Cronaca

Vaccini terza dose, ecco perché dobbiamo farla tutti | Domande e risposte sull’immunità

Vaccini anti Covid e terza dose: perché dobbiamo farla tutti? Vediamo insieme tutte le domande e le risposte

Vaccini anti Covid e terza dose: perché dobbiamo farla tutti? In molti si stanno chiedendo quanto dura l’immunità. Vediamo insieme tutte le domande e le risposte.

Vaccini terza dose, perché dobbiamo farla tutti?

Quanto dura l’immunità nei vaccinati contro il Covid? E quella dei guariti? Risposte univoche, in grado di stabilire con certezza la durata dell’immunità a un’infezione nuova come quella del Covid-19 non è semplice ma i primi studi scientifici condotti in California, negli Usa e soprattutto in Israele e in Gran Bretagna, con alcune ricerche rilevanti fatte anche in Italia, ci dicono che lo scudo dei vaccini dura dai 9 ai 12 mesi, con un progressivo calo dai 6 mesi in poi.

Da cosa dipende la durata dell’immunità?

Dopo la prima dose di un vaccino il sistema immunitario si attiva: riconosce come estranea e nemica la proteina chiave del virus. Si parla di sensibilizzazione. Scatta un complesso processo di selezione che porta alla produzione di anticorpi da parte dei linfociti B che estraggono, da una sorta di archivio, l’anticorpo giusto in grado di neutralizzare la proteina. In questa fase la protezione è parziale.

Solo con la seconda dose, cosiddetto richiamo, abbiamo l’espansione, in cloni, dei linfociti per produrre gli anticorpi antispike. I linfociti B producono anche una memoria. La durata dunque dipende dalla “longevità” degli anticorpi e delle cellule B della memoria (che producono anticorpi) e delle cellule T (che aiutano in questo processo). Esistono anche cellule T della memoria capaci di intervenire con corpi scelti direttamente sul virus e sulle cellule infettate.

Per quanto tempo rimangono in circolo gli anticorpi?

Gli anticorpi prodotti su stimolazione vaccinale, secondo gli studi fin qui prodotti, hanno un’efficacia iniziale che varia dal 70-80%, nei vaccini a vettore virale, (Astra Zeneca, Johnson & Jhonson) e una ancora maggiore, tra il 90-95%, nei più innovativi vaccini a Rna messaggero.

Inoltre, tutti i vaccini disponibili sono in grado di proteggere al 97% dalle forme gravi di Covid-19 e questo riduce notevolmente l’ospedalizzazione e la mortalità nelle persone positive a Sars-CoV-2. Dopo i primi mesi tuttavia si è osservato un calo nell’efficacia del 6 per cento ogni mese. Attualmente in Italia, secondo gli studi dell’Istituto Superiore di Sanità, il livello di protezione dal contagio è sceso al 70-75 per cento da oltre il 90% iniziale per i vaccini a mRna. In Israele, su una popolazione omogenea vaccinata con Pfizer, la protezione dal contagio è scesa al 50 per cento. Uno studio californiano dimostra che da giugno a luglio il livello di protezione è balzato dall’80 al 60 per cento.

A cosa serve la terza dose?

A completare il ciclo vaccinale negli immunodepressi in cui il ciclo con due dosi non ha raggiunto un assetto ottimale (dose aggiuntiva). Funziona come ulteriore richiamo in chi ha già ben risposto alle prime due dosi ma inizia a vedere scemare l’efficacia a causa della riduzione della protezione.

La terza dose booster per le altre categorie amplifica di 8-10 volte i titoli di anticorpi esistenti dando una spinta al mantenimento di un’alta produzione di anticorpi. La perdita di efficacia che si è osservata rende più suscettibili i vaccinati ai contagi ma conserva una protezione alta nei confronti della malattia grave. Secondo un recente studio del comitato scientifico consultivo della Food and Drug Administration (Usa) non è necessaria la terza dose indiscriminatamente per tutte le persone ma solo dai 65 anni in poi e per i più vulnerabili a partire dal sesto mese dopo la seconda dose.

Quale sarà la durata di questo potenziamento?

Non lo sappiamo con precisione, lo scopriremo sul campo. Certamente la biologia dei coronavirus, da esperimenti condotti su volontari negli anni ‘90 con i Coronavirus del raffreddore e la cross-reattività con i virus della prima Sars e la Mers, ci fanno presumere che l’immunità così potenziata possa durare a lungo.

Quanto dura l’immunità nei guariti?

Dura più a lungo. Sia l’immunità umorale (gli anticorpi) sia l’immunità cellulare sono state completamente stimolati dall’infezione. In base a uno studio su quasi 6mila guariti da covid pubblicato a novembre 2020 su Immunity, gli anticorpi erano presenti nel sangue anche sette mesi dopo l’infezione, sia nei convalescenti da casi lievi, sia nei reduci da forme gravi (che però ne avevano in quantità maggiori).

Secondo uno studio condotto da Istituto Zooprofilattico e Cotugno sulla popolazione di Ariano irpino l’immunità resta intatta a oltre un anno dall’infezione a prescindere dalla forma di malattia contratta.

Senza richiami i vaccinati sono protetti?

Anche senza richiamo i vaccinati dovrebbero essere protetti molto a lungo da Covid in forma grave o letale, pur rimanendo suscettibili a infezioni lievi ma col passare del tempo la protezione cala in base al tempo trascorso e dalla predisposizione genetica dei singoli individui.

In genere gli anticorpi anti-SarsCoV-2 si mantengono nel sangue anche oltre sei mesi mentre le cellule della memoria antigene-specifiche (linfociti T, B, cellule plasmocitoidi a lunga durata) anche ben più di un anno. Col tempo ovviamente, senza richiami adeguati, tutti i vaccini perdono efficacia. Ciò avviene anche nei guariti come sappiamo dal raffreddore contratto varie volte nella vita.


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