Cronaca

Femminicidio a Rimini, Cristina uccisa con 30 coltellate dal compagno: “Adesso non parlerà più male di me”

La donna, prima stordita con il mattarello, aveva un figlio di 6 mesi

Ieri mattina, sabato 25 giugno, in provincia di Rimini si è consumato l’ennesimo femminicidio. Simone Benedetto Vultaggio ha ucciso la compagna, Cristina Peroni, con 30 coltellate, dopo averla stordita colpendola con un mattarello. Questa l’ipotesi del medico legale a cui il sostituto procuratore Luca Bertuzzi ha chiesto una prima analisi autoptica.

Femminicidio a Rimini, donna uccisa a coltellate dal compagno

Si chiama Simone Benedetto Vultaggio, l’uomo di 47 anni che ha ucciso la compagna, Cristina Peroni con 30 coltellate. L’uomo è stato arrestato per aver ucciso la donna. Durante il primo interrogatorio Vultaggio si è avvalso della facoltà di non rispondere.

I fatti

Ieri mattina, sabato 25 giugno, verso le 8.30 in via Rastelli a Bellariva, l’uomo, durante un acceso litigio, ha prima colpito la donna con un mattarello, stordendola mentre era in camera da letto. Poi ha messo in atto il delitto, colpendo la donna alla gola con 30 coltellate.

L’allarme dei vicini

Ad allertare le forze dell’ordine sono stati i vicini, allarmati dalle urla della madre e dai pianti del bimbo di appena 6 mesi. La ragazza avrebbe avuto il tempo di urlare, di chiedere aiuto e di implorare al compagno di calmarsi. Ma non c’è stato nulla da fare. Secondo quanto emerso dalle indagini, l’uomo avrebbe sfondato il cranio della convivente con un mattarello. Dopo l’omicidio l’uomo è uscito in strada sporco di sangue e ha detto: “Il bambino sta bene. Ora lei non potrà più parlargli male di me“.

Le testimonianze dei vicini

Non erano una coppia felice – raccontano alcuni vicini – e si sentivano spesso le urla delle litigate“.

Lei – spiega un altro vicino – era stata picchiata anche durante la gravidanza ma non aveva mai voluto denunciare i comportamenti di lui. Dopo aver partorito però – prosegue il racconto dei vicini – lei era tornata a Roma col bambino, forse si era stancata delle continue percosse”.

“Il fatto di non poter vedere il figlio aveva scosso molto il 47enne. Poco tempo fa l’avevo visto davanti a casa, era particolarmente disperato, e quando gli ho chiesto cosa fosse successo mi ha spiegato di essere angosciato per non poter vedere il neonato. L’ho visto poco tempo fa – conclude un altro vicino – e quando gli ho chiesto come andava mi ha risposto di essere preoccupato e che ‘ho paura di fare qualcosa di brutto’.

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