Cronaca

La vera storia di Yara Gambirasio

Oggi venerdì 5 novembre è in uscita su Netflix il film Yara: il mio nome significa farfalla che racconta la terribile vicenda che ha scosso il paese di Brembata di Sopra nel novembre del 2010: ecco qual è la vera storia della scomparsa di Yara Gambirasio.

La vera storia di Yara Gambirasio

Oggi venerdì 5 novembre è in uscita su Netflix il film Yara: il mio nome significa farfalla che racconta la terribile vicenda che ha scosso il paese di Brembata di Sopra nel novembre del 2010: ecco qual è la vera storia della scomparsa della povera tredicenne Yara Gambirasio. Si tratta di un crimine che ad oggi ancora secondo alcuni ha dei contorni incerti che meriterebbero di essere approfonditi. Ecco le tappe della drammatica storia di Yara Gambirasio. Tutto inizia il 26 novembre del 2010, quando la tredicenne scompare da Brembate di Sopra nel tardo pomeriggio dopo essere andata in palestra per gli allenamenti di ginnastica ritmica. In base alle testimonianze gli inquirenti stabiliscono che la giovane è rimasta in palestra fino alle 18.40. Il primo problema è rappresentato dal fatto che le telecamere di sorveglianza della palestra non funzionavano.

Per ricostruire gli spostamenti della ragazza gli inquirenti utilizzano le informazioni legate al suo cellulare. Gli accertamenti sulle celle stabiliscono che alle ore 18.44 il cellulare della ragazza si trovava nella zona di Ponte San Pietro, in via Adamello. Cinque minuti più tardi il cellulare aggancia la cella situata a Mapello, che si trovava a tre chilometri di distanza circa dal paese di Brembate di Sopra. L’ultima informazione risale alle ore 18.55, quando il telefono di Yara si aggancia alla cella di via Ruggeri, Brembate di Sopra.

I primi sospetti

Per ricostruire gli spostamenti della ragazza vengono utilizzati i cani che portano gli inquirenti al cantiere di Mapello. Viene fermato Mohammed Fikri, un 22enne che lavorava come operaio nel cantiere edile e al momento del fermo il ragazzo si trovava su una nave diretta a Tangeri. Gli inquirenti decidono di fermarlo anche alla luce di alcune intercettazioni: il 22enne, parlando in arabo, invocava il perdono di Allah. Quella frase fa sospettare agli investigatori che Mohammed possa riferirsi all’omicidio della ragazza. L’operaio, viene portato in carcere, ma alla fine risulta estraneo alla vicenda ed innocente.

Il ritrovamento del corpo di Yara Gambirasio

Il corpo di Yara Gambirasio viene ritrovato il 26 febbraio nel 2011, a tre mesi dalla scomparsa. Il ritrovamento avviene casualmente da parte di un aeromodellista che si trovava in un campo a Chignolo d’Isola, ad una decina di chilometri di distanza da Brembate di Sopra. Sul corpo appare subito evidente un trauma cranico e ferite da arma da taglio. Una delle ipotesi è che la ragazza non sia morta subito, ma sia deceduta dopo l’aggressione a causa del freddo.

L’arresto di Massimo Bossetti

Il 16 giugno del 2014 le forze dell’ordine arrestano Massimo Giuseppe Bossetti, muratore di Mapello. Il sangue del 44enne è risultato essere sovrapponibil) con quello che gli inquirenti hanno trovato sugli indumenti della ragazza e hanno etichettato come come Ignoto 1. Per gli inquirenti Bossetti potrebbe essere proprio Ignoto 1. Nel febbraio del 2015 la Procura di Bergamo chiude le indagini e indica Bossetti come unico colpevole dell’omicidio di Yara. E per questo, nonostante la difesa abbia contestato la prova del DNA, ne chiede il rinvio a giudizio.

Bossetti va a processo con l’accusa di omicidio volontario aggravato. La difesa respinge le accuse e porta in Aula più di settecento testimoni per dimostrare che la ragazza sia rimasta vittima di un episodio di bullismo. Nel 2016 la corte d’Assise condanna Bossetti all’ergastolo per l’uccisione di Yara Gambirasio. La difesa presenta ricorso. Il 30 giugno 2017 si apre il processo d’Appello. Avvalendosi di una foto satellitare, la difesa avanza la tesi che il corpo della ragazza sarebbe stato spostato e che il DNA sarebbe stato depositato dopo l’omicidio. La Corte d’Appello confermerà l’ergastolo.

Nel novembre del 2019 la corte d’assise di Bergamo autorizza la difesa di Bassetti a riesaminare i reperti, inclusa la prova madre, la traccia di DNA. Nel 2021 vengono respinte dalla Corte d’Assise tutte le istanze presentate dai legali di Bossetti. Per i giudici l’omicidio di Yara nasce in un “contesto di avances a sfondo sessuale“, ma la dinamica resta ancora poco chiara.

Yara, il film di Netflix

A 11 anni dalla scompara di Yara Gambirasio, Netflix ha deciso di produrre un film sulla sua tragica vicenda. Il film è in uscita sulla piattaforma venerdì 5 novembre. La pellicola è diretta da Marco Tullio Giordana.