Cronaca

Giorgio Armani: “Sì è vero, sono stato ricoverato in ospedale per una frattura”

Giorgio Armani ricoverato in ospedale per una frattura: "Ho avuto un incidente e sono stato operato" ha raccontato lo stilista

Giorgio Armani è stato ricoverato in ospedale per una frattura. Lo ha rivelato egli stesso in una intervista al Corriere della Sera: “Circolano voci che sono stato ricoverato in ospedale. Ebbene, sì è vero e per 15 giorni. Più quelli fatti a casa. Perché ho avuto un incidente e sono stato operato” ha spiegato il celebre stilista.

Giorgio Armani ricoverato in ospedale per una frattura: come sta

É successo poco meno di un mese fa: “Quando hanno aperto i cinema ho detto finalmente vado a vedere un film. Ma uscendo incontro sulla scala due buzzurri, uno voleva farsi notare e l’altro vendermi dei libri. Erano seduti, io sono passato non ho trovato il gradino e sono caduto di faccia. E ho ottenuto questo risultato”.

Armani ha così mostrato la sua lunga cicatrice che corre dalla spalla, la sinistra, sino all’avambraccio, ormai in fase di guarigione. “Mi sono rotto l’omero in più punti – ha spiegato – e me ne hanno dovuto dare diciassette per ricucire tutto”.

Giorgio Armani, vita e carriera

Giorgio Armani nasce l’11 luglio del 1934 a Piacenza. Dopo il diploma al liceo Leonardo Da Vinci, si trasferisce con la famiglia a Milano, ed è proprio qui che inizia la carriera universitaria e la facoltà di medicina, non portandola mai a termine. Giorgio si allontana dallo studio per intraprendere il servizio militare, al suo rientro decide di svolgere numerosi lavori saltuari e si avvicina così, a piccoli passi, nel mondo della moda.

Inizia allestendo le vetrine dei grandi magazzini La Rinascente di Milano fino al 1965, anno in cui viene assunto da Nino Cerruti per ridisegnare i modelli del marchio Hitman, confezione dei prodotti del Lanificio Fratelli Cerruti. La carriera nella moda, così come il successo, entra a far parte nella vita di Giorgio quasi per caso: il suo straordinario talento si distinguerà velocemente, diventando uno dei capisaldi più originali e sicuri nel campo dell’alta moda.

Ma è solo nel 1974 che, attraverso il marchio di abbigliamento in pelle Sicons, gli viene concesso di produrre un’intera linea, chiamata Armani by Sicons. L’anno dopo lo stilista, con l’aiuto del compagno di vita, Sergio Galeotti, fonda l’omonima azienda, che si diramerà, successivamente, in più marchi: Emporio Armani occhiali, Emporio Armani, Armani Jeans, EA7, Armani JuniorArmani Casa.


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La vita privata di Giorgio Armani

Giorgio Armani è bisessuale in quanto è stato legato, sentimentalmente e per molti anni al suo storico braccio destro Sergio Galeotti, di undici anni più giovane, scomparso per una forma di leucemia fulminante nel 1985 (dopo 10 anni insieme).

A Vanity Fair lo stilista aveva dichiarato di aver attraversato un periodo buio: la morte del compagno lo stava spingendo ad abbandonare definitivamente la carriera nell’alta moda ma:

“Poi realizzai che abbandonare avrebbe significato rinunciare a tutte le speranze che Sergio aveva messo nel nostro lavoro. Mi feci forza. Riuscii in qualche modo ad andare avanti, facendomi forte di questo momento”.

Dopo la morte del suo storico compagno, di cui porta sempre una foto con sé, Giorgio Armani avrebbe avuto delle liaison con altre persone, ma attualmente non sembrerebbe impegnato in nessuna relazione. L’unico grande rammarico di Giorgio Armani? I figli, o meglio: il non averne avuti.

Nel 2015 Forbes lo ha inserito nella classifica degli uomini più ricchi del mondo, con un patrimonio stimato di 7,6 miliardi di dollari. Sempre secondo Forbes il suo patrimonio sarebbe aumentato ancora nel 2018 con una stima pari a 8,9 miliardi di dollari; diventando, in quell’anno, il 174esimo uomo più ricco al mondo.

Nel corso dell’emergenza coronavirus del 2020, Giorgio dal cuore d’oro, si è dimostrato un uomo di grande umiltà e spessore. Non solo perché ha donato 2 milioni di euro agli ospedali in difficoltà, ma ha anche convertito i suoi stabilimenti produttivi nella produzione di camici monouso, destinati alla protezione individuale degli operatori sanitari impegnati a fronteggiare l’emergenza Covid-19.


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