Cronaca

Covid, in Italia 718 morti: mai così tanti da metà dicembre, le riaperture si allontanano

Nuovo record di morti per Covid in Italia: riaperture lontane. Oggi 718 i decessi, mai così tanti da metà dicembre

L’Italia registra un nuovo, triste, record di morti per Covid. Il bollettino dell’emergenza Coronavirus di oggi, venerdì aprile, infatti, segnala 718 nuovi decessi a causa del Covid. Si tratta del dato più alto registrato dall’inizio del nuovo anno, per la precisione dallo scorso 15 dicembre quando le vittime furono 846. I nuovi casi di positività invece sono 18938.

Covid, nuovo record di morti in Italia: riaperture lontane

Un dato, quello dei decessi, ancora troppo alto e che allontana le possibili riaperture delle attività dal 20 aprile. Del resto proprio ieri, giovedì 8 aprile, il premier Mario Draghi ha sottolineato che la ripresa della maggior parte delle attività commerciali è inevitabilmente legata all’andamento dei contagi e soprattutto alla riduzione della mortalità.


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“È venuto il momento di prendere decisioni” sulle fasce di età per le vaccinazioni. “Questo è al centro delle riaperture. Se riduciamo il rischio di morte nelle classi più esposte al rischio è chiaro che si riapre con più tranquillità” ha detto il presidente del Consiglio Mario Draghi. “La disponibilità dei vaccini c’è e ora tocca al commissario che lavora bene. Il lavoro procede a spron battuto, ora si tratta di fare delle scelte”.

La precisazione sul numero dei morti

Successivamente alla pubblicazione del bollettino giornaliero, il direttore della Prevenzione del ministero della Salute, ha spiegato: “Il dato delle morti non è 718, ma 460. Si tratta di un aggiustamento perché la Sicilia ha caricato dati antecedenti pari a258 decessi. I decessi sono quindi 460, che resta un numero ancora elevato”.

Perché in Italia si muore ancora così tanto a causa del Covid

In Italia, dati alla mano, si muore più che negli altri Paesi per Covid. Con 43 vittime a settimana per milione di abitanti, l’Italia è il Paese con il maggior numero di decessi COVID tra i principali Stati dell’Unione europea. Parte da questa riflessione il report del Corriere della Sera. Un triste primato che è il risultato di errori che vale la pena mettere in fila, per affrontare con maggiore consapevolezza il futuro.

Un aspetto decisivo è quello del ritardo con cui si sono decise le chiusure durante la seconda e terza ondata: una rincorsa al rallentatore. Se a marzo del 2020 fummo i primi a chiudere, a ottobre si è optato per “il sistema a zone quando le cose andavano molto male, con 350 morti al giorno. A Londra avevano già chiuso negozi, palestre e ristoranti da quasi due settimane, dopo aver toccato i 120 morti in 24 ore. E da allora, dopo aver fermato anche le scuole il 6 gennaio, il Regno Unito ha mantenuto restrizioni ferree. La Germania aveva preso misure simili dal 2 novembre, e dal 16 dicembre ha fatto scattare un lockdown ancora più duro. Idem per la Francia, che dal 30 ottobre ha tenuto aperte solo le scuole, fino alla recente resa, aggiungendo un coprifuoco che cominciava alle 18″.


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Il sito del Ministero della Salute

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