Cronaca

I resti di 9 uomini di Neanderthal ritrovati in una grotta del Circeo

Le eccezionali immagini del ritrovamento nella Grotta Guattari

Eccezionale scoperta archeologica nella Grotta Guattari al Circeo, uno dei più importanti siti del paleolitico: la recente campagna di scavi ha portato al ritrovamento dei resti di 9 uomini di Neanderthal in una zona della grotta che non ancora mai stata esplorata. Scoperta casualmente nel 1939, grazie al ritrovamento del primo cranio, la Grotta Guattari è rimasta intatta grazie ad un crollo che l’ha come “sigillata”, circa 60mila anni fa.

I resti di 9 uomini di Neanderthal ritrovati nella Grotta Guattari al Circeo

Un viaggio nel tempo lungo oltre 100mila anni, quando il territorio del Lazio, intorno al monte Circeo, era abitato dagli uomini di Neanderthal, ‘cugini’ più anziani e poi misteriosamente estinti dell’homo sapiens. Ma anche da animali feroci, iene, rinoceronti, orsi delle caverne.


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Archeologi, paleontologi, antropologi, archeobotanici che da ottobre 2020 sono impegnati in una nuova campagna di scavo condotta dalla soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio di Frosinone e Latina in collaborazione con l’Università di Tor Vergata al Circeo, nella Grotta Guattari, uno dei più importanti siti del paleolitico medio, che ora si arricchisce di un nuovo eccezionale ritrovamento con i resti riportati alla luce di 9 individui di Neanderthal e di un incredibile numero di preziosi fossili, animali e vegetali.


 

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Una grande apertura alla base del cranio, come se la mano di qualcuno fosse intervenuta per aprire quelle teste, magari per mangiarne il cervello: è questa la particolarità che accomuna tutti i crani ritrovati all’interno della grotta Guattari, dove una nuova campagna di scavi condotta dalla soprintendenza archeologica delle province di Latina e Frosinone insieme con l’Università di Tor Vergata ha portato alla clamorosa scoperta, annunciata oggi dal Ministro Franceschini, del ritrovamento dei resti compatibili con 9 individui di Neanderthal.



Scoperta casualmente nel 1939, la Grotta Guattari, studiata dal paleontologo Alberto Carlo Blanc, era stata in pratica sigillata da un crollo 60mila anni fa. Già negli anni ’40 era considerata di grande importanza. questo per il ritrovamento allora di una calotta cranica straordinariamente ben conservata, ma anche perché al suo interno tutto è rimasto come in quel tempo lontanissimo. Il nuovo intervento, fatto con l’aiuto di tecnologie e competenze che 80 anni fa non erano neppure immaginabili e allargato ad una zona della grotta che non era mai stata indagata, apre ora scenari di enorme interesse per la ricerca.


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