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Spunta il primo sindacato in una sede di Amazon negli Stati Uniti

Dopo anni di lotte arriva il primo sindacato in una sede di Amazon negli Stati Uniti: i lavoratori raggiungono un risultato storico malgrado la contrarietà dell'azienda

Dopo anni di svariati tentativi, i lavoratori di un Hub Amazon negli Stati Uniti hanno aderito ad un sindacato. Il risultato è storico: altri tentativi si erano arenati ed il colosso americano dell’e-commerce appariva impermeabile ad ogni forma di contrattazione sindacale. In tal senso, i lavoratori del magazzino di Staten Island potranno iscriversi al sindacato ALU (Amazon Labour Union) creando un precedente importante.

I precedenti tentativi di istaurare sindacati nelle sedi di Amazon

Lo storico risultato è frutto di una battaglia perpetrata negli anni dagli stessi lavoratori dell’azienda americana. Infatti, già nel 2020, i lavoratori si erano mossi sulla medesima linea, percependo il bisogno di essere maggiormente tutelati contro il granitico potere dell’azienda leader del mercato online. La necessità è stata altresì avvertita dai lavoratori durante la pandemia, ovvero quando un dipendente, Chris Smalls, venne licenziato durante le proteste organizzate contro l’assenza di misure anti- Covid.


lavoro amazon assume

 

I precedenti referendum volti alla sindacalizzazione delle filiali dell’azienda, però, non hanno riscosso lo stesso successo, nonostante le costanti pressioni dei dipendenti. Nel 2021, infatti, tra le polemiche ed i voti contesi Amazon riuscì a scacciare le richieste dei lavoratori con una flebile vittoria. Con 993 voti contrari e 875 favorevoli, dall’interno, l’azienda riuscì a frenare il referendum promosso nell’impianto di Bressemer in Alabama, suscitando nuove polemiche.

Spunta il primo sindacato in una sede di Amazon negli Stati Uniti

Per raggiungere l’inaspettato risultato ci sono voluti oltre cinque giorni. Dal 25 marzo le votazioni del referendum sono andate avanti coinvolgendo una grossa parte dei lavoratori dello stabilimento di Staten Island, Hub di smistamento nella città di New York.

I risultati schiaccianti del referendum potrebbero spianare la strada ad ulteriori sindacalizzazioni delle disparate filiali dell’azienda, nonostante i continui ostacoli ed impedimenti all’ingresso dei sindacati. Secondo gli stessi dipendenti, Amazon è sempre stata contraria ad un’apertura verso la formazione di sindacati nei suoi stabilimenti, talvolta ricorrendo anche a pratiche ritenute intimidatorie. A denotarlo è il massivo inoltro di sms contro la campagna di sindacalizzazione e le continue pressioni sui lavoratori.

L’inattesa vittoria del referendum appare ancor più incredibile a causa dei riflettori puntati da una precedente inchiesta giornalistica del New York Times, in cui venivano denunciati i comportamenti dell’azienda e le difficili condizioni di lavoro proprio nello stabilimento di Staten Island.

Quale reazione di Amazon?

Al fine di incentivare altri referendum, il risultato ottenuto nello stabilimento di Staten Island potrebbe rivelarsi storico: i lavoratori di altri stabilimenti sicuramente avranno accolto, con differenti umori, la notizia.

Le precedenti manifestazioni e rivendicazioni da parte dei dipendenti potranno avere un seguito. Ciò permette di solcare un continuum tra le proteste organizzate da associazioni e lavoratori ed il risultato ottenuto. Forse, in tali condizioni, Amazon potrebbe maggiormente assecondare le richieste ricevute in questi anni: dall’aumento di salari (che sono già ben oltre il tetto del salario minimo federale) ad una flessione degli irrefrenabili ritmi di lavoro imposti negli stabilimenti.

Le difficoltà dei sindacati e la storia di Chris Smalls

Una rapida estensione delle garanzie sindacali anche agli altri stabilimenti non sarà così immediata, nonostante il traguardo storico. I lavoratori americani non hanno significative rappresentanze ed i sindacati, di default molto meno influenti, incontreranno una fervida opposizione dell’azienda. Inoltre, riprendendo l’esito del referendum promosso in Alabama, non è neppur detto che una rapida sindacalizzazione possa essere accolta di buon occhio da tutti i dipendenti, pressati o meno dall’azienda.

La notizia sarà stata sicuramente accolta di buon grado, d’altro canto, dagli attivisti del medesimo centro di distribuzione di Staten Island, alle porte di New York, ovvero proprio dove venne licenziato Chris Smalls, a seguito dello sciopero organizzato contro la presunta inerzia dell’azienda in merito all’introduzione di misure anti-Covid. Tale accadimento spinse il giovane a fondare, partendo dal nulla, il sindacato Amazon Labor Union, attraverso finanziamenti online e piattaforme come GoFoundMe. Ed è proprio per questo, così come nella storia narrata nella Bibbia di Davide contro Golia, che il risultato assume caratteri ancor più sorprendenti. Dopo  solo due anni dal licenziamento, Chris Smalls l’ha finalmente spuntata riuscendo ad introdurre una rappresentanza sindacale, per la prima volta, all’interno del gigante Amazon.

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