Palazzo Donna Anna di Posillipo: dimora di anime perdute

fantasma

Il palazzo di Donna Anna di Posillipo, Napoli, è un'antica dimora diroccata ed incompiuta che cela vecchie storie di fantasmi, d'amore e gelosia

Il palazzo Donn’Anna, ubicato all’inizio di via Posillipo, è un palazzo monumentale del XVII secolo, nonché uno dei più celebri palazzi di Napoli. L’opera affascina per la sua maestosa bellezza, eleganza ingentilita dai tratti barocchi, non è l’unico motivo per cui i passanti vengono attratti da questo palazzo che si erge sull’acqua, tutti aspettano di vedere l’anima di un amante sventurato della Regina Giovanna II d’Angiò.


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La leggenda del palazzo Donna Anna a Posillipo, Napoli

A Posillipo, si narra la leggenda di un palazzo che sorge sull’acqua, palazzo di stupefacente bellezza, è il Palazzo Donn’Anna.

Secondo i pescatori che stendevano le loro reti nel mare di Posillipo, le ombre che si cercavano e si rincorrevano lamentandosi sulle terrazze a strapiombo sul mare erano gli spiriti degli amanti della Regina Giovanna la quale proprio laddove sorge il magnifico palazzo aveva una villa nei cui trabocchetti li precipitava dopo gli incontri amorosi, per evitare che rivelassero i suoi vizi e la sua lussuria.

Questa storia fatta di intrighi e passioni è la leggenda che più stuzzica il turista e lo porta a conoscere le origini del palazzo. In realtà, c’è molto di più, molte più presenze che dimorano la struttura diroccata e non sono tutte da attribuire alla voracità lussuriosa della Regina Giovanna II d’Angiò come molti pensano.

Per i napoletani che fondono nella Regina Giovanna le figure storiche della sfortunata Giovanna I d’Angiò e della depravata Giovanna II d’Angiò-Durazzo, attribuendole le disgrazie e i vizi dell’una e dell’altra, non vi è luogo di Napoli e dintorni, da Sorrento a Procida in cui la dissoluta regina non si sia divertita e poi ammazzato il suo amante, ma almeno questa volta però le angioine sono innocenti ed i fantasmi del Palazzo raccontano tutt’altra storia.

Nelle credenze popolari Donn’Anna viene confusa con la famosa e discussa regina Giovanna d’Angiò che qui, appunto, avrebbe incontrato i suoi giovani amanti, scelti fra prestanti pescatori e con i quali trascorreva appassionate notti di amore, per poi ammazzarli all’alba facendoli precipitare dal palazzo.

Leggenda vuole che le anime di questi sventurati giovanotti tuttora si aggirino nei sotterranei dell‘antica dimora, affacciandosi al mare ed emettendo lamenti. Altri invece raccontano che la regina facesse uscire il suo amante con una barca a remi dall’entrata che dà sul mare, quella che oggi è possibile vedere dalla spiaggia, tuttora usata dagli inquilini per accedere alle imbarcazioni.

Storie d’amore e di gelosia

Palazzo Donn’Anna, prende il nome da Donna Anna Carafa della Stadera, principessa di Staglieno e duchessa di Sabbioneta che a seguito della morte del padre e dei fratelli divenne erede di un patrimonio enorme, tanto da essere considerata all’epoca “la prima dote di Europa”.

Bellissima, ambiziosa e spregiudicata, Donn’Anna mirava molto in alto e poco più che trentenne accettò di sposare don Ramiro Núñez de Guzmán, duca di Medina de las Torres avendo avuto assicurazione che sarebbe stato nominato vicerè di Napoli, cosa che avvenne circa un anno dopo il suo matrimonio. Divenuta la donna più potente del Vicereame, Donn’Anna affidò a Bartolomeo Picchiatti e a Cosimo Fanzago che furono i principali esponenti del cosiddetto barocco napoletano, la costruzione di un Palazzo a Posillipo, sui luoghi in cui possedeva una villa ereditata dal padre.

Siamo agli inizi degli anni quaranta del XVII secolo, solo qualche anno prima della rivolta di Masaniello, e il palazzo di Donna Anna già prima  ancora di essere completato diventò una vera e propria reggia frequentata da tutta la nobiltà spagnola e napoletana che accorreva alle frequenti e splendide feste che vi si tenevano ed agli spettacoli che venivano allestiti nel teatro che si affacciava sul mare di fronte allo splendido golfo di Napoli.

Durante una di quelle feste era stato allestito uno spettacolo in cui i protagonisti, secondo la moda francese, erano tutti nobili. Quella sera tra gli attori improvvisati c’era la bellissima Donna Mercedes de las Torres, nipote della duchessa, che recitava nel ruolo della schiava innamorata del suo padrone interpretato da Gaetano di Casapesenna, in segreto, suo amante. Si dà il caso che Casapesenna era stato, in precedenza, anche amante della duchessa Anna che nutriva ora dei sospetti su una storia tra la sua bella nipote spagnola e il nobile Gaetano. Furono le battute così naturali e i ruoli troppo spontanei che rivelarono la relazione tra i due.

Donna Anna era folle di invidia e gelosia. Fu solo l’inizio di una serie di furibonde liti tra le due donne che iniziarono a scontrarsi violentemente fino a quando Donna Mercedes scomparve misteriosamente. Si dice che si fosse chiusa in convento a seguito di un’improvvisa vocazione religiosa, in realtà pagò probabilmente con la vita la gelosia di Donna Anna.

Gaetano di Casapesenna la cercò ovunque in Italia, in Francia, in Spagna e finanche in Ungheria, fino a quando non morì in battaglia, pensando ancora alla sua amata.

Ma la durezza e la gelosia di Donna Anna non rimasero impunite, infatti, dopo che il marito fu richiamato in Spagna morì, forse, proprio consumata dal dolore e dalla solitudine, lasciando incompiuto il fantastico palazzo che iniziò ben presto ad andare in rovina. Oggi l’anima tormentata della crudele e folle duchessa vaga ancora per le rovine della sua dimora.

Così Matilde Serao si esprime in merito alla leggenda di Palazzo Donn’Anna: Quei fantasmi sono quelli degli amanti? O divini, divini fantasmi! Perché non possiamo anche noi, come voi, spasimare d’amore anche dopo la morte?  M. Serao, Il palazzo dogn’Anna, in Leggende napoletane, Roma, Edoardo Perino, 1895.

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