Curiosità

La morte di Topolino: la leggenda dell’episodio perduto

La morte di Topolino: ecco la storia dell’episodio perduto. Si tratta di un video disturbante che rimanda a specifici temi sociali.

Il video della morte di Topolino: un fenomeno di Youtube

Topolino è sicuramente uno dei personaggi più amati e rappresentativi del mondo dell’intrattenimento, infatti, a più di novant’anni esatti dalla sua nascita, continua a riempire le nostre vite con le sue interessanti storie grazie a un incalcolabile numero di cortometraggi, lungometraggi e vivaci fumetti ancora oggi acquistabili in edicola.

Eppure, come in molti sapete, da un bel po’ di tempo sul web gira un video del leggendario topo antropomorfo (nato dalla matita di Walt Disney nel 1928) protagonista di una situazione tanto macabra quanto raccapricciante ma che di certo lancia un’importante riflessione su alcune tematiche che tra poco vedremo.

Stando alla leggenda e alle mille voci che circolano sul suo conto, il corto apparterrebbe effettivamente alla Disney e sarebbe stato realizzato negli anni ’30, ma non fu mai diffuso sul mercato per via dei suoi contenuti disturbanti. Alcune persone, in particolare un critico cinematografico che lo aveva analizzato per un suo saggio, si sarebbe tolto la vita sparandosi in bocca.

Non vi neghiamo che con questo video non abbiamo di certo fatto la scoperta dell’acqua calda e vi confessiamo di averlo visto insieme ad alcuni amici durante il tempo libero, senza risentire i suoi effetti disturbanti a livello psicofisico. Tuttavia, per quanto sia falso il fatto che questo corto possa indurre alla morte, è comunque vero che la sua visione possa impressionare negativamente lo spettatore.

Vi starete chiedendo perché abbiamo deciso di recuperare questa argomento proprio quando Mickey Mouse. Il motivo è semplice: pur non sapendo se il video appartenga effettivamente alla Disney, resta tuttavia innegabile che lo stesso Walt Disney fosse un personaggio ambiguo e famoso per le decine di messaggi subliminali (a sfondo sessuale, politico o massonico) presenti all’interno delle sue opere.

Tra l’altro, per quanto la magia Disney sia effettivamente immensa, resta difficile credere che le creazioni della nota multinazionale statunitense siano prettamente educative e questo possiamo dedurlo da alcuni corti alquanto strambi come ad esempio il Paperino Nazista o episodi curiosi sullo stesso Topolino.

Il video

La morte di Topolino non ha una trama. Si tratta di un video di circa dieci minuti strutturato in due parti. Durante la prima vediamo Topolino camminare in orizzontale sullo schermo, attraversando con sguardo nostalgico una lungo stradone pieno di alberi e case.

In sottofondo, ascoltiamo una musica strana e stonata, come se qualcuno stesse arrangiando un pezzo al pianoforte. Dopo circa tre minuti, l’episodio sembra terminare e lo schermo si colora interamente di nero per quasi un minuto. Ad un certo punto, Topolino e lo sfondo sbucano di nuovo ma con aspetti che tendono a cambiare in maniera sconvolgente nei cinque minuti a seguire.

Il volto del protagonista si fa sempre più inquietante per via di un ghigno che assumerà connotati sempre più macabri e disturbanti. Le case appaiono distrutte e fatiscenti, mentre le fiamme avvolgono il resto della scena. La musichetta iniziale non c’è più e con il passare di minuti si odono suoni sinistri e incomprensibili, fino ad arrivare a urla strazianti che proiettano lo spettatore in un vero incubo.

Il passo di Topolino si fa più veloce, il suo volto diventa più brutto con quel sorriso diabolico e frutto di un disturbo che prende sempre più piede. Nel momento in cui questi terribili particolari esplodono tutti insieme alla loro massima potenza, proprio quando il mondo sembra pronto alla fine, vediamo Topolino afferrare una siringa e infilzarsela velocemente in un braccio (credo, la scena è troppo veloce), per poi cadere rovinosamente a terra privo di vita.

Topolino è morto e nessuno avrebbe mai pensato di vedere una scena simile. Dulcis in fundo, al centro della strada, proprio vicino al povero protagonista ormai esanime, appare per pochi secondi una figura demoniaca che rimanda senza dubbio al satanismo o all’Apocalisse. Il corto finisce con un messaggio in cirillico che tradotto in italiano significa “Le viste dell’Inferno riportano dentro chi le vede”.

Prodotto Disney o un falso?

Perché pensare che questa opera sia riconducibile a Disney e non sia un corto realizzato da qualcun altro? Lo stile non è molto lontano da quello originale e soprattutto, l’apparizione del demonio alla fine del video ci ricorda tanto una scena del film “Le avventure di Bianca e Bernie” che, nella sua prima versione poi riveduta, lascia chiaramente spazio alla figura di una demonessa che compare per un brevissimo istante durante una manovra aerea dei due protagonisti. E’ comunque certo che Disney fosse un personaggio fuori dal comune, così come i suoi disegnatori che non di certo non avevano nulla da invidiargli in fatto di follia e bizzarria.

Tuttavia, viene da pensare che questo video non sia così negativo come sembri. Sono evidenti tematiche che probabilmente gli autori consideravano come i peggiori mali del mondo: la depressione, la tossicodipendenza e il degrado umano, tutti aspetti che riconducono alla tanto temuta fine del genere umano.

Topolino è un personaggio di successo e sa che il mondo, il suo mondo, prima o poi cambierà e questo potrebbe portarlo a vivere una vita fatta di ricordi e nostalgia, sentimenti che  potrebbero trasformarsi in un stato depressivo che lo potrebbero portare a fare la fine di tante altre star di successo. Del resto, egli si colpisce con quella che sembra essere una siringa e non è un caso che il suo aspetto tenda a regredire così come succede a chi è colpito da astinenza alle droghe.

Voi cosa ne pensate? Ecco il link che rimanda al video su youtube:

La morte di Topolino: il video

Pasquale De Prisco

Nato a Napoli il 16 maggio 1986 e residente a Pagani (Sa). Laurea triennale in Lettere presso Università degli Studi di Salerno. Laurea Magistrale in "Informazione, Editoria, Giornalismo" presso Università degli Studi Roma Tre. Ho collaborato con i quotidiani "Le Cronache" e "La Città". Ho lavorato per "MediaNews24", "Blasting News". Blogger del sito "La Puteca di Pakos".

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