioco non solo i non laureati, ma anche i ragazzi che dopo anni di sacrifici, di studi universitari e formazione accademica potrebbero vedersi nel fondo delle graduatorie, sorpassati da ultra 50enni con esperienze pregresse negli uffici pubblici.

Certamente la formulazione di queste norme è stata valutata anche di dubbia costituzionalità, in quanto potrebbe “escludere o irragionevolmente ridurre la possibilità di accesso a tutti gli altri partecipanti” attraverso norme di privilegio.
È proprio su questo punto che ci stiamo battendo, bisogna comprendere che queste norme sono di privilegio, stiamo chiedendo di selezionare in base a un criterio di merito che faccia emergere le effettive capacità dei candidati”.

I dubbi costituzionali della riforma Brunetta: le critiche di associazioni e comitati

Dello stesso parere è anche il dott. Davide Mecca, maggiormente concentrato, però, sui dubbi costituzionali della riforma Brunetta, insieme ad altre associazioni e comitati. Il giovane esponente del comitato No Riforma Forense ha affermato alla nostra redazione: “La riforma Brunetta è una riforma incostituzionale, viola principi basilari della costituzione, soprattutto in termini di disuguaglianza, creando forti discriminazioni tra i cittadini. Inoltre vi è il concreto rischio, soprattutto nei concorsi locali, che si creino veri e propri bandi ad personam, pratica che – ahimè- è già comune. Per questo l’art. 10 deve essere rimosso in sede di conversione o modificato. Ben vengano le digitalizzazioni e la celerità delle procedure, soprattutto delle correzioni e pubblicazioni delle graduatorie, le quali spesso venivano pubblicate dopo svariati mesi.Il rischio concreto, qualora l’art. venisse confermato in sede di conversione, è che tutti i futuri bandi vengano impugnati da chi né ha interesse, bloccando di fatto i concorsi e producendo l’effetto contrario dello scopo della riforma, ossia la celerità di reclutamento, che di fatto verrebbe meno”.


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Anche il dott.Riccardo Desantis, dello stesso comitato, si allinea ai precedenti commenti e dichiara: “Scrissi anche una piccola nota al Presidente della Repubblica. Questa politica rappresenta la cultura dello scarto, come dice anche Papa Francesco, oltre che una lesione di tutti i diritti costituzionalmente garantiti. Innanzitutto, va osservato che il legislatore sta operando una riforma strutturale non tramite legge ordinaria, ossia una legge adottata dopo un attento iter parlamentare, ma tramite un decreto legge, ovvero un atto del governo che di norma dovrebbe servire a gestire situazioni emergenziali. Poi, sono diversi i punti della costituzione che vengono calpestati:

L’ Art. 4 recita- La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società. Un sistema basato su sbarramenti(siano essi a monte o a valle della procedura) come esperienze pregresse o il possesso di costosi titoli post-laurea come può rendere effettivo il diritto al lavoro? Ci saranno sempre cittadini di serie A e di serie B; dunque la Pubblica Amministrazione non potrà mai costituire una scelta, una ambizione professionale lecita che magari un ragazzo coltiva sin da quando è tra i banchi di scuola..

Peraltro anche l’art. 3 della Costituzione viene calpestato, soprattutto nella parte in cui recita che è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, imitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Come può essere considerato egualitario un sistema che premia il possesso di titoli acquistabili su un vero e proprio mercato? Oggi in italia un master può arrivare a costare anche 20.000 euro. Esistono finanziamenti o comunque dei rimborsi (sempre entro un tetto massimo), ma una famiglia deve supportare delle spese per far si che un figlio possa accedere ad un master! Ma anche per il discorso esperienze pregresse è un problema: esiste un esercito di ragazzi e ragazze che collaborano in studi professionali senza essere iscritti ad albi (per i costi esosi),ma la loro esperienza non può essere certificata da nessuno.

Viene pure leso l’art. 51 della Costituzione per cui tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge.

La riforma Brunetta: precari, età media dei concorsi e risvolti sociali

Poi, ancora alla nostra redazione, il dott. Riccardo Desantis, ha proseguito: “Il sistema voluto da Brunetta è la assoluta negazione dell’eguaglianza e lo ribadisco! Un sistema veramente egualitario è un sistema basato sulla logica del favor, che consente al numero più ampio di persone di mettersi in gioco come pure i giudici amministrativi più volte hanno ribadito. Peraltro è assolutamente irragionevole e sproporzionato chiedere per profili generali e impiegatizi (come già sta avvenendo) requisiti analoghi a quelli richiesti per essere assunti al Cnr! Cosa serve avere dei contratti collettivi che fissano dei limiti per ciascuna categoria? Si avvilisce il valore della contrattazione collettiva e il superamento della preselezione diventa alnalogo al gioco del Black Jack dove chi ha la carta più alta vince.

In ultimo si va anche a calpestare l’art. 97 della Costituzione laddove prevede che nella p.a. si accede per concorso: i padri costituenti quando parlavano di concorsi facevano riferimento ad un sistema basato su esami: il decreto di fatti forza la mano discostandosi da un sistema come quello pensato dai padri costituenti. E per i precari? La Pubblica Amministrazione italiana ha il minor numero di addetti rispetto alla media dei paesi europei. Per una amministrazione funzionante occorrerebbero molte più assunzioni di quelle prospettate da Brunetta (almeno 1 mln). Stabilizzare qualche migliaia di precari con procedure apposite a loro destinate  non toglierebbe certo spazio ai più giovani. L’unico effetto della riforma è sotto gli occhi di tutti: creare una guerra tra poveri.

Come mai l’età dei candidati è elevata? In realtà la questione andrebbe vista sotto un altro aspetto: il pnrr recependo i dati Ocse rileva che nella P.A. italiana l’età media dei dipendenti supera la soglia dei 54 anni. Dunque avere dei candidati con una età comunque inferiore ai 54 anni (che siano 20 o 40) non potrebbe che giovare all’amministrazione. E’ ovvio che un giovane ha più entusiasmo ed è più bravo ad usare le tecnologie.  E le ricadute sociali? Ad una intera generazione-o meglio a figli di umili operai e impiegati- sarà precluso l’eccesso alla Pubblica Amministrazione, posto che per accedere servono titoli ed esperienze e che il possesso di ambedue le cose sarà essenziale determinante. Vorrei osservare che sarà per un giovane italiano più facile accedere alle carriere in Ue poiché il modello Epso per profili generalizi non prevede sbarramenti: basta uan laurea triennale e il superamento di una serie di prove. Insomma l’Europa sarà sempre più uno spazio a cui guardare vivendo in un paese che ci sta escludendo”.

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