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Concordia, la figlia di Schettino su Fb: “De Falco aggredì mio padre per visibilità”

SORRENTO. Sono trascorsi più di cinque anni dal drammatico naufragio della Costa Concordia a largo dell’Isola del Giglio. La vicenda giudiziaria che ne è seguita è diventata di grande interesse nazionale ricoprendo un ruolo preminente anche nei media mainstream. Ora, a distanza di anni e con il padre in carcere, Rossella Schettino, figlia del comandante Francesco Schettino, racconta la sua versione. E lo fa affidandosi a Facebook.

La figlia di Schettino contro De Falco

“Sono giorni che leggo notizie riguardo Gregorio De Falco e un presunto episodio di violenza domestica – esordisce così il lungo post di Rossella Schettino su Facebook. – Ma al di là di quale sia la realtà dei fatti e la misura dell’episodio mi indigna sentire che lui e la moglie si lamentino di essere vittime di strumentalizzazione mediatica. Lamentano inoltre che fatti famigliari e personali vengano riportati dai giornali, la signora De Falco dice ora che vuole siano tutelate le figlie”.

“Ciò che mi indigna è che sia proprio De Falco a ritenersi vittima di una strumentalizzazione mediatica. Proprio lui che con la celebre telefonata del “Vada a bordo ca..o”, crocifisse mediaticamente mio padre – prosegue Rossella Schettino. “Quale tutela ebbi io che all’epoca avevo 15 anni? Quale rispetto e tutela ci fu nei miei confronti? Queste cose non gli interessavano quando rilasciava certe dichiarazioni? Chi diede quella telefonata in pasto ai giornali?”

“Ma davvero vogliamo parlare di cosa sia la strumentalizzazione mediatica? La più grande strumentalizzazione mediatica mai fatta in Italia è stata proprio la sua telefonata: quella del “Vada a bordo ca..o” Quella è stata una telefonata dai toni volgari, aggressivi, intimidatori e soprattutto fu totalmente inutile ai fini della gestione dell’emergenza.

De Falco in quella telefonata dimostrò di non sapere neppure quale fosse la situazione in quel momento, ignorava completamente le informazioni e non era interessato a collaborare con chi era sul campo come mio padre. Continuava a dare ordini impraticabili come quello di risalire a bordo di una nave ribaltata di 90° (e non fatevi ingannare da chi dice che ci fu chi risalì, nessuno tornò a bordo a quell’ora, in quella condizione ormai definitiva di ribaltamento, da quel lato della nave e senza ricevere il supporto tecnico necessario, ciò che veniva richiesto a mio padre era impossibile). Faceva richieste inutili, come la conta e la suddivisione dei passeggeri. Si ostinava a dire “adesso comando io”, come se davvero avesse potuto farlo con il suo ruolo e da 140 km di distanza.

Ma la cosa più grave fu la divulgazione di quella telefonata nell’esclusivo interesse di De Falco. Fu utile solo a lui che ottenne la visibilità e la notorietà cui ambiva. Quella telefonata doveva rimanere agli atti processuali come tutte le telefonate intercorse quella notte. Invece, stranamente, il file venne fatto pervenire alla stampa come se una lunga mano sapesse esattamente dove attingere.

Ricordo che a seguito di quella divulgazione venne aperto un fascicolo per fuga di notizie dimenticato poi chissà dove e chissà perché.

Non dimentico neppure che accusò mio padre di aver portato via la scatola nera della nave, salvo poi dover ritrattare quell’accusa il giorno successivo”, si conclude il post.

 

 

 

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