Henrik Ibsen: Casa di Bambole e il femminismo ottocentesco

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Casa di bambola, opera composta da Henrik Ibsen nel 1879, fu considerata un manifesto femminista ante litteram, fortemente provocatoria e anticonformista

Henrik Johan Ibsen, fu uno scrittore norvegese, reso celebre per il componimento teatrale, Casa di bambola.

Casa di bambola, fu il suo maggior successo, un’opera considerata da tutti un manifesto femminista ante litteram, con una forte vena provocatoria e anticonformista, prendendo di mira quella società borghese dalle quale lo scrittore desiderava, costantemente, alienarsi.

Henrik Ibsen: il padre della drammaturgia moderna

Ibsen analizza tutte le sfaccettature dei personaggi, mettendo a nudo i pensieri più nascosti, le sfaccettature e le contraddizioni di quella società borghese ottocentesca.

Questa nuova visione della figura femminile come essere pensante, con dei desideri e gusti che non osavano pronunciare per paure di esporsi troppo, ha fatto sconcertare la critica e i lettori di quell’epoca.

Ibsen professò che il suo non era un sentimento femminista ma quello di un semplice – ma acuto – osservatore di un’epoca che forse stava iniziando a cambiare.

Ibsen viene considerato il padre della drammaturgia moderna, e grazie a questa sceneggiatura diventò famoso in tutta Europa.

Henrik Ibsen: la vita 

Henrik Johan Ibsen nacque a Skien, una cittadina della Norvegia sudorientale, il 20 marzo del 1828, da una famiglia con discendenze danesi e tedesche.

Il padre, Knud Plesner Ibsen, era un ricco armatore, e la madre, Marichen Cornelia Martine Altenburg, era figlia di uno degli uomini più facoltosi di Skien.

Ibsen era un bambino molto introverso, non amava la compagnia dei suoi coetanei, prediligeva immergersi in quelle che diventarono le sue più grandi passioni: la pittura e l’improvvisazione di spettacoli teatrali; trascorrendo la sua infanzia ad allestire con i suoi giochi le stalle della fattoria.

Durante l’adolescenza maturò un precoce interesse per la medicina, ma questo – forse dovuto anche a fattori economici – passò in secondo piano. Frequentò, successivamente, una scuola privata di due teologi; qui gli venne insegnato il latino e il tedesco, ma ebba anche un particolare interesse per la storia antica e gli studi biblici.

Le sue prime opere risalgono ai tempi passati a lavorare in farmacia, questa diventò un luogo di ritrovo per molti giovani intellettuali.

Henrik Ibsen: la passione per la sceneggiatura

Nel 1848 si applicò agli studi liceali e sognò di dedicarsi alla carriera politica. Di questo periodo, oltre a scrivere versi, satirici e pungenti pubblicò il suo primo dramma, Catilina, in tre atti e in versi.

Dopo il mancato superamento dell’esame per entrare all’università, la sua fama di drammaturgo emergeva sempre di più: nel 1851 diventò direttore del Norske Theater di Bergen, dove aveva lavorato come maestro di scena. Inizia a studiare scenografia a Copenaghen e a Dresda, e nel 1857 viene nominato direttore del Kristiania Norske Theater.

Henrik Ibsen: la fase romantica e la fase del teatro sociale

Nel 1864 fece un viaggio in Italia, qui scrisse numerose sceneggiature che vennero inserite nella fase romantica del drammaturgo. Visitò Roma, scrivendo il dramma, Brand (1866) e durante il viaggio tra Ischia e Sorrento compose il Peer Gynt (1867).

La fase romantica ibseniana si conclude con la commedia brillante De unges Forbund (La lega dei giovani, 1869) e con il dramma Kejser og Galilaer (Cesare e Galileo, 1873).

Il periodo più florido per Ibsene fu quella definita teatro sociale, così definito per aver esposto all’interno delle sue opere teatrali, la dimensione più intima della borghesia ottocentesca, mettendone a nudo le contraddizioni. Pubblicò numerose opere tra cui: Samfundets Støtter (Le colonne della società, 1877), Gengangere (Spettri, 1881) e quella che lo rese celebre in tutta l’Europa: Et dukkehjem – Casa di Bambole (1879).

Henrik Ibsen: Casa di Bambole (1879)

“Ci sono due tipi di leggi morali, due tipi di coscienze, una in un uomo e un’altra completamente differente in una donna. L’una non può comprendere l’altra; ma nelle questioni pratiche della vita, la donna è giudicata dalle leggi degli uomini, come se non fosse una donna, ma un uomo.”

Casa di Bambole fu scritta durante il soggiorno italiano di Ibsen, ad Amalfi, e venne rappresentato la prima volta il 21 dicembre del 1879 a Copenaghen.

La sceneggiatura riscosse molto mormorio, da parte del pubblico, proprio per la sua pungente critica sui tradizionali ruoli dell’uomo e della donna nell’ambito del matrimonio durante l’epoca vittoriana.

La protagonista dell’opera è una donna, Nora, questo personaggio lo scrisse ispirandosi alla sua amica e  scrittrice Laura Kieler, protagonista di un celebre scandalo dell’epoca, molto simile alla vicenda narrata dal testo teatrale.

Fra le tante rappresentazioni di questo spettacolo, resta memorabile quella che vide come protagonista l’intensa attrice russa Alla Nazimova, che interpretò, tale ruolo, sia nello spettacolo del 1907, che nella trasposizione cinematografica del 1922.


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In Italia, invece, la figura di Nora venne interpretata da Eleonora Duse: nel 1891, l’opera da lei diretta venne presentata nel Teatro dei Filodrammatici a Milano.


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