La chiesa di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta: leggenda del “diavolo maiale”

diavolo maiale

La chiesa santa Maria maggiore alla Pietrasanta, la prima chiesa partenopea in onore della Vergine, edificata per combattere il Diavolo

La chiesa di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta, una chiesa basilicale del centro storico di Napoli, è tra le più interessanti dal punto di vista storico ed artistico. Fu la prima chiesa della città ad essere dedicata alla Vergine Maria. Si narra ci sia una leggenda legata alla sua fondazione voluta fortemente dal vescovo Pomponio, nel 533 d. C., il quale, una notte, fu esortato, dalla Vergine in una visione, ad erigere in suo onore una chiesa lì dove la presenza del Diavolo fosse più forte.


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Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta, a Napoli: la prima chiesa dedicata alla Vergine

L’edificio sorse nel VI secolo come basilica paleocristiana su una struttura di epoca romana, probabilmente un tempio dedicato a Diana. La chiesa attuale fu eretta tra 1653 e il 1678 su progetto di Cosimo Fanzago che la riedificò in chiave barocca.

Notevole è la facciata il cui frontone è stato rimosso in seguito alla seconda guerra mondiale. Questa presenta un portale realizzato da Pietro Sanbarberio nel 1675.

Ulteriori restauri furono compiuti:

  • Tra il XVIII ed il XIX secolo
  • Nel 1803 il complesso conventuale venne adibito a caserma dei pompieri
  • I bombardamenti della seconda guerra mondiale colpirono gravemente la struttura religiosa ed il restauro fu portato a termine nel 1976
  • La chiesa è rimasta chiusa per decenni
  • Ad oggi risulta riaperta ed è visitabile, ma svolge la funzione di auditorium

Le origini e la descrizione della chiesa che sorge sull’antico tempio di Diana

Venne chiamata “della Pietrasanta” perché all’interno veniva custodita una pietra che, quando la si baciava procurava l’indulgenza. La tradizione vuole che vi sia stato sepolto papa Evaristo.

  • Il campanile, in laterizio, è in stile romanico e risale all’XI secolo. Si tratta di una delle più antiche torri campanarie d’Italia e conserva numerosi elementi architettonici e iscrizioni di epoca romana, in marmo, rilavorati e riutilizzati come blocchi da costruzione, in particolare alla base della struttura. Tale particolarità è dovuta al fatto che nello stesso luogo sorgeva in epoca Romana un grande tempio romano dedicato alla Dea Diana.
  • Sul lato della base che affaccia sul Decumano Maggiore è possibile notare un blocco di marmo intarsiato e un’ara, entrambi di epoca romana.
  • La facciata della chiesa è addossata ad un corpo laterale composto dalla Cappella Pontano e dalla settecentesca Cappella del Salvatore.

Il prospetto della chiesa si eleva su due ordini collegati da volute in pietra stuccata:

  • il primo ionico
  • il secondo corinzio, oggi non più visibile a seguito del crollo del timpano superiore, terminando così le lesene con il collo del capitello.

La parte inferiore presenta una rampa d’accesso che conduce al maestoso portale in marmo bianco, incassonato in un arco cieco, realizzato dallo scappellino Pietro Sanbarberio.

I laterali della chiesa sono a vista, infatti si notano le volte estradossate del transetto, mentre ai lati dell’intersezione fra i bracci si sviluppano le cappelle.

Le finestre sono a nudo e inclinate rispetto all’asse orizzontale.

L’interno, a pianta combinata che pone particolare attenzione sulla spazialità creata dal gioco delle volte a calotta e cupole, presenta una decorazione in stucco con ordine gigante di lesene corinzie. La pavimentazione in maiolica risale al XVIII secolo e fu realizzata da Giuseppe Massa. In una cappella furono collocate sculture di Matteo Bottiglieri.

Nella cripta vi sono i resti dell’antica basilica paleocristiana e si conservano i frammenti di un antico mosaico di epoca romana. Nel 2011 gli speologi hanno rinvenuto nel sottosuolo della chiesa dei simboli templari. I simboli, ricercati da sempre dagli archeologici e speleologi napoletani, sono stati infissi nell’acquedotto sottostante la struttura in oggetto.

In realtà le suddette incisioni cruciformi ritrovate sulle pareti del Formale di via Tribunali sono ascrivibili a quei segni realizzati nella gran parte dei cunicoli, delle cisterne e delle cave presenti in tutta la città di Napoli. Sono rappresentazioni devozionali e da enunciare sono che nei secoli hanno inciso nella pietra come simboli protettori. Durante gli ultimi restauri, è stato rinvenuto il feretro del celebre scienziato teanese Stefano Delle Chiaie. Venne qui deposto per volere dell’accademia nel 1860.

La leggenda del diavolo che terrorizza gli abitanti sotto forma di maiale

Secondo questa leggenda il Vescovo Pomponio decise di far edificare la chiesa dopo che la Vergine Maria gli apparve in sogno chiedendogli di realizzare un santuario a lei dedicato. Gli spiegò che la Basilica avrebbe contrastato la presenza del diavolo che, sotto forma di maiale, compariva tutte le notti nella zona compresa tra Piazza Miraglia e il centro antico, spaventando con il suo grugnito infernale i residenti e cercando di insinuarsi nelle vite dei fedeli.


diavolo maiale

La Madonna gli suggerì di farlo costruire nel luogo in cui la presenza del diavolo era più forte per sconfiggere il male, durante i secoli a venire, i vescovi continuarono a sgozzare, affacciati alla finestra della basilica, un’enorme scrofa. La pratica fu poi abbandonata perché ritenuta vergognosa.

La Vergine inoltre suggerì al vescovo di costruire la chiesa solo dopo aver trovato una pietra di marmo celata sotto al terreno da un panno di colore celeste. Questa pietra aveva il potere di concedere l’indulgenza a coloro che la baciavano. La tradizione vuole che sotto di essa sia stato sepolto papa Evaristo, celebrato il 27 ottobre dalla Chiesa. Ma a distanza di anni la pietra non è mai stata trovata. Eppure queste parole bastarono a Pomponio per far erigere, nel giro di pochi anni, la basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta.

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