Cultura

“Il tempo vissuto della pandemia”: il Covid con gli occhi della psicologia

Il libro scritto da psicologi dell'Università "La Sapienza" di Roma che affronta i processi psicologici e socioambientali che la pandemia da Covid 19 ha sviluppato

Si intitola “Il tempo vissuto della pandemia” ed è il primo libro scritto da psicologi dell’Università “La Sapienza” di Roma che affronta i processi psicologici e socioambientali che la pandemia da Covid 19 ha sviluppato. Gli autori, Paola Di Persia e Accursio Gennaro, hanno voluto restituire e far riflettere sul senso dell’umano che, attraverso la spiritualità e il senso di comunità, rende l’uomo capace di essere per l’altro.

Il libro approfondisce il cambiamento della nostra vita che l’irruenza della pandemia ha creato. Molto profonde sono le pagine sui conflitti emozionali e le condizioni di disagio psicologico che hanno creato il vuoto della solitudine, dell’ emarginazione e della sofferenza. Grande spazio è stato dato al sentire della sofferenza dei lavoratori i quali hanno perso la dignità non avendo più un lavoro.

A tutti coloro che non hanno avuto voce e non hanno potuto esprimere la disperazione che nessun tempo potrà mai dimenticare. Il libro ripercorre gli stati emozionali approdando alla riflessione della preghiera che assume nuovi volti indicibili: il volto del mistero.

Il tempo vissuto della pandemia

La prefazione

Il tempo vissuto è un fenomeno fondamentale che riguarda il nostro essere nel mondo. È una delle dimensioni fondamentali del tempo interiore, di quel profondo “mobile” tra la coscienza e l’inconscio che vive nella nostra realtà psichica, esistenziale e sociale.
Il processo dinamico del tempo vissuto scandisce diversamente dal tempo biologico le nostre emozioni e gli stati d’animo, processi come il desiderio, l’attività, la speranza e quei modi che permeano la nostra esperienza.

Qualsiasi dinamica legata al tempo non è una modalità assestante, in quanto influenza in modo significativo l’ambiente, i contesti, le relazioni. Può essere considerato il nucleo significativo del tempo della vita e risente di tutto ciò che può provocare dei cambiamenti, delle trasformazioni, delle fasi di arresto o di evoluzione. Quando irrompe il minaccioso, il terribile, viene modificata la dimensione del familiare del tempo vissuto, cioè di riconoscersi presso le cose della nostra quotidianità.

La pandemia è stata ed è l’irruenza di questo sconvolgimento minaccioso, di una modifica della realtà nella sua abitudine di esperirla. È il tempo vissuto della pandemia che ha ibernato i nostri sensi attraverso un fermo immagine in cui il tempo sembra essersi fermato e sospeso. Le città, nel rumore del silenzio, hanno raccontato l’angoscia: il senso della mancanza e del vuoto. Quello stato di sofferenza indicibile che abbiamo chiamato surreale e ha pervaso tutto il nostro essere.

È il tempo in cui il provvisorio non è un fatale destino ma rappresenta un processo fondamentale che comporta diverse limitazioni. Il tempo vissuto ha diverse caratteristiche, non può certamente essere saturato in tutte le sue declinazioni, sia del singolo che della collettività. Come viviamo questo stato? Non, come si potrebbe pensare, con immobilismo; il tempo vissuto è anch’esso mobile in quanto ci pone in rapporto con determinati fenomeni fondamentali che hanno assunto una configurazione ancora più cruciale con la pandemia.

Il libro affronta le diverse aree che la pandemia ha generato ed ha portato alla luce; abbiamo cercato di comprenderla, calandoci dentro il tempo della pandemia.

A partire da un’impostazione fondata sulla epistemologia della complessità e con un atteggiamento fenomenologico, nel libro vengono comprese dimensioni significative della condizione umana. Particolarmente importanti sono le analisi dello spazio vissuto e del corpo vissuto come modalità psicologiche che l’evento ha modificato. Ampio spazio viene dedicato, con spunti ricchi di originalità, ai fattori ambientali che hanno pervaso lo stato di emergenza.

In tale prospettiva risultano significative le analisi relativamente ai bisogni e alle pressioni ambientali che hanno caratterizzato e caratterizzano questo tempo.

Con slancio ideale, ma con venature assolutamente realistiche, il sentimento di comunità viene compreso in tutte le sue sfaccettature, considerandolo come dimensione che dovrebbe essere una delle mete impellenti della nostra società e in questo frangente di sofferenza.

Con il medesimo spirito di ricerca e di coinvolgimento, nel libro si possono cogliere i significati realmente profondi della comunicazione e dei processi relazionali come quelli inerenti alla solitudine, alla sofferenza ma anche alle risorse e alle attività che la pandemia ha generato. Queste condizioni trovano il loro punto di approdo, sia pure non assolutizzato, nell’analisi della dimensione spirituale, in cui distaccandoci dalle elaborazioni di “sorvolo e di maniera”, viene colto il senso della spiritualità nella situazione di emergenza e il significato elettivo dell’etica come dimensione necessaria della vita sociale.

La preghiera lascia uno spazio di riflessione autentico, che si apre all’umano senza radicarla nell’umano.

Il libro è denso di pensiero critico, riflessivo che ha portato a cogliere determinati fenomeni della pandemia nel suo significato più autentico, anche attraverso modalità di elaborazione non collusive con l’ambiente sociale inteso nel suo significato più ampio. La sofferenza e la solitudine accuratamente approfondite permettono di cogliere l’esperienza qualitativa del tempo vissuto.

Il contesto ambientale e culturale attraversa tutto il libro, viene adeguatamente considerato rispetto ai cambiamenti che ha provocato la pandemia e anche a quei fenomeni un po’ disarmanti in cui alcuni processi sono stati veicolati in modo superficiale ed elusivo. In questo senso il sentimento di comunità, l’atto etico, le dimensioni esperite con l’emergenza ci hanno portato a valorizzare la dimensione del potere come restituzione. Questo processo accuratamente delineato consente di comprendere l’alterità in tutte le diverse sfaccettature: può essere considerato non solo un modo di essere possibile ma anche una delle vie più concrete per dare senso a quello che si è vissuto e si sta vivendo e per alimentare consistenti trasformazioni.

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