Cronaca

La piccola Diana sepolta con i suoi peluche: rinviati gli esami per capire se è stata sedata dalla madre

Milano, la piccola Diana sepolta con i suoi peluche. Si terranno nei prossimi giorni gli accertamenti tecnici irripetibili sul biberon

La piccola Diana, la bambina morta di stenti a Milano, è stata sepolta con i suoi peluche. Lo scorso 29 luglio sono stati celebrati i funerali della bambina il cui corteo funebre è stato accompagnato da un tripudio di palloncini bianchi verso il cimitero cittadino. Là, parenti e amici si stringono per l’ultimo saluto alla bambina. Diana viene sepolta insieme a due peluche e a diversi mazzi di fiori.

Milano, la piccola Diana sepolta con i suoi peluche

Si scagliano su Alessia Pifferi, la mamma 36enne accusata di omicidio pluriaggravato per aver abbandonato in casa per una settimana la piccola Diana — che avrebbe fatto 18 mesi proprio il 29 luglio — lasciandola morire di stenti in un lettino, chiusa in un bilocale accaldato all’estrema periferia di Milano. Ma puntano anche sulla famiglia, e su quel «sistema» che non ha funzionato, non ha visto, non ha protetto.

Morte di Diana Pifferi, accertamenti sul biberon

Si terranno nei prossimi giorni gli accertamenti tecnici irripetibili sul biberon e il suo beccuccio, sulla boccetta di En e altro materiale disposti dal pm Francesco De Tommasi che indaga sulla morte della piccola Diana, la bimba lasciata per sei giorni a casa sola dalla madre, Alessia Pifferi, in carcere da giovedì della settimana scorsa. Gli esami erano previsti per oggi ma, per una richiesta della difesa, sono stati rinviati.

Inquirenti e investigatori, che stanno ricostruendo quanto è accaduto nei minimi dettagli e stanno scavando nella vita di Alessia Pifferi anche per rintracciare il padre biologico della bambina, intendono tra l’altro verificare se la bimba sia stata stordita con l’En, un potente ansiolitico lasciato in casa da un uomo con cui la madre aveva avuto qualche incontro. Un aspetto fondamentale anche per la qualifica del reato: finora infatti è stata esclusa la premeditazione – è accusata di omicidio volontario pluriaggravato con le aggravanti dei futili motivi, del legame parentale e della minore età della vittima -, che però potrebbe essere contestata alla 36enne se appunto si scoprisse che nel latte erano state versate anche gocce di ansiolitico che, di fatto, avrebbero tenuto la bambina sedata, e da qui il fatto che nessuno dei vicini l’ha mai sentita piangere e lamentarsi.

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