Cronaca

Truffa, concussione e peculato: chiesti 7 anni e 11 mesi per l’ex sindaco di Riace, Mimmo Lucano

Per la compagna di Lucano, Lemlem Tesfahun, il pm ha chiesto 4 anni e 4 mesi.

Richiesta condanna a 7 anni e 11 mesi per l’ex sindaco di Riace, Mimmo Lucano: le accuse per lui sono associazione a delinquere, abuso d’ufficio, truffa, concussione, peculato, turbativa d’asta, falsità ideologica e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Richiesta condanna a 7 anni e 11 mesi per l’ex sindaco di Riace, Mimmo Lucano

Sette anni e undici mesi di reclusione: è questa la richiesta di condanna avanzata dal pm di Locri Michele Permunian a carico dell’ex sindaco di Riace Domenico “Mimmo” Lucano, accusato nel processo “Xenia” di associazione a delinquere, abuso d’ufficio, truffa, concussione, peculato, turbativa d’asta, falsità ideologica e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina per presunti illeciti nella gestione del sistema di accoglienza dei migranti nel centro della Locride che era divenuto famoso in tutto il mondo proprio per le politiche sui migranti portate avanti. Per la compagna di Lucano, Lemlem Tesfahun, il pm ha chiesto 4 anni e 4 mesi.

L’accusa ha poi chiesto tre assoluzioni e per gli altri imputati condanne pene da un minimo di 6 mesi a un massimo 7 anni e 11 mesi. Nella sua requisitoria il pm ha sostenuto tra l’altro che “è stata smentita la tesi difensiva che parlava di processo ‘politico’”

Chi è Mimmo Lucano

Domenico Lucano, detto Mimmo è balzato agli onori della cronaca per il suo approccio nella gestione dei rifugiati politici e immigrati in genere, nel contesto della crisi europea dei migranti. Circa 450 tra rifugiati e immigrati si sono stabiliti nel piccolo villaggio ionico accanto ai suoi 1800 abitanti.

Nell’ottobre 2017 il sindaco Lucano è iscritto tra gli indagati dalla Procura di Locri in merito alla gestione del sistema dell’accoglienza: i reati contestati sono truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche ai danni dello Stato e dell’Unione europea, concussione e abuso d’ufficio.

Il 2 ottobre 2018, a conclusione dell’operazione Xenia, viene messo agli arresti domiciliari con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e illeciti nell’affidamento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti (il giudice dichiara però infondate le accuse di concussione, truffa allo stato e abuso d’ufficio). In particolare secondo il prefetto la gestione dei fondi è stata superficiale ma non è sopravvenuto alcun illecito da essa. Rimangono le accuse di aver collaborato per fare un matrimonio combinato per far ottenere il permesso ad una donna nigeriana di rimanere a Riace e di aver forzato la procedura per assegnare la gestione rifiuti di Riace alle cooperative Ecoriace e Aquilone. Il prefetto lo sospende da Sindaco.

Il 16 ottobre 2018 il tribunale del Riesame revoca i domiciliari ma sancisce il divieto di dimora a Riace. Il 26 febbraio 2019 la cassazione annulla il divieto di dimora, decisione che tuttavia verrà applicata dal tribunale di Locri solo a settembre.

L’11 aprile 2019 Lucano viene rinviato a giudizio per abuso d’ufficio e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Il 12 aprile 2019 viene iscritto nel registro degli indagati insieme ad altre nove persone per truffa e falso in relazione alla gestione dei migranti a Riace. Nel dicembre 2019 riceve un ulteriore avviso di garanzia in relazione al rilascio di documenti d’identità a immigrati ospiti nei centri di accoglienza.

Il “modello Riace”

Il sistema d’accoglienza che il sindaco ha messo in pratica è stato definito Modello Riace e consiste in diverse azioni intraprese nel corso degli anni: aderire al sistema SPRAR, ottenere fondi regionali o mutui per la ristrutturazione delle case dismesse e attraverso le associazioni dare accoglienza e ospitalità ai rifugiati e ai richiedenti asilo che potranno lavorare nel comune attraverso laboratori artigiani di tessitura, lavorazione del vetro, confettura. Tra le altre misure intraprese in attesa dell’erogazione in ritardo dei fondi risulta la creazione della moneta locale l’euro di Riace, una sorta di bonus di spesa del taglio di 1,2,10,20,50 e 100 euro utilizzabile anche dai turisti. Nel 2017, il modello coinvolgeva 550 migranti ospitati a Riace, ma dalla cittadina ne erano passati almeno 6000.

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