Cronaca

Maxi frode fiscale, trovati 4 milioni di euro sotto terra: le indagini della Finanza

Arrestata un'intera famiglia

La Guardia di Finanza sta indagando su una maxi frode fiscale. I militari hanno trovato 4 milioni di euro sotto terra. È quanto accaduto a Brescia, e nel centro delle indagini è indagata un’intera famiglia. Sono stati arrestati un uomo di 46 anni, la moglie, il figlio e la zia materna.

Maxi frode fiscale, trovati 4 milioni di euro sotto terrra

Al termine di un’indagine coordinata dalla procura distrettuale della Repubblica di Brescia, riguardante una presunta maxi frode al fisco, mercoledì 7 settembre era scattata l’esecuzione di 27 misure cautelari e un sequestro per oltre 93 milioni di euro, da parte del comando provinciale dei carabinieri e del comando provinciale della guardia di finanza. Stando a quanto emerso finora, pare che a muovere le fila di un’organizzazione dedita alla sistematica evasione del fisco ci fosse una famiglia, con “base” in un cascinale immerso nelle campagne di Gussago, in provincia di Brescia.

La famiglia arrestata

Per questa ragione un uomo di 46 anni, la moglie, il loro figlio 22enne e la zia materna erano stati arrestati dagli uomini della finanza. Le manette erano scattate al termine di una lunghissima indagine: al centro migliaia di fatture false, per un valore di oltre 500 milioni di euro, che sarebbero state emesse dal 2018 nell’ambito di attività dedite al commercio di materiale ferrosi. Grazie a numerose intercettazioni telefoniche, gli agenti della finanza – coordinati dal sostituto procuratore Claudia Passalacqua – sono ora riusciti a recuperare parte del bottino.

Il bottino

Come riporta Today, non troppo distante dal cascinale erano stati sotterrati, a una profondità di alcuni metri, oltre 4 milioni di euro: per gli inquirenti si tratterebbe di parte del denaro riportato in Italia dagli “spalloni” da conti correnti aperti all’estero, in Romania, Croazia, Bulgaria e persino Cina. Spallone, o corriere, è il termine usato per definire quei contrabbandieri dediti ad esportare denaro e merci oltre frontiera, tipicamente tramite trasporto a spalla o nel proprio abbigliamento.

Per marito e moglie, così come per altri indagati, si sono aperte le porte del carcere. Altre 14 persone sono finite ai domiciliari. Per altri 5 indagati è scattato, invece, l’obbligo di dimora. L’indagine è partita da una segnalazione arrivata, nel 2019, ai carabinieri di Gardone Val Trompia: riguardava la scoperta di 113 bonifici eseguiti in poco tempo da un’azienda di Lodrino, poi risultata intestata a un operaio della Valtrompia. Stando a quanto ricostruito dagli inquirenti, i soldi erano destinati a soggetti cinesi e venivano versati su conti correnti esteri aperti in banche asiatiche.

In tutto più di 34 milioni di euro che, secondo il gip, servivano a pagare fatture ritenute inesistenti. I soldi poi tornavano in Italia in contanti: trasportati, spesso in auto, dagli “spalloni”. Da lì i finanzieri hanno avviato gli accertamenti: ricostruendo una vasta rete di società cartiere, in realtà gestita dalla coppia finita in manette. Il presunto giro di false fatture sarebbe servito per coprire gli acquisti e le vendite in nero di metalli ferrosi.

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