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Vincenzo De Luca spegne 72 candeline: dal Partito Comunista Italiano alla Regione Campania

Oggi compie 72 anni Vincenzo De Luca: la vita e la carriera del politico, da sindaco di Salerno a governatore della Campania

Oggi Vincenzo De Luca compie 72 anni. Il governatore della Regione Campania spegne le candeline in un momento di grande notorietà a livello nazionale: da un anno a questa parte il suo modus operandi nella lotta al Covid è diventato famoso in tutta Italia. Nato l’8 maggio del 1949 a Ruvo del Monte, in provincia di Potenza, Vincenzo De Luca è un politico italiano, presidente della Regione Campania dal 18 giugno 2015.

Aderisce in gioventù al Partito Comunista Italiano, di cui diverrà segretario provinciale. Confluito nel PDS, sempre da segretario provinciale del partito, esordisce nel 1990 al consiglio comunale salernitano, con il ruolo di vicesindaco e assessore nella giunta Giordano. A seguito delle dimissioni del sindaco, dopo aver traghettato l’amministrazione municipale alle successive elezioni, è eletto sindaco nel 1993 e, al termine del mandato quadriennale, riconfermato nel 1997 per altri cinque anni. Come esponente prima dei DS e successivamente del PD, è deputato nella XIV e nella XV legislatura. È rieletto sindaco nel 2006 e, nel 2010, candidato del centrosinistra a presidente della regione Campania. Nel 2011 è riconfermato sindaco per il successivo quinquennio, terminando l’esperienza amministrativa nel 2015. È stato vice ministro al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti nel Governo Letta.

La vita di Vincenzo De Luca: il trasferimento a Salerno e l’infanzia

Nato a Ruvo del Monte, in provincia di Potenza, si trasferisce a Salerno in tenera età con la famiglia. Dopo essersi diplomato presso il liceo classico “Torquato Tasso”, si laurea in storia e filosofia all’Università degli Studi di Salerno. Presta il servizio militare di leva nel 1972: dapprima laureandosi marconista al CAR di San Giorgio a Cremano, e quindi venendo assegnato al 2º Battaglione del 78º Reggimento fanteria “Lupi di Toscana” a Pistoia.  Assolti gli obblighi di leva, intraprende l’attività di docente di filosofia e storia presso le scuole superiori di Salerno e provincia.


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La vita privata di De Luca

È stato sposato dal 1979 al 2008 con la sociologa Rosa Zampetti. Dal 2008 è impegnato in una relazione con l’architetto Maria Maddalena Cantisani. Ha due figliPiero (1980) e Roberto (1983). Il maggiore è deputato del PD dal 2018, laureato in giurisprudenza alla Federico II, avvocato e referendario presso la Corte di giustizia dell’Unione europea, dal 2013 al 2019 membro dell’assemblea nazionale del Partito Democratico e dall’agosto 2017 al marzo 2019 membro della segreteria regionale del PD campano.


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Il minore è laureato in economia e commercio a Salerno, dal 2014 al 2017 è stato responsabile del dipartimento di economia della federazione provinciale di Salerno del PD, dal 2015 al 2016 consigliere tecnico-economico a titolo gratuito del presidente della provincia di Salerno Giuseppe Canfora e dal giugno 2016 al febbraio 2018 assessore al bilancio e allo sviluppo del Comune di Salerno

L’attività politica di De Luca

Eletto nel consiglio comunale di Salerno nel 1990, ricoprendo gli incarichi di assessore ai lavori pubblici e vicesindaco, nella primavera del 1993 diviene sindaco per la prima volta a causa delle dimissioni del sindaco eletto, Vincenzo Giordano. Quest’ultimo infatti viene coinvolto nell’inchiesta Tangentopoli, anche se in seguito sarà scagionato da ogni accusa.

Dopo un mese, le dimissioni della maggioranza dei consiglieri comunali causano lo scioglimento della giunta. Le successive elezioni amministrative del 5 dicembre vedono l’elezione a sindaco di De Luca, a capo della lista Progressisti per Salerno, con il 57,8% dei voti al turno di ballottaggio contro Giuseppe Acocella.

Nel primo mandato i lavori della giunta si concentrano soprattutto sulla riqualificazione urbana e lo snellimento dell’amministrazione comunale. Il 16 novembre 1997 è rieletto sindaco al primo turno raccogliendo il 71,3% dei consensi.

A fine 2014 si candida alle elezioni primarie del centro-sinistra per la scelta del candidato alla Presidenza della Regione Campania. Dopo alterne vicende, le primarie si tengono il 1º marzo 2015; con il 52% di preferenze De Luca supera l’europarlamentare del PD Andrea Cozzolino (44%) e il deputato del Partito Socialista Italiano Marco Di Lello (4%) (mentre si ritirano prima il segretario regionale dell’IDV Nello Di Nardo e l’ex capogruppo di Rifondazione Comunista e SEL alla Camera dei Deputati, poi entrato nel PD, il deputato Gennaro Migliore dato come possibile outsider o candidato unitario senza primarie), diventando così il candidato del Partito Democratico per le elezioni regionali che si tengono a maggio 2015.

De Luca viene sostenuto, oltreché dal PD stesso, anche da Unione di Centro, Scelta Civica e Centro Democratico (federati in un’unica lista), Partito Socialista Italiano, Italia dei Valori, Verdi, Campania in #Rete (lista composta da Alleanza per l’Italia, Nuovo CDU e Autonomia Sud e alcuni esponenti del centrodestra che decidono di sostenere De Luca) e infine due liste civiche: De Luca Presidente e Campania Libera.

Dopo alcune polemiche sulla composizione delle liste, De Luca ha consigliato ai suoi elettori di non votare i candidati cosiddetti “impresentabili”. Il 31 maggio 2015, con il 41% dei voti, viene eletto presidente della Regione Campania, succedendo a Stefano Caldoro (38%) con un margine di 66.000 voti. Il 18 giugno De Luca viene proclamato ufficialmente presidente della Campania. Il 26 giugno De Luca viene sospeso dalla carica di presidente della Campania in virtù della Legge Severino. Presentato il ricorso d’urgenza presso il Tribunale di Napoli, il 2 luglio 2015, con decreto del presidente della prima sezione civile del Tribunale Guglielmo Cioffi, viene accolto il ricorso in favore di De Luca con conseguente sospensiva della sospensione, permettendo dunque al neopresidente di nominare la giunta e firmare gli atti. Il 5 febbraio 2016, assolto in appello nel processo per la nomina di un project manager nella realizzazione del termovalorizzatore di Salerno, si conclude la querelle della legge Severino.

Le vicende giudiziaria di Vincenzo De Luca

Il 6 luglio 2010 la Corte d’Appello di Salerno dichiara la prescrizione nei confronti di De Luca e degli altri imputati del processo per lo sversamento di rifiuti, nel 2001, nel sito di Ostaglio, non ancora completato. L’inchiesta sullo sversamento illecito di rifiuti nella discarica scatta nell’agosto 2001, all’indomani di un incendio che sollevò delle forti proteste dei residenti della zona, stanchi di convivere con odori nauseabondi. Il sindaco di Salerno, però, afferma di non essere stato lui a richiedere la prescrizione, come asserivano certi esponenti politici tra cui l’ex pubblico ministero Antonio Di Pietro (a cui aveva garantito di rinunciare alla prescrizione), ma di essere stata una scelta del tribunale giudicante, dopo dieci anni di processo, tuttavia il codice di procedura penale consente in ogni caso all’imputato di rinunciare alla prescrizione.

A maggio 2012 il pm Vincenzo Montemurro ha richiesto la prescrizione per la maxi inchiesta Sea Park (scaturita, ai primi duemila, da fatti del 1998) per i reati di corruzione, truffa aggravata, truffa e falso nei confronti degli indagati De Biase, Grieco e Fortunato, proprietari dei suoli, e Santopietro e Benetti, imprenditori locali. Per il sindaco De Luca e gli altri dirigenti e funzionari comunali implicati nell’inchiesta, la prescrizione sarà richiesta dall’accusa il 25 giugno lasciando, dunque, in piedi le sole due accuse di associazione a delinquere concussione.

De Luca, però, insieme con l’ex-sindaco De Biase, il dirigente comunale Di Lorenzo e il segretario generale Marotta, rinunciano alla prescrizione chiedendo di farsi giudicare nel merito per ottenere un’assoluzione pienaNella requisitoria del 19 aprile 2016 lo stesso PM, Vincenzo Montemurro, chiede l’assoluzione per De Luca e gli altri 41 imputati perché il fatto non sussiste. Il 29 settembre 2016 è decretata l’assoluzione con formula piena perché il fatto non sussiste.

Nel dicembre 2008 Vincenzo De Luca, con altri 46 imputati, viene rinviato a giudizio per truffa ai danni dello stato e falso in relazione alla vicenda relativa alla delocalizzazione delle Manifatture Cotoniere Meridionali, in qualche modo legata all’inchiesta Sea Park del 2005. Nell’aprile 2009 il rinvio a giudizio viene confermato per De Luca e altri 13 imputati (tra cui il già sindaco di Salerno, Mario De Biase, e il presidente dell’Unione Industriali di Napoli, Gianni Lettieri). A marzo 2013 è stata dichiarata la prescrizione, rifiutata da De Luca e dagli imputati, in attesa di una pronuncia nel merito prevista per il successivo 19 giugno. Il 19 giugno il pm Montemurro chiede l’assoluzione per tutti gli imputati.L’11 dicembre 2013 De Luca viene assolto dalla magistratura perché “il fatto non sussiste”.

Nel luglio 2010 viene condannato in primo grado dalla Corte dei conti (sezione giurisdizionale di Napoli), insieme con l’ex-sindaco De Biase e alcuni dirigenti comunali, per questioni inerenti agli stipendi dei dirigenti del Comune di Salerno. De Luca viene condannato a pagare 23.000 euro, mentre De Biase 46.000 euro. Il 17 novembre 2010, De Luca, con gli altri indagati tra cui l’ex-sindaco Mario De Biase e l’ex-presidente dell’ASI (Area di sviluppo industriale) Felice Marotta, è stato prosciolto dalle accuse di associazione a delinquere e truffa relative alla costruzione di una centrale elettrica da 800 megawatt, a cui il sindaco si era opposto, sui suoli dell’ex-Ideal Standard.

Il 21 aprile 2011 è firmata dal procuratore capo di Salerno Franco Roberti la richiesta di rinvio a giudizio per peculato per il sindaco De Luca, Alberto Di Lorenzo e Domenico Barletta. Resa pubblica la notizia, in quanto momentaneamente secretata dallo stesso Roberti per non influenzare l’imminente votazione, solo a seguito delle elezioni comunali, l’udienza preliminare è fissata all’8 novembre. La vicenda risale al tempo in cui il sindaco era stato nominato commissario straordinario per la costruzione del termovalorizzatore di Salerno in relazione alla grave emergenza rifiuti di Napoli del 2008. Il pm Roberto Penna contesta, dunque, la nomina a project manager del dirigente del Comune Alberto Di Lorenzo, carica non prevista dall’ordinamento legislativo italiano. Nel novembre 2011 il gup Franco Orio, su richiesta dei legali dei tre imputati, dispone il giudizio immediato. Il sindaco De Luca, infatti, si difende da tale accusa affermando che la figura di project manager, a cui sono dedicati numerosi congressi internazionali, è ampiamente utilizzata sia a livello locale sia nazionale. Il 21 gennaio 2015 nella requisitoria finale il pm conferma la richiesta di condanna a tre anni di reclusione per peculato, ma il collegio giudicante assolve gli imputati dall’accusa, condannandoli a un anno di reclusione per abuso d’ufficio e alla pena accessoria di un anno di interdizione dai pubblici uffici. Il 5 febbraio 2016 la Corte di Appello di Salerno assolve De Luca perché il fatto non sussiste. Nel settembre successivo anche la Cassazione conferma l’assoluzione per gli imputati.

Il 16 gennaio 2012 il sostituto procuratore Rocco Alfano notifica al sindaco e agli assessori comunali del precedente mandato (2006-2011) un avviso di garanzia per abuso d’ufficio. Le indagini si riferiscono a una delibera comunale che approvò una variante urbanistica per trasformare la zona omogenea “F31”, riservata al termovalorizzatore la cui costruzione con le nuove normative regionali spettava alla provincia, in un’area destinata a insediamenti produttivi. Tale delibera era stata impugnata, nel corso del 2011, dal presidente dell’ente provinciale, Edmondo Cirielli. Il 20 febbraio 2016 il gip Renata Sessa ha disposto l’archiviazione per tutti gli accusati.

Il 15 maggio 2013 è stato condannato in primo grado, dal Tribunale di Napoli, per diffamazione aggravata nei confronti di Marco Travaglio, a seguito di alcune dichiarazioni fatte il 4 marzo 2010 nel corso di una pubblica manifestazione organizzata dal Partito Democratico per le imminenti elezioni regionali. In quell’occasione, De Luca affermò: “Quel grandissimo sfessato di Travaglio, che aspetto di incontrare per strada al buio qualche volta a Roma… questo pipì… è scorretto… parla in televisione dieci volte di cose che non capisce e su cui io non c’entro niente… Imbecille!… Aspetto di incontrarlo al buio”.


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Il 19 novembre 2013 Vincenzo De Luca risulta iscritto nel registro degli indagati, insieme con sette consiglieri comunali, per la variante al Piano Urbanistico Attuativo (Pua), del 16 marzo 2009, che consentiva l’acquisizione di aree demaniali sulle quali è sorto il cantiere (attualmente sottoposto a sequestro giudiziario) del “Crescent”, edificio in costruzione a ridosso del lungomare di Salerno, al centro di molte polemiche. La procura di Salerno ha emesso i provvedimenti a carico di trenta persone, accusate a vario titolo di abuso di ufficio, falso in atto pubblico e altre ipotesi di reato. Il 7 novembre 2014 il gup Sergio De Luca rinvia a giudizio il sindaco di Salerno e gli altri 22 imputati; l’inchiesta è incominciata nel 2008 in seguito agli esposti di Italia Nostra e del comitato “No Crescent” (costituitesi parti civili) contrarie al progetto Crescent secondo il loro parere “ecomostro di Salerno”. La sera del 28 settembre 2018 De Luca e tutti gli altri imputati sono assolti perché il fatto non sussiste; la Procura ricorre in appello.

Il 10 novembre 2015 è indagato a Roma per il reato d’induzione indebita assieme ad altre 6 persone, tra le quali Anna Scognamiglio, giudice del Tribunale di Napoli che in estate del 2015 aveva accolto il ricorso del presidente della Campania contro la sospensione inflittagli in virtù della legge Severino. Sul registro del pubblici ministeri di piazzale Clodio ci sono Guglielmo Manna, marito del magistrato, e Nello Mastursi, capo della segreteria del governatore, che si era dimesso due giorni prima. Era stata la Procura di Napoli ad avviare l’inchiesta e poi per competenza territoriale aver inviato gli atti a Roma, che si occupa delle vicende giudiziarie che riguardano i magistrati partenopei. L’inchiesta nasce da un’intercettazione in cui Manna chiede a Mastursi un’assunzione nell’ambito della sanità, ventilando la possibilità di un intervento di sua moglie in una vicenda che stava a cuore all’ex capo della segreteria del presidente della Giunta campana. Il giudice Anna Scognamiglio, in seguito, è stata estensore della sentenza con la quale il 22 luglio la prima sezione civile del Tribunale di Napoli ha confermato la decisione del giudice monocratico di sospendere l’efficacia della legge Severino nei riguardi di De Luca, condannato a un anno per abuso d’ufficio a Salerno. Nel giugno 2016 i pm Corrado Fasanelli e Giorgio Orano richiedono l’archiviazione per il presidente campano De Luca e il rinvio a giudizio per gli altri sei indagati. Il 14 marzo 2017 il GUP Francesco Patrone archivia la posizione di De Luca.

Il 26 gennaio 2016 il presidente campano, insieme con i componenti della giunta comunale del mandato 2006-2011, è raggiunto da un avviso di garanzia con l’accusa di falso per una variante di 8 milioni relativa al cantiere della costruenda Piazza della Libertà. Il successivo 28 ottobre il gup Pietro Indinnimeo rinvia a giudizio De Luca per falso in atto pubblico. Il 27 novembre 2017 Il Fatto Quotidiano pubblica un audio di una riunione tra De Luca e 300 amministratori locali all’Hotel Ramada di Napoli: in tale riunione De Luca invita i sindaci a “portare a votare in blocco” i propri cittadini al referendum costituzionale del 2016; rivolgendosi in particolare al sindaco di Agropoli Franco Alfieri (che De Luca definisce “notoriamente clientelare” e “che sa fare una clientela”), egli afferma “l’impegno di Alfieri sarà di portare a votare la metà dei suoi concittadini, 4mila persone su 8mila. Li voglio vedere in blocco, armati, con le bandiere andare alle urne a votare il Sì. Franco, vedi tu come Madonna devi fare, offri una frittura di pesce, portali sulle barche, sugli yacht, fai come cazzo vuoi tu, ma non venire qui con un voto in meno di quelli che hai promesso”. In seguito alla pubblicazione, De Luca è indagato dalla Procura di Napoli per istigazione voto di scambio. L’inchiesta è archiviata il 6 settembre 2017.

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