Cronaca

La farina di pesce minaccia la sicurezza alimentare dell’Africa Occidentale, a dare l’allarme è Greenpeace

Le risorse alimentari e della pesca sono in serio pericolo in Africa Occidentale, a minacciare la sicurezza alimentare dei paesi costieri africani sono le produzioni intensive di farine di pesce, come le produzioni animali, infatti, l’eccessivo approvvigionamento di risorse ittiche sta mettendo letteralmente in ginocchio numerose nazioni lungo la costa occidentale africana.

La produzione farina e olio di pesce è una minaccia per l’Africa Occidentale

Stando a quanto riportano le indiscrezioni, la pesca – da cui dipende la sicurezza elementare di paesi come il Senegal (dove il pesce rappresenta il 70% delle proteine animali consumate) – entra in competizione con le flotte artigianali locali che favoriscono e riforniscono i mercati stranieri.

Si tratta di una minaccia ormai sovrastante, il pesce da cui dipendono queste popolazioni costiere viene sempre più utilizzato non per l’alimentazione umana, ma per essere trasformato in farine ed olio di pesce per l’industria mangimistica estera. Invece di nutrire le popolazioni africane, i pochi pesci rimasti nelle acque dell’Africa Occidentale finiscono per lo più ad “ingrassare” altri pesce in allevamenti intensivi di paesi lontani.

Scatta la denuncia degli attivisti di Greenpeace

Cosa sta accadendo lungo le coste africane? Lo raccontano gli uomini di Greenpeace che denunciano lo sfruttamento industriale di stock di alacce e alose, fonte di cibo essenziale per i territori precedentemente citati. Tra i paesi più colpiti abbiamo la Mauritania che ha iniziato a fornire materiale per la trasformazione in farina di olio e pesce alle proprie risorse ittiche.

Nel giro di 25 anni, le catture totali dei piccoli pesci pelagici al largo dell’Africa nord-occidentale (risorsa che va dalla costa atlantica del Marocco, sino ai confini meridionali col Senegal) hanno superato la mastodontica somma di 1.2 milioni di tonnellate nel 1994, giungendo alle drammatiche cifre di 2.7 milioni del 2017, con fluttuazioni relativamente minori, e per lo più ad opera di grandi flotte industriali straniere.

Mauritania e Marocco sono i paesi con il livello più alto di sovra-sfruttamento

Solo in Mauritania – tra il 2014 al 2018 – le esportazioni di farina e olio di pesce sono raddoppiate, rendendo questo paese il maggior esportatore di farina di pesce ed olio di pesce, superando un altro concorrente di questa drammatica classifica, ovvero il Marocco.

Sebbene – rispetto alla produzione mondiale – sia piuttosto limitata la quantità di farina e olio di pesce (FMFO – Fishmeal Fishoil) originaria dell’Africa Occidentale, negli ultimi anni, la sua rapida espansione (specialmente in Mauritania e Senegal) ha generato devastanti impatti socioeconomici e ambientali che generano grandi preoccupazioni.

Gli animali più bersagliati dalla produzione intensiva sono:

Alacce

  • Sardinella aurita
  • Sardinella maderensis

Alose

  • Ethmalosa fimbriata

a dir poco essenziali per il sostentamento delle comunità di pescatori del Senegal e del Gambia. Da tempo le organizzazioni di pescatori locali hanno espresso grande preoccupazione sull’evolversi di questa situazione, la costante caccia a questi pesci risulta essere un vero e proprio pericolo in grado di paralizzare l’intero settore industriale delle nazioni e danneggia gravemente la loro sicurezza alimentare.

La farine e l’olio di pesce stanno decimando i pesci pelagici

La crisi delle risorse è ormai un fatto conclamato e risulta avere un’ampia ricaduta anche sulla salute dei pesci (tutte le specie di pesci pelagici, infatti, vengono utilizzate per la produzione di FMFO) con le popolazioni africane piegate dalla cattura eccessiva e dal sovra-sfruttamento e gli esperti scientifici che spingono ad adottare significative riduzioni delle catture.

Nonostante ciò, invece di ridurre le sforzo di pesca e destinare queste risorse in modo prioritario all’alimentazione umana, questi pesci vengono brutalmente espropriati dalle popolazioni locali, per alimentare così le industrie che producono in maniera intensiva le farine di pesce per mercati lontani.

A livello mondiale, negli ultimi anni la produzione di farina di pesce di aggira intorno ai 3 milioni di tonnellate l’anno, nel 2018 sono state esportate 3.31 milioni di tonnellate, per un valore che va oltre ai 4 miliardi di euro. Tra i 15 importatori mondiali di farina di pesce abbiamo: Cina, Norvegia e Giappone (leader nel settore dell’acquacoltura) che detengono i primi tre posti e anche l’Italia rientra in questa classifica con le sue 51.813 tonnellate importate nel 2018.

È crescente la quota di farina di pesce che viene prodotta da sottoprodotti della pesca, essa rappresenta circa il 25-35% del volume totale di farina e olio di pesce prodotto, con differenze regionali nonostante la maggior parte viene ancora prodotta da pesci interi (quasi sempre provenienti dall’Africa Occidentale). I recenti sviluppi in Mauritania, Senegal e Gambia vanno nella direzione opposta e sono paesi dove la popolazione dipende in modo critico dal pesce.

Farine o olio di pesce, il mercato è privo di trasparenza

In questi ultimi anni, Greenpeace ha avuto modo di monitorare e, conseguentemente, documentare 50 industrie di farina e olio di pesce che estendono la loro presa in Mauritania e più recentemente in Senegal e Gambia (40 di esse hanno sono in attività dal 2019).

Il settore delle farine e oli di pesce è completamente privo di trasparenza, sia per quel che concerne la proprietà delle fabbriche che per quanto riguarda le loro operazioni in termini di quantità e composizione del prodotto in entrata e in uscita, per non parlare delle valutazioni di impatto ambientale e dell’affidabilità dei dati sul commercio o sulle esportazioni.

Un vero dramma, se si valuta la quantità di pesce adatta al consumo umano trasformata costantemente negli stabilimenti di farine e oli di pesce. Alcune stime parlano di oltre 550mila tonnellate di piccoli pesce pelagici trasformati nei soli stabilimenti in Mauritania nel 2017, ma (valutando i problemi precedentemente citati) le quantità risultano addirittura essere sottostimate.

Secondo una regola generale, sono necessari circa 4-5 kg di pesce per produrre 1 chilo di farina di pesce e, considerando i dati disponibili sui volumi di questi paesi, la quantità di pesce trasformato è a dir poco sbalorditiva. I dati internazionali (ITC Trade Map/Uncomtrade) affermano che le esportazioni di farina di pesce da Mauritania, Marocco, Senegal e Gambia insieme hanno registrato quasi 270 mila tonnellate. Dati che ci lasciano immaginare l’immensa quantità di pesci pelagici utilizzata per la produzione e tolta all’alimentazione locale.

 

Antonio Bassano

Giornalista pubblicista dal 2017, ma anche eterno appassionato di lotta, pittura, street photography e del mondo otaku. Cresciuto giornalisticamente grazie al quotidiano L'Occhio di Francesco Piccolo, Antonio Bassano ha un approccio alla professione letterario semplice e spontaneo, nonché orientato a mettere a nudo la notizia senza commistioni o forzature.

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