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L’entusiasmo cresce per Terrae Motus e il suo nuovo allestimento

Dopo 40 anni ritorna alla Reggia di Caserta, la collezione Terrae Motus, ideata da Lucio Amelio: 21 delle 72 opere che compongono la collezione permanente, saranno aperte al pubblico nella sala degli appartamenti reali

Il terremoto in Irpinia fu un giorno indimenticabile per l’Italia. Era il 23 novembre 1980 e la penisola fu sconvolta da un sisma che fece oltre 3000 morti. Lucio Amelio, celebre gallerista napoletano, trasformò questa disgrazia in forza creativa, riunendo artisti da tutto il mondo in una grande monografia di immagini che sensibilizzasse tutti, ma fosse anche uno sprone perché Basilicata e Campania (le terre duramente colpite dal sisma) si rialzassero e trovassero nuova energia.

“Terrae Motus” nacque così, dal “sogno visionario di un grande uomo che coltivava l’amore, che ispirava, sosteneva e dava vita all’arte”, ha dichiarato Tiziana Maffei, manager della Reggia di Caserta. La collezione Terrae Motus si trova proprio lì, alla Reggia di Caserta, donata nel 1993 da Lucio Amelio stesso, con la promessa che venisse esposta sempre.

Ora fruibile in un nuovo allestimento per i 40 anni della mostra. Con il rinnovarsi delle domeniche museali gratuite, sarà possibile fruire senza alcun costo della visita, un’occasione in più per visitare il fiore all’occhiello di Caserta.

Terrae Motus

Il logo della collezione è di Cy Twombly, artista americano che ha vissuto a Roma e ha contribuito alla creazione di questa prestigiosa monografia di arte contemporanea. Insieme a lui: Andy Warhol, che con il suo “Fate presto”, lascia che l’accostamento dei giornali ricordi il terremoto. Ma anche Luciano Fabro, con la sua Italia duplicata e rovesciata, in “Italia Porta”; e ancora Gerhard Richter, Julian Schnabel, Michelangelo Pistoletto, Keith Haring, Mimmo Paladino, Mario Schifano, Gianni Pisani e Nino Longobardi.

La mostra, che al momento causa covid non è possibile vedere dal vivo, si può iniziare a conoscere attraverso una visita virtuale. A riprova di quanto l’informatica stia modificando il modo di approcciarsi all’arte.

Erano gli anni 60’ quando l’informatica faceva la sua irruzione nel mondo dell’arte attraverso la computer art, disegni geometrici realizzati da tre informatici che finirono per essere esposti nei musei: George Nees (Germania); Michael Noll (America) e Nake (Germania).

Da allora il mondo dell’arte ha creato un doppio binario comunicativo con l’arte, da una parte costituito dall’uso di tecnologie informatiche per l’allestimento e la divulgazione delle mostre; dall’altra da opere d’arte vere e proprie realizzate attraverso il supporto di pc, tablet, ecc…

Come riportato sul sito Reviewbox: “Prima del covid solo poche mostre italiane temporanee offrivano esperienze artistiche amplificate dall’informatica con impianti a filodiffusione e ologrammi per ricreare scene di vita e quadri che coinvolgevano lo spettatore. Ora gallerie e musei si stanno dotando tutte di visite virtuali per fruire delle proprie collezioni anche a distanza. Utilizzano immagini 3D con sistemi vrml, che vengono montati su computer di grande capacità, portando l’arte italiana a tutti”.

Approfittando di questo upgrade da covid, possiamo iniziare a gustare “Terrae Motus” comodamente da case e rallegrarci della diffusione di questi nuovi canali  per portare la cultura fuori dalle istituzioni.

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