Cronaca

Funivia del Mottarone, inizia la rimozione della cabina numero 3: taglio del relitto per prelevare la testa fusa

Funivia del Mottarone, inizia la rimozione della cabina numero 3: taglio del relitto per prelevare la testa fusa per capire il crollo dello scorso maggio

Inizia la rimozione della cabina numero 3 della funivia del Mottarone. Il relitto della cabina sarà tagliato per prelevare la testa fusa, parte fondamentale per capire cosa abbia causato il crollo. Restano comunque ancora 14 gli indagati.

Le operazioni di rimozione della cabina della funivia di Mottarone

Sono iniziate oggi 11 ottobre le operazioni di rimozione della cabina della funivia precipitata lo scorso maggio. Dopo l’abbattimento di 80 alberi nel bosco della famiglia Borromeo, la cabina crollata deve essere messa in totale sicurezza. Di questa procedura se ne occuperanno i Vigili del Fuoco di Verbania. Verrà poi prelevata la testa fusa, ovvero il cilindro che collegava il carrello con la cabina. Una parte che chiarirà il motivo del crollo. La testa fusa non era mai stata prelevata, essendo così esposta al maltempo.

Il taglio per prelevare la testa fusa e capire cosa sia accaduto lo scorso maggio

Il taglio per prelevare la testa fusa sarà effettuato cercando di mantenere intatto il relitto. Con un elicottero, i Vigili del Fuoco preleveranno i reperti utili alle indagini. Nella giornata di oggi saliranno al Mottarone i componenti del collegio dei periti nominato dal tribunale.

Il registro degli indagati e la nuova testimonianza

Restano ancora 14 gli indagati. I tre principali indiziati sono Gabriele Tadini, caposervizio della Funivia attualmente agli arresti domiciliari, Enrico Perocchio, direttore delle attività e Luigi Nerini, proprietario della struttura. Tadini aveva ammesso in prima persona di aver bloccato i freni della cabina tramite l’uso dei forchettoni. Aveva anche sottolineato il ruolo decisionale svolto da Nerini e da Enrico Perocchio. Un altro testimone ha rivelato alla Procura di aver denunciato malfunzionamenti della struttura già nel 2019. Per questo motivo, sarebbe stato minacciato di licenziamento. L’uomo, presentatosi spontaneamente davanti agli inquirenti, avrebbe fatto ascoltare alcune registrazioni di conversazioni avute a tal proposito con alcuni colleghi e con Tadini.

 

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