Cronaca

El Jafe non è morto: l’ultimo giaguaro d’America è stato ritrovato

L'animale vive sul confine tra gli Stati Uniti e il Messico

Una buona notizia arriva dall’America, è stato ritrovato El Jafe, l’ultimo giaguaro. Il giaguaro è tenuto sotto controllo da ambientalisti che lo studiano da anni, tra pessimismo e speranze, a cavallo del confine Stati Uniti-Messico. El Jefe è un osservato speciale, uno dei rarissimi giaguari ancora presenti in questa zona bellissima. Forse resiste solo lui insieme ad un paio di esemplari, i superstiti di una colonia progressivamente decimata che trovava uno spazio ideale, senza limiti, in una Natura tosta.

El Jafe, l’ultimo giaguaro, ritorna a casa

Gli insediamenti, il muro, i progetti minerari invadenti ne hanno condizionato l’esistenza mettendo ancora più in pericolo la specie. Le ultime notizie sul felino risalivano al 2016, come ripora il Corriere, quando venne diffuso un video registrato mesi prima dalle telecamere nascoste sulla montagna Santa Rita, a sud di Tucson, Arizona. Un filmato accompagnato da probabili tracce, informazioni che avevano dato entusiasmo e spronato a difendere il re di queste alture. Ma quella fiammella si era affievolita, perché El Jefe era di nuovo scomparso, inghiottito dalla vegetazione bassa in un panorama selvaggio, svanito in uno dei canyon che fendono la regione attraversata da clandestini, trafficanti di uomini e droga, pattuglie della Border Patrol e dai bajadores, i briganti della frontiera.

La scomparsa

Il silenzio è diventato prolungato, la mancanza di segni ha accentuato i timori, in molti pensavano che il predatore fosse stato ucciso dai bracconieri. Scenario simile a quello patito da un giaguaro preso a fucilate da cacciatori messicani in cerca di un trofeo. Altrettanto triste la fine dell’unica femmina nota abbattuta nel lontano 1963 e di «Macho B», soppresso dopo che era rimasto ferito in una trappola nel 2009.

Gli avvistamenti

A bilanciare un quadro nero l’avvistamento nel dicembre 2016 poco più a ovest nell’area di Fort Huachuca, sempre in Arizona. Sospettavano che potesse essere El Jefe, non erano sicuri. Un enigma sospeso in un’alternanza di emozioni che ho raccolto personalmente nella regione osservando il lavoro degli ecologisti instancabili nel battere sentieri, a scrutare piste tra gli arbusti, a tenere d’occhio pozze d’acqua.

Il ritrovamento

Un impegno premiato da una sorpresa. Nel novembre 2021 l’obiettivo di una telecamera del gruppo Profauna nello stato di Sonora, Messico, a circa 120 miglia dalle alture di Santa Rita, ha registrato il passaggio di un giaguaro. C’è voluto però del tempo per identificarlo con certezza. Infatti all’inizio i responsabili del Northern Jaguar Project erano piuttosto scettici che fosse il «capo», El Jefe, nome attribuito con un sondaggio tra le scolaresche. I dubbi sono stati superati quando i ricercatori hanno usato uno software che ha comparato le macchie del suo pelo e, alla fine, ha dato la risposta: è proprio l’animale «perduto». La pensano così anche i ranger americani della Forestale, che ne hanno seguito gli spostamenti a partire dal 2011, quando lo scoprono all’età stimata di 3 anni nella contea di Cochis e continuano a tracciarlo, per quanto è possibile, fino oltre il 2015.

El Jefe, dicono, è tornato nella Sierra dove sarebbe nato prima di migrare verso Nord spinto dall’istinto, dalla tradizione naturale e dal desiderio di trovare una femmina. Che, spiegano gli specialisti, potrebbero non esserci. Chissà se un giorno farà il percorso inverso.

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