Almanacco

Berlino, il 2 maggio del 1945 i sovietici conquistano la capitale del Terzo Reich

Ridotta a un cumulo di macerie e con i suoi abitanti allo sbando e alla fame, Berlino fu condotta alla definitiva rovina dalle ultime sacche di follia criminale della dirigenza nazista. In diciassette lunghi giorni i sovietici conquistano la capitale del Terzo Reich nel teatro europeo della Seconda Guerra Mondiale. Questo avvenimento ha decretato anche la fine del conflitto bellico sul fronte occidentale, proseguito, invece, su quello del Pacifico.

2 maggio 1945: i sovietici conquistano Berlino

I sovietici, in netta superiorità numerica e di mezzi terrestri e aerei, riuscirono, al comando del maresciallo Georgij Žukov e del maresciallo Ivan Konev, a portare a termine la loro missione, a distruggere o catturare il grosso delle forze nemiche e ad ottenere la resa di Berlino (2 maggio 1945).

Fatti antecedenti

Lo sbarco in Normandia, compiuto dagli alleati ad ovest, e l’Operazione Bagration, condotta con successo a est dall’Unione Sovietica, avevano costretto le truppe tedesche a ripiegare sempre più entro i confini nazionali. In particolare da questo secondo versante sembrava profilarsi la minaccia più grave e più temuta per via della proverbiale ferocia dell’Armata Rossa. Fino all’ultimo, infatti, Adolf Hitler e i suoi generali sperarono che fossero gli Alleati ad entrare per primi a Berlino.

Berlin, Potsdamer, Ecke Linkstraße
Berlino, luglio 1945.

Purtroppo per loro gli Angloamericani non ne avevano la minima intenzione e avevano già messo in conto che alla fine della guerra quell’area sarebbe finita sotto il controllo dei Russi. Questi ultimi a loro volta, attraverso lo stesso Josif Stalin, non avevano fatto mistero delle loro mire sulla capitale tedesca, sia dal punto di vista della conquista geografica, sia pensando al prezioso materiale del programma atomico tedesco. Pertanto, una volta conquistate Ungheria, Romania, Bulgaria e Polonia si videro la strada spianata verso il cuore del Terzo Reich.

Giunta con un’avanzata senza sosta a 60 chilometri da Berlino, lungo il fiume Oder, l’Armata Rossa si posizionò in attesa del momento propizio. Nel frattempo, al sicuro nel suo bunker, Hitler farneticava ancora su una possibile vittoria ordinando ai suoi generali di combattere fino all’ultima goccia di sangue. In molti tra loro sapevano che si trattava di una battaglia persa, per via dei sempre più scarsi mezzi militari a disposizione e per le pesanti perdite umane e materiali subite con i bombardamenti alleati.

La follia di Goebbels

In veste di primo ministro, Joseph Goebbels ricorse a tutta la retorica delirante della propaganda nazista, per convincere i berlinesi che si poteva resistere e spingere anche i più anziani e i giovanissimi a dare il proprio contributo, arruolandosi nella milizia popolare del Volkssturm. Schierati al fianco di unità sparse di esercito, aviazione e marina, andarono a formare un corpo di 94mila uomini che, armato alla men peggio, avrebbe dovuto tenere testa a una corazzata di 464mila soldati, 1.500 carri armati e 12.700 cannoni.

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Distruzione nelle strade deserte di Berlino.

La disparità delle forze in campo non evitò ai Sovietici di incontrare una tenace resistenza nella fase iniziale dell’attacco, che partì ufficialmente all’alba del 16 aprile 1945. Quattro giorni dopo iniziarono a bombardare Berlino, mandando ko la rete elettrica e del gas e gettando nel terrore i cittadini, al cui orecchio cominciavano a giungere i racconti dei primi profughi tedeschi sugli stupri e le atrocità commessi dai soldati russi a discapito dei civili.

Berlino sotto il controllo dell’Armata Rossa

Il 30 aprile, in concomitanza con l’avanzata sovietica verso il centro della capitale, Hitler ed Eva Braun si tolsero la vita, dopo essersi sposati. Due giorni dopo, alle 7 di mattina del 2 maggio, il Generale Weidling dichiarò il cessate il fuoco. Berlino era sotto il controllo dell’Armata Rossa, sancito dall’occupazione del Reichstag (sede del parlamento) e dalla bandiera rossa issata sulla Porta di Brandeburgo.

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Sventola la bandiera rossa su Berlino.

La Battaglia di Berlino pose fine alla Seconda Guerra Mondiale nel contesto europeo, mentre restava ancora aperto il fronte del Pacifico che vedeva contrapposti Stati Uniti e Giappone. Il destino della capitale tedesca, già pianificato con la conferenza di Jalta (febbraio 1945), si delineò nell’estate dello stesso anno con la suddivisione in quattro settori controllati dalle nazioni vincitrici (Unione Sovietica, Stati Uniti d’America, Regno Unito), più la Francia.

L’inasprirsi dei rapporti tra i due blocchi, occidentale e sovietico, portò alla sciagurata decisione dei russi di innalzare, nella notte tra il 12 e il 13 agosto del 1961, un muro destinato a dividere per 28 anni la Germania dell’Est da quella dell’Ovest e a diventare triste simbolo di un mondo diviso dalla guerra fredda.

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