Almanacco

Il 9 gennaio del 1946 nasce Leo Gullotta: celeberrimo attore catanese

Percorriamo insieme la splendida carriera e la vita del divertente e tanto amato Leo Gullotta

Amato dal pubblico da tantissimi anni, Leo Gullotta è uno degli attori più amati della storia della televisione italiana. Non ha solamente conquistato il piccolo schermo, ma l’attore siciliano ha raggiunto un clamoroso successo anche al cinema. Ha collaborato con diversi artisti ed ha alle sue spalle una brillante carriera.

Leo Gullotta, tutto quello che c’è da sapere sul celebre attore catanese

Nato a Catania il 9 gennaio del 1946, Leo Gullotta si avvicina al mondo dello spettacolo sin da piccolo, lavorando come comparsa al Teatro Massimo Bellini della sua città. Nel 1964, a diciotto anni, debutta in televisione nello sceneggiato “Mastro Don Gesualdo”, cui segue, nel 1970, “Aria del continente”.

Esordio


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Il suo esordio al cinema risale al 1971, anno in cui Ugo Saitta lo dirige in “Lo voglio maschio”. Prende parte, in seguito, a numerose commedie di quel periodo: per Bruno Corbucci recita in “Squadra antitruffa”, mentre per il siciliano Pino Caruso interpreta “Ride bene chi ride ultimo”.

L’ascesa

Tornato a lavorare per Loy in “Testa o croce”Leo Gullotta è anche nel cast di “Spaghetti House”, di Giulio Paradisi, e di “Giuseppe Fava: siciliano come me”, di Vittorio Sindoni. Sempre più richiesto, alterna ruoli comici e drammatici: nel 1984 con “Mi manda Picone” vince il Nastro d’Argento come migliore attore non protagonista, mentre più leggero è “Mezzo destro, mezzo sinistro” di Sergio Martino. Dopo “Il Bi e il Ba”, di Maurizio Nichetti, Gullotta nel 1986 recita nel film di Giuseppe Tornatore “Il camorrista”, ispirato alla vita del boss Cutolo, e nella commedia di Castellano e Pipolo “Grandi magazzini”, accanto ai più grandi protagonisti della commedia italiana dell’epoca: Teo TeocoliMassimo BoldiPaolo Villaggio, Nino ManfrediEnrico MontesanoRenato Pozzetto.


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Dopo la commedia di Steno “Animali metropolitani”, veste i panni del cornuto nel dimenticabile “Italiani a Rio”, di Michele Massimo Tarantino, al fianco di Gianni Ciardo. Nello stesso anno – il 1987 – appare in televisione in “Per chi suona la campanella”, su RAI2, e – su RAI1 – in “Portomatto” e “Biberon”, insieme al Bagaglino diretto da Pier Francesco Pingitore. Così, mentre sul piccolo schermo fa il “guitto”, può dedicarsi al cinema d’autore: viene diretto da Alberto Bevilacqua in “Tango blu”, e da Giuseppe Tornatore in “Nuovo Cinema Paradiso”, film vincitore di un premio Oscar come migliore film straniero (la pellicola vale all’attore catanese anche un David di Donatello come migliore attore non protagonista).

Dopo lo sceneggiato “Guerra di spie”, nel 1988 è la volta di “Operazione pappagallo”, di Marco Di Tillo, e de “L’insegnante di violoncello”, di Lorenzo Onorati. L’anno seguente torna a lavorare con Nanni Loy, che lo vuole in “Scugnizzi”. Un altro dei registi che lo vogliono sempre con sé è Tornatore, che dopo i due film già citati lo dirige anche in “Stanno tutti bene” (1990), al fianco di Marcello Mastroianni. Continua, nel frattempo, il suo sodalizio con il Bagaglino: RAI1 vede, tra il 1988 e il 1994, Leo Gullotta e compagni protagonisti di “Biberon 2”, “Biberon 3”, “Créme caramel”, “Saluti e baci” e “Bucce di banana”.

La consacrazione

Al cinema, l’attore siciliano viene diretto dallo stesso Pingitore in “Gole ruggenti”, e ancora una volta da Loy in “Pacco, doppio pacco e contropaccotto”. Nello stesso periodo, è sul grande schermo anche in “La scorta”, accanto a Claudio Amendola, e in “Sì, ma vogliamo un maschio”, di Giuliano Biagetti. Nel 1995, mentre con il Bagaglino trasloca su Canale 5 con “Champagne”, al cinema è una delle star della commedia di Carlo Vanzina “Selvaggi”, in cui interpreta uno dei passeggeri di un aereo precipitato su un’isola deserta (insieme con Franco OppiniEzio Greggio, Emilio Solfrizzi, Antonello Fassari e Cinzia Leone), mentre Christian De Sica lo dirige in “Uomini uomini uomini”, che racconta le storie di un gruppo di uomini gay. Proprio in quel periodo, per altro, Gullotta confessa pubblicamente – in un’intervista al magazine “Rome gay” – la propria omosessualità.


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Torna a lavorare con Maurizio Nichetti in “Palla di neve” e con Giuseppe Tornatore in “L’uomo delle stelle”, con protagonista Sergio Castellitto. De Sica lo dirige anche in “3” e nella commedia corale “Simpatici e antipatici”, dove interpreta il custode bistrattato di un circolo sportivo. Il ruolo di “sfigato” gli tocca anche in un’altra commedia corale, “Gli inaffidabili”, di Jerry Calà: qui veste i panni di un ex compagno di scuola di una star della tv, interpretata da Gigi Sabani, che tenta ripetutamente di entrare nelle sue grazie. Mentre proseguono le avventure del Bagaglino su Canale 5 (da “Rose rosse” a “Viva l’Italia”, da “Viva le italiane” a “Gran caffè”), dove porta il celebre personaggio della signora Leonida e sfoggia numerose imitazioni (tra cui quella di Raffaella Carrà), Gullotta è anche uno dei protagonisti di “Un uomo perbene”, film di Maurizio Zaccaro ispirato alla vita del conduttore tv Enzo Tortora.

Auting e altre opere

Nel 1998 pubblica con Di Renzo Editore la sua autobiografia, “Mille fili d’erba“. Gli anni Duemila vedono il tramonto del successo televisivo del Bagaglino: varietà come “BuFFFoni”, “Saloon” e “Marameo” ottengono ancora ascolti discreti, ma a partire da “Mi consenta” (nel 2003) gli show che seguono (“Barbecue”, “Tele fai da te”, “Torte in faccia”, “E io pago!” e “Gabbia di matti”) ottengono share sempre più bassi. Leo Gullotta può comunque consolarsi con il cinema: recita, tra l’altro, nel film di Renzo Martinelli “Vajont – La diga del disonore”, ispirato alla tragedia di quasi quarant’anni prima, e nella commedia di Carlo Vanzina “In questo mondo di ladri”, accanto ad Enzo Iacchetti e Valeria Marini.


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Doppia, inoltre, il mammuth Manny nei vari episodi del film d’animazione “L’era glaciale”. Tornatore nel 2009 lo richiama con sé per una piccola parte nel suo kolossal “Baaria”, mentre l’anno successivo Ricky Tognazzi lo dirige in “Il padre e lo straniero”. Nel 2011 produce “In arte Lilia Silvi”, film-documentario diretto da Mimmo Verdesca e realizzato in collaborazione con Fabio Grossi, in cui viene raccontata la vita della Silvi, ultima diva del cinema dei telefoni bianchi. Diventa il doppiatore italiano di Woody Allen (in seguito alla morte di Oreste Lionello) e, nel 2012, denuncia di non aver potuto interpretare il ruolo di don Pino Puglisi nella fiction Rai dedicata al sacerdote a causa della sua omosessualità.

Nastro d’Argento e opere teatrali

Nel 2011 ha prodotto insieme a Fabio Grossi il film-documentario In arte Lilia Silvi ideato e diretto da Mimmo Verdesca che racconta la vita e la carriera dell’ultima diva del Cinema dei telefoni bianchiLilia Silvi. Il documentario ha vinto il Nastro d’argento 2012 per il Miglior Documentario dedicato al Cinema e ha partecipato con grande successo alla VI edizione del Festival internazionale del film di Roma, al BIF&ST 2012 e al 30º Valdarno Cinema Fedic dove ha vinto il premio della giuria “Giglio Fiorentino d’argento”.


 


Nel marzo 2012 denuncia dalle pagine del quotidiano Leggo di essersi visto negare il ruolo di padre Pino Puglisi nell’omonima serie televisiva Rai in quanto omosessuale, per il dissenso di un alto dirigente dell’azienda. Nel 2013 ha prodotto insieme a Grossi (il quale ne ha diretto pure la regia) il docufilm Un sogno in Sicilia, girato a Catania, che affronta, attraverso le esperienze di quattro giovani attori impegnati nell’allestimento shakespeariano (in scena nel 2012 al Teatro Stabile di Catania), l’attuale situazione artistico-occupazionale giovanile.

Attività di doppiatore

Ha spesso svolto anche l’attività di doppiatore, dando voce, tra gli altri, a Burt Young nel film “Rocky”, a Joe Pesci in “C’era una volta in America”, “Moonwalker” e in “Mio cugino Vincenzo” e a Roman Polański in “Una pura formalità”. Sua è la voce del computer Edgar nel film “Electric Dreams” e del robot Numero 5 nel film “Corto circuito”. Ha collaborato inoltre alle versioni italiane di due episodi di “Scuola di polizia” (il III e il IV), in cui doppiava il personaggio di Zed (Bobcat Goldthwait).

 

Doppia il mammuth Manfred uno dei protagonisti della saga d’animazione “L’era glaciale”. A partire dal 2012 diviene doppiatore ufficiale di Woody Allen (dopo che questi per anni è stato doppiato da Oreste Lionello, morto nel 2009). Ciò ha avuto inizio con il film, “To Rome with Love” del 2011. Nel 2019 sposa il suo compagno dopo 32 anni di relazione.

 

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Antonio Bassano

Giornalista pubblicista dal 2017, ma anche eterno appassionato di lotta, pittura, street photography e del mondo otaku. Cresciuto giornalisticamente grazie al quotidiano L'Occhio di Francesco Piccolo, Antonio Bassano ha un approccio alla professione letterario semplice e spontaneo, nonché orientato a mettere a nudo la notizia senza commistioni o forzature.

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