Economia

Spunta la pensione di garanzia per giovani e precari | Come funziona

Una pensione integrata di garanzia per giovani e precari. Come funziona? Vediamo insieme tutte le proposte

Una pensione integrata di garanzia per giovani e precari. Da far maturare quando quella maturata è sotto un minimo considerato vitale. Da attivare permettendo al beneficiario di recuperare ai fini contributivi gli anni di studio, formazione, ricerca del lavoro e maternità. Questa è la proposta che la Cgil porterà al tavolo di Mario Draghi sulla revisione della Legge Fornero. Una proposta che vuole regolare il sistema del welfare in modo da accordarlo al lavoro che cambia. Con le carriere intermittenti, i part time involontari e gli stipendi bassi. E che potrebbe avere un effetto deflagrante quando si andrà in pensione soltanto con il sistema contributivo.

Pensione di garanzia per giovani e precari, come funziona

Il piano della pensione di garanzia nasce dal fatto che molti lavoratori, con carriere discontinue nonostante la lunghezza, potrebbero avere in futuro pensioni di importo veramente limitato, al punto da necessitare interventi di assistenza. Che fare dunque? La proposta che circola da molto tempo, mai presa in considerazione da alcun governo, è quella di un fisso di circa 1000 euro lordi al mese di pensione a partire dai 65 anni anagrafici, con 40 anni di lavoro (ma lavoro inteso con tutti gli anni compres, anche quelli con buchi contributivi). Nessuno anticipo pensionistico dunque, con il vantaggio per le casse dello Stato di spostare la spesa in avanti, senza dover riempire direttamente i buchi contributivi dei precari ora.

“Intervenendo ‘ex post’ al momento del pensionamento – spiegava qualche tempo fa il professor Raitano al Manifesto – la misura destinerebbe poi la spesa unicamente a quelli effettivamente con problemi di inadeguatezza della pensione; non riguarderebbe infatti coloro, che dopo anni di precariato, hanno fatto una carriera stabile. Infine incentiva ad impegnarsi a lavorare, dato che la garanzia cresce con l’attività o l’età di ritiro”.

Oggi di pensione di garanzia per i giovani si torna a parlare. Quando si andrà in pensione per intero col sistema contributivo, incassando cioè solo i contributi versati e rivalutati? Succederà dal 2035 per coloro che hanno iniziato a lavorare dal 1996.

Le vie d’uscita saranno quattro e tutte impegnative – riepiloga oggi Repubblica – perché i loro requisiti sono mobili e crescono con la speranza di vita: “Ci sarà una pensione anticipata che si può stimare a 66 anni (dai 64 di oggi) con 20 di contributi, ma solo se la pensione è 2,8 volte l’assegno sociale (oggi circa 1.300 euro). Una pensione di vecchiaia a 69 anni (oggi 67) con 20 di contributi, ma solo se pari a 1,5 volte l’assegno sociale (oggi circa 700 euro). Una pensione di vecchiaia a 73 anni con almeno 5 anni di contribuzione. E una pensione anticipata con 44-45 anni di contributi, a prescindere dall’età (oggi siamo a 41-42 anni e 10 mesi)”.

Pensione per giovani e precari: “Per avere un domani dignitoso”

Il problema è lampante: chi lavora a intermittenza, con stipendi bassi, rischia grosso: “I vincoli d’accesso – 2,8 e 1,5 volte l’assegno sociale – rischiano di tenere fuori molti che pur avendo età e contributi non hanno maturato assegni abbastanza ‘ricchi'”. Non è tutto: per i giovani e meno giovani di oggi, totalmente contributivi, non esiste integrazione al minimo (oggi 515 euro). La pensione di garanzia è una necessità per tutelare chi avrebbe assegni “da pvertà assoluta”.

Sul tavolo del confronto sindacati-governo ci sarà quindi la proposta della Cgil basata in parte sui suggerimenti di Reitano, ovvero integrare tutte le pensioni future che non arrivano a una soglia tipo o benchmark, elaborata secondo alcune ipotesi (ad esempio a partire dal 60% di un reddito medio). L’integrazione – a carico dei conti pubblici – scatterebbe solo al raggiungimento dei requisiti di legge per uscire (età più contributi o solo contributi). Ma le soglie di accesso (2,8 e 1,5 volte l’assegno sociale) fino a quando non saranno cambiate spingeranno molti a poter chiedere la pensione di garanzia solo da over 70 o con molti contributi accumulati (44-45 anni) da redditi poveri, come per i tanti part-time involontari delle donne o per una vita di lavoretti.

Nella proposta della Cgil ci sarebbe poi anche una valorizzazione contributiva per una parte dei “buchi” accumulati nel tempo causa studio, maternità, congedi per cura, e buchi tra un contratto a tempo e un altro.

La pensione non è un sussidio

La pensione di garanzia non è un sussidio, non è un regalo, non deve andare a tutti, ma solo a chi ne ha bisogno – dice Ezio Cigna, responsabile previdenza della Cgil – Serve ora per incentivare chi lavora a stare in regola e per avere un domani dignitoso”.

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