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Elezioni politiche 2022, come si vota alla Camera e al Senato

La guida completa per il voto alla Camera e al Senato

Elezioni politiche 2022 in Italia: come si vota alla Camera e al Senato? Il prossimo 25 settembre gli italiani sono chiamati a votare deputati e senatori dopo le dimissioni di Mario Draghi che – di fatto – hanno anticipato la conclusione del suo mandato da Presidente del Consiglio dei Ministri, inizialmente in programma a marzo 2023. Ecco tutto quello che c’è da sapere su questa tornata elettorale. La guida completa: simboli e partiti in campo.

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L’elettore al seggio si vede consegnare due schede, una per la Camera e un’altra per il Senato. Oggi i 18enni votano sia per la Camera che per il Senato (in passato, per il Senato, bisognava avere 25 anni). Con l’attuale legge elettorale gli italiani sono chiamati semplicemente a mettere una croce su un simbolo e per rendere loro la cosa ancor più facile, in quel simbolo troveranno nella gran parte dei casi anche il nome del capo politico del partito, in modo da ridurre ancor più la possibilità di errore.

Sulla scheda c’è il nome del candidato al collegio uninominale e una breve lista bloccata di candidati per la parte proporzionale. Se si traccia un segno sulla lista, il suffragio è automaticamente esteso al candidato collegato nel maggioritario.

A chi vota è infatti attribuita solo la possibilità di scegliere la lista preferita, senza poter indicare preferenze tra i candidati e senza nemmeno potere distinguere il suo voto tra la parte proporzionale e quella maggioritaria. Alle forze politiche, invece, la legge elettorale consente di distribuire seggi più o meno sicuri, formare alleanze spurie, dare vita a coalizioni senza vincoli e a ogni altra alchimia utile alla causa.

Se si vota solo il candidato nel collegio uninominale, il voto è spalmato pro quota tra le diverse liste che lo appoggiano. Il sistema è congegnato in modo che siano identici il totale dei voti alle liste e quello dei suffragi ai candidati. Nel collegio uninominale c’è il maggioritario secco: vince il candidato che ha la maggioranza relativa dei voti. Nel proporzionale i seggi sono ripartiti in base alle mini-liste bloccate. Alla Camera il calcolo avviene su base nazionale. Il Senato, invece, secondo la Costituzione è eletto su base regionale: nelle regioni più piccole – che eleggono pochi senatori e in qualche caso uno solo – il gioco dei resti crea una sorta di sbarramento di fatto sui seggi da attribuire; più la regione è piccola maggiore diventa la soglia per l’attribuzione. Nel maggioritario i partiti più grandi tendono a dare ai più piccoli qualche collegio sicuro, assicurando loro il diritto di tribuna ma venendo compensati dai voti proporzionali delle liste che superano l’1% ma non arrivano al 3.

 

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