Cronaca

Saronno, corruzione all’obitorio per vedere le salme dei parenti col Covid: 10 misure cautelari

L’inchiesta ha portato a due arresti e otto misure interdittive per impresari funebri, dipendenti dell'obitorio e medici

A Saronno è stato scoperto un giro di corruzione e mazzette. I parenti pagavano illecitamente per vedere le salme dei parenti con il Covid, violando le norme che limitano i contagi.

Corruzione all’obitorio di Saronno

I dipendenti dell’obitorio di Saronno ricevevano delle mazzette per consentire ai loro familiari di vedere le salme positive al Covid, in violazione delle norme per limitare il contagio. C’è anche questa tra le contestazioni della Procura di Busto Arsizio e dei carabinieri di Saronno nell’ambito dell’indagine su presunti episodi di corruzione all’obitorio dell’ospedale della cittadina in provincia di Como che ha portato a due arresti e otto misure interdittive.

Le misure cautelari

Le misure cautelari sono: due di divieto di esercizio della professione medica, 4 di divieto dall’esercizio della professione di impresario funebre, due di sospensione dall’esercizio di mansioni di addetto all’obitorio con divieto di concludere contratti con la pubblica amministrazione.

I reati ipotizzati a vario titolo sono corruzione di incaricato di pubblico servizio, peculato, furto, truffa, falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale.

L’inchiesta

L’inchiesta risale al novembre 2020, dopo alcune segnalazioni pervenute ai carabinieri e arrivate alla direzione sanitaria. Secondo gli inquirenti, 4 titolari delle pompe funebri avrebbero pagato alcuni dipendenti, uno dei quali arrestato, per ‘orientare’ i parenti dei defunti alla scelta dell’impresa a cui affidare il servizio funebre, ottenere informazioni, vestire e ricomporre le salme.

A due medici viene contestato di avere rilasciato falsi certificati di malattia a dipendenti pubblici e privati che venivano stipendiati senza lavorare. Un’addetta dell’obitorio dell’ospedale di Saronno, messa ai domiciliari, durante i periodi di assenza dal lavoro per malattia avrebbe lavorato come dipendente negli studi dei medici dai quali sarebbe stata certificata come finta malata. Infine, a chiudere il quadro investigativo, due dipendenti dell’obitorio avrebbero rubato materiale sanitario e di pulizia dell’ospedale di Saronno per venderlo.

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