Cronaca

Marco Cappato in caserma, autodenuncia per aiuto suicidio Elena

Marco Cappato è appena entrato nella stazione dei carabinieri di via Fosse Ardeatine a Milano per autodenunciarsi

Marco Cappato è appena entrato nella stazione dei carabinieri di via Fosse Ardeatine a Milano per autodenunciarsi. Il tesoriere della Fondazione Coscioni si è presentato presso la caserma di Milano Centro dopo aver accompagnato la signora Elena in una Clinica di Basilea in Svizzera. La donna di 69 anni della provincia di Venezia era affetta da una grave patologia oncologica.

Marco Cappato in caserma per autodenunciarsi

“Voglio ringraziare il marito e la figlia di Elena per la fiducia e la vicinanza di queste ore”, sono state le prime parole di Cappato dopo essere giunto davanti alla caserma dei carabinieri di Milano Centro per autodenunciarsi.

“Cinque anni fa in questa stessa caserma dei carabinieri ero andato a raccontare le modalità dell’aiuto a dj Fabo”, ha ricordato Cappato aggiungendo: “Da lì è iniziato un percorso giudiziario che ha portato alla legalizzazione dell’ aiuto al suicidio in Italia ma solo per un tipo di malati”.

Il video di Elena: “Avrei preferito morire a casa mia”

La donna ha pure diffuso un commovente video poche ore prima di ottenere il suicidio assistito. Appare lucida e determinata: “Mi chiamo Elena, sono italiana e normalmente sono una persona molto riservata – esordisce – ma ho accettato di raccontarmi perché penso possa essere utile alle persone che si trovano o si troveranno nella mia situazione. Nel luglio 2021 mi hanno diagnosticato un microcitoma polmonare: avevo poche possibilità ma ho deciso di curarmi, anche con sofferenze. Purtroppo non è servito. I medici mi hanno dato pochi mesi di sopravvivenza e mi hanno anche descritto come sarebbero peggiorate le mie condizioni. A quel punto — continua Elena — seguendo anche le mie convinzioni già maturate prima di ammalarmi, ho scelto di terminare io stessa la mia esistenza prima che lo facesse la malattia. Ne ho parlato con la mia famiglia e, al di là del grande dolore, hanno approvato la mia decisione”.

Elena chiarisce anche che “mi sono rivolta a Marco Cappato perché non volevo che i miei familiari potessero subire conseguenze legali accompagnandomi in Svizzera, a Basilea. Invece la decisione è solo mia ed è stata presa sulla base di convinzioni che ho sempre avuto. Ho sempre pensato che ognuno debba decidere sulla propria vita e sulla propria fine, senza imposizioni. Certo – aggiunge – avrei preferito morire nel letto di casa mia stringendo le mani dei miei cari, mia figlia e mio marito, ma questo non è stato possibile e quindi mi trovo qui in Svizzera da sola”. Infine, con sobrietà, la donna invia “un saluto e un bacio a tutti quelli che mi hanno voluto bene”.

Rischio condanna per Cappato

Cappato rischia una condanna fino a 15 anni di carcere perché il caso della signora Elena non è contemplato dalla Corte costituzionale come uno di quelli in cui è ammesso il suicidio assistito, dal momento che l’anziana non era attaccata a macchinari per la sopravvivenza.

 

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