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La Vita è Bella torna in tv: su Cine34 il capolavoro di Benigni tra lacrime, risate ed un falso storico

La Vita è bella in onda oggi su Cine34: trama, cast, incassi e critiche al film di Roberto Benigni sulla Seconda Guerra Mondiale

Andrà in onda nella serata di oggi, lunedì 25 gennaio, il celebre film La Vita è Bella con Roberto Benigni e Nicoletta Braschi. Il film verrà trasmesso su Canale 5 in prima serata, poco dopo le 21.20.

La Vita è bella in onda oggi: streaming, dove vederlo e a che ora

Il film La Vita è Bella con Roberto Benigni e Nicoletta Braschi verrà trasmesso su Canale 5 in prima serata, poco dopo le 21.20. La pellicola, del 1997, ha fatto registrare il quinto maggiore incasso di sempre tra i film visti in Italia, con circa 31 milioni di euro, e la pellicola italiana con il maggior incasso della storia avendo incassato oltre 229.200.000 dollari in tutto il mondo, a fronte di un costo di 15 miliardi di lire.

La vita è bella va in onda sabato 2 gennaio in prima serata su Cinea34: puoi vedere il film in streaming in contemporanea con la diretta televisiva su Mediaset Play


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È il secondo in graduatoria fra i film non di lingua inglese più visti negli USA dopo la pellicola taiwanese La tigre e il dragone. Il film, nel 1997 fu, fino al 2001, il più grande incasso di sempre per un film non prodotto in America.La pellicola detiene il 31º posto della classifica dei Film italiani più visti di sempre, con 9.702.524 spettatori paganti.

La trama de La Vita è Bella

Italia, 1939. Guido Orefice è un uomo italiano di origine ebraica che, trasferitosi dalla campagna toscana, si reca dallo zio ad Arezzo con l’amico Ferruccio. Durante il tragitto, dove viene scambiato per il re Vittorio Emanuele III, incontra una giovane maestra elementare di nome Dora, a cui subito dà il soprannome di principessa, innamorandosene. Arrivato in città, viene ospitato da suo zio Eliseo, maître del Grand Hotel, dove Guido inizia a lavorare come cameriere. Quello stesso giorno, in municipio, avviene un litigio con Rodolfo, arrogante e pomposo burocrate fascista, in seguito al quale entrambi si danno il nome di “scemo delle uova”, perché Guido appoggia alcune uova nel cappello di Rodolfo che, quando lo indossa, gli si rompono sulla testa.

Un giorno Guido, incontrando nuovamente Dora, scopre che è fidanzata con Rodolfo. Intanto, all’hotel, il cameriere fa anche amicizia con il dottor Lessing, un medico tedesco appassionato, come lui, di indovinelli. Saputo che un ispettore scolastico ospite dell’hotel è convocato il giorno dopo in una scuola elementare per una lezione antropologica a favore della razza ariana, trova uno stratagemma per sostituirsi a costui pur di incontrare Dora che insegna nella stessa scuola. Il vero ispettore arriva quando la lezione ha già ormai ridicolizzato l’obiettivo iniziale e Guido, fuggito poi da una finestra, ha raggiunto il suo scopo. Una sera Dora va a teatro con Rodolfo e i suoi amici: Guido la segue e, con un altro stratagemma, la porta via dal fidanzato e fanno una passeggiata insieme.


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Mentre la accompagna a casa sua, Guido le confessa infine il proprio amore per lei. Qualche sera dopo, proprio al Grand Hotel, Rodolfo è in procinto di festeggiare il fidanzamento ufficiale con Dora, la quale non è mai stata veramente innamorata di lui, ma costretta al connubio dalla madre: la donna quindi decide di contraccambiare i sentimenti di Guido e, al termine della serata, va via con lui, che entra nel ristorante sul cavallo bianco dello zio Eliseo, incurante che sul dorso dell’animale ignoti avessero scritto “cavallo ebreo” (è già incominciata infatti la discriminazione razziale). A Rodolfo non rimane che incappare nell’ennesimo uovo, stavolta un grande uovo di struzzo etiope coloniale, che rovina sulla sua testa. Guido e Dora si sposano e dal loro amore nasce Giosuè.

1944. Siamo nel pieno della seconda guerra mondiale, nel periodo caldo delle persecuzioni contro gli ebrei. Nonostante questi eventi, che segnano irrimediabilmente la storia dei protagonisti, la famiglia sembra vivere un periodo abbastanza felice: Guido è riuscito ad aprire una propria libreria, nonostante quasi nessuno si presenti a causa delle persecuzioni, mentre Dora continua a lavorare nella sua scuola. Questo periodo viene bruscamente interrotto quando, il giorno del compleanno di Giosuè, Guido e suo figlio insieme allo zio Eliseo vengono catturati dai nazisti e caricati su un treno insieme ad altri ebrei per la deportazione in un lager.

Dora, giunta a casa con la madre e trovati i segni del passaggio delle truppe nazifasciste, arriva in tempo alla stazione per chiedere ai soldati di guardia di salire anche lei sul treno, pur non essendo ebrea, per seguire il marito e il figlio. Guido rivedrà di sfuggita la moglie soltanto in una occasione, all’arrivo al lager. Lo zio Eliseo, troppo anziano per lavorare, viene invece destinato subito alla camera a gas. Negli spogliatoi mostra un’ultima volta il suo nobile contegno signorile aiutando una donna delle SS a rialzarsi dopo che questa è scivolata, ricevendo in cambio un’occhiataccia di odio e rimprovero.

Pur di proteggerlo dagli orrori della realtà, sin dall’inizio del tragico viaggio in treno Guido racconta a Giosuè che stanno partecipando a un gioco a premi, in cui si dovranno affrontare numerose prove per vincere un carro armato vero. Quando il comandante tedesco si presenta nella baracca per spiegare il regolamento del lager, Guido si spaccia come interprete traducendo volutamente in modo sbagliato le sue parole, tra le perplessità degli altri prigionieri e il divertimento del piccolo. Col passare dei giorni Giosuè entra attivamente nel vivo del “gioco”, tra le cui “regole” c’era quella di rimanere nascosti nella camera riservata a suo padre e ad altri prigionieri, in realtà per evitare che in caso di cattura fosse destinato alla camera a gas.

Durante una visita medica, Guido incontra nuovamente Lessing, il medico tedesco del Grand Hotel, che sei anni prima era rientrato a Berlino proprio per prendere parte alla soluzione finale nei confronti degli ebrei. Questi, ora membro del partito nazista, lo risparmia dalla camera a gas, offrendogli un lavoro come cameriere ai tavoli di una cena degli ufficiali tedeschi: Guido riesce a farvi partecipare anche suo figlio per sfamarlo dignitosamente, confuso tra gli altri figli di ufficiali nel tavolo a loro riservato, illudendosi che il medico voglia mettere una buona parola per lui e per sua moglie. Grande sarà la sua delusione quando, quella stessa sera, il dottore lo chiamerà a sé soltanto per sottoporgli un assurdo indovinello a cui non trovava soluzione e per il quale era disperatissimo. Terminata la cena, Guido e il bambino addormentato sulle sue braccia tornano alla baracca, non prima di aver visto una montagna di cadaveri ebrei destinati al forno crematorio.


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1945. Una notte, all’improvviso, con la fine della guerra e dell’occupazione nazista, i soldati tedeschi cominciano freneticamente ad abbandonare il campo dopo aver fatto strage dei deportati rimasti. Guido, dopo aver nascosto Giosuè in una cabina dicendogli di giocare a nascondino e promettendogli di ritornare, si mette alla ricerca di Dora tramite un travestimento. L’uomo tenta di raggiungere il camion delle detenute ma viene scoperto dalle SS: dopo aver fatto un’ultima volta l’occhiolino a Giosuè, viene condotto in luogo appartato e lì fucilato.

Il mattino seguente il lager viene liberato dagli americani e tutti i soldati tedeschi si danno alla fuga o vengono catturati. Giosuè esce dalla cabina in cui era stato tutta la notte nascosto in silenzio ed è infine salvato da un soldato americano, che lo fa salire sul suo carro armato: il bambino, convinto di aver vinto il premio finale, grida: «È vero!». Giosuè, accompagnato in spalla dal soldato che lo ha trovato, riconosce sua madre, che cammina nel gruppo di prigioniere liberate, e finalmente la riabbraccia, gridando felice: «Abbiamo vinto!».

La Vita è Bella: la critica e il falso storico del lager liberato dagli americani

Al contrario dei precedenti film di Benigni, che sono stati sempre trattati in maniera controversa, questo fu un successo di critica. Su Il Morandini si dice: «È il sesto film di Benigni come regista, sicuramente il più difficile, rischioso e migliore; analizzando la pellicola si possono quasi vedere due film in uno, oppure un film in due parti, nettamente separate per ambientazione, tono, luce e colori.

La prima spiega e giustifica la seconda, una bella storia d’amore, prima tra un uomo e una donna, poi per un figlio, ma allo stesso tempo l’una è la continuazione dell’altra”. La pellicola riceve votazioni molto alte su vari siti che si occupano di recensire film: sul sito Rotten Tomatoes riceve l’approvazione da parte dell’80% dei critici e del 96% del pubblico, sul sito Internet Movie Database riceve un voto di 8,6/10, sul sito MYmovies una valutazione media di 4,35/5.  Il film si trova alla 21ª posizione della Top 250 dell’Internet Movie Database, risultando il film italiano con la più alta posizione in classifica; dopo Il buono, il brutto e il cattivo di Sergio Leone.

Anche negli Stati Uniti d’America la pellicola venne largamente apprezzata: Janes Maslin sul New York Times scrive che: «Benigni è riuscito a creare una situazione in cui la commedia è coraggio e da questa situazione ha sviluppato un film non pretenzioso ed estremamente godibile che gioca con la storia in modo serio e leggero.».«Fa male ridere, ma ne vale la pena» ha sottolineato il New York Post.

 Secondo USA Today, che assegna 3,5 stelle su 4: «Life is beautiful è un film convincente che svolge bene le motivazioni dei personaggi e con un Benigni ‘straordinario’, dotato di una comicità spettacolarmente pungente. Se esiste un premio per la regia dei film di successo più schizofrenici dai tempi de Il laureato l’attore, regista e cosceneggiatore dovrebbe vincerlo.».


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Il film tuttavia venne aspramente criticato dal regista Mario Monicelli, il quale accusò il revisionismo storico operato da Benigni. Parlando del film Monicelli in un’intervista del 2005 disse “Non come quelle inventate, non come quella mascalzonata di Benigni in La vita è bella, quando alla fine fa entrare ad Auschwitz un carro armato con la bandiera americana. Quel campo, quel pezzo di Europa lo liberarono i russi, ma… l’Oscar si vince con la bandiera a stelle e strisce, cambiando la realtà”.

A queste affermazioni seguirono ulteriori polemiche un anno più tardi da parte di Oliviero Diliberto, allora segretario del Partito dei Comunisti Italiani, che riprendendo la critica di Monicelli circa la non veritiera liberazione di Auschwitz da parte degli americani, ribadì: «Quel film è un falso storico in un film in odor di Oscar.». A queste critiche successivamente Roberto Benigni rispose dichiarando che il film non parla di Auschwitz, e infatti intorno al campo ci sono i monti, che ad Auschwitz invece non ci sono. Quello è “il” campo di concentramento, perché qualsiasi campo contiene l’orrore di Auschwitz, non uno o un altro.».

Il film è criticato anche da Liliana Segre ne La memoria rende liberi (2015), definendolo “terribilmente falso” e che “banalizza l’Olocausto in nome di una bella finzione”.

Il cast de La Vita è Bella

  • Roberto Benigni: Guido Orefice
  • Nicoletta Braschi: Dora
  • Giorgio Cantarini: Giosuè Orefice
  • Marisa Paredes: madre di Dora
  • Horst Buchholz: dottor Lessing
  • Giustino Durano: Eliseo Orefice
  • Sergio Bustric: Ferruccio Papini
  • Lydia Alfonsi: signora Guicciardini
  • Giuliana Lojodice: direttrice
  • Amerigo Fontani: Rodolfo
  • Pietro De Silva: Bartolomeo
  • Gina Rovere: governante di Dora
  • Francesco Guzzo: Vittorio
  • Raffaella Lebboroni: Elena
  • Andrea Nardi: Oreste

La colonna sonora de La Vita è Bella

  1. Buon Giorno Principessa
  2. La vita è bella
  3. Viva Giosuè
  4. Grand hotel valse
  5. La notte di favola
  6. La notte di fuga
  7. Le uova nel cappello
  8. Grand hotel fox
  9. Il treno nel buio
  10. Arriva il carro armato
  11. Valsa Larmoyante
  12. L’uovo di struzzo-Danza etiope
  13. Krautentang
  14. Il gioco di Giosuè
  15. Barcarola
  16. Guido e Ferruccio
  17. Abbiamo vinto (titoli di coda)

La Vita è Bella: premi e riconoscimenti

  • 1999 – Premio Oscar
    • Miglior film in lingua straniera (Italia)
    • Miglior attore protagonista a Roberto Benigni
    • Miglior colonna sonora a Nicola Piovani
    • Candidatura come miglior film a Elda Ferri e Gianluigi Braschi
    • Candidatura come migliore regia a Roberto Benigni
    • Candidatura come migliore sceneggiatura originale a Roberto Benigni e Vincenzo Cerami
    • Candidatura come miglior montaggio a Simona Paggi
  • 1999 – Premio BAFTA
    • Miglior attore protagonista a Roberto Benigni
    • Candidatura come miglior film straniero (Italia)
    • Candidatura come migliore sceneggiatura originale a Roberto Benigni e Vincenzo Cerami
  • 1999 – Screen Actors Guild Award
    • Miglior attore protagonista a Roberto Benigni
    • Candidatura come miglior cast
  • 1998 – Festival di Cannes
    • Grand Prix Speciale della Giuria a Roberto Benigni
    • Candidatura alla Palma d’oro a Roberto Benigni
  • 1998 – David di Donatello
    • Miglior film a Roberto Benigni, Elda Ferri e Gianluigi Braschi
    • Miglior regia a Roberto Benigni
    • Miglior attore protagonista a Roberto Benigni
    • Migliore sceneggiatura a Roberto Benigni e Vincenzo Cerami
    • Miglior produttore a Elda Ferri e Gianluigi Braschi
    • Migliore scenografia a Danilo Donati
    • Migliore fotografia a Tonino Delli Colli
    • Migliori costumi a Danilo Donati
    • David Scuola a Roberto Benigni
    • Candidatura come miglior attore non protagonista a Sergio Bustric
    • Candidatura come miglior montaggio a Simona Paggi
    • Candidatura come miglior sonoro a Tullio Morganti
    • Candidatura come migliore colonna sonora a Nicola Piovani
  • 1999 – Premio Flaiano
    • Premio per la sceneggiatura a Vincenzo Cerami e Roberto Benigni
    • Premio per l’interpretazione a Nicoletta Braschi
  • 1998 – Nastro d’argento
    • Regista del miglior film a Roberto Benigni
    • Miglior attore protagonista a Roberto Benigni
    • Miglior attore non protagonista a Giustino Durano
    • Migliore sceneggiatura a Roberto Benigni e Vincenzo Cerami
    • Miglior soggetto a Roberto Benigni e Vincenzo Cerami
    • Candidatura come migliore colonna sonora a Nicola Piovani
  • 1998 – Chicago Film Critics Association Award
    • Miglior film straniero a Roberto Benigni
    • Candidatura come Miglior film
    • Candidatura come Miglior attore protagonista a Roberto Benigni
  • 1999 – Premio César
    • Miglior film straniero a Roberto Benigni
  • 1998 – European Film Award
    • Miglior film a Roberto Benigni, Elda Ferri e Gianluigi Braschi
    • Miglior attore protagonista a Roberto Benigni
  • 2000 – Premio Goya
    • Miglior film europeo (Italia)
  • 1999 – Kansas City Film Critics Circle Award
    • Miglior film straniero
  • 1998 – Las Vegas Film Critics Society Award
    • Miglior film straniero
    • Migliore regia a Roberto Benigni
    • Miglior attore protagonista a Roberto Benigni
  • 1999 – Premio Lumière
    • Miglior film straniero a Roberto Benigni
  • 1998 – National Board of Review Award
    • Migliori dieci film stranieri
    • Premio Speciale (per la regia) a Roberto Benigni
  • 1998 – Satellite Award
    • Candidatura come Miglior film straniero a Roberto Benigni
  • 1999 – Premio Amanda
    • Candidatura come miglior film straniero a Roberto Benigni
  • 2000 – Awards of the Japanese Academy
    • Candidatura come Miglior film straniero
  • 1998 – Boston Society of Film Critics Awards
    • Candidatura come miglior film straniero
    • Candidatura come Miglior regia a Roberto Benigni
  • 1999 – British Independent Film Award
    • Candidatura come miglior film straniero
  • 1999 – Critics’ Choice Movie Award
    • Miglior film straniero
    • Candidatura come Miglior film
  • 1998 – Globo d’oro
    • Miglior film a Roberto Benigni, Elda Ferri e Gianluigi Braschi
    • Miglior attore protagonista a Roberto Benigni
    • Migliore sceneggiatura a Roberto Benigni e Vincenzo Cerami
    • Miglior fotografia a Tonino Delli Colli
  • 2000 – Grammy Award
    • Candidatura come migliore colonna sonora a Nicola Piovani
  • 2000 – Premio Robert
    • Miglior film straniero a Roberto Benigni
  • 1998 – San Diego Film Critics Society Award
    • Miglior film straniero a Roberto Benigni
  • 1998 – Ciak d’oro
    • Miglior film a Roberto Benigni, Elda Ferri e Gianluigi Braschi
    • Miglior regia a Roberto Benigni
    • Miglior attore protagonista a Roberto Benigni
    • Miglior attrice protagonista a Nicoletta Braschi
  • 1998 – AFI Fest
    • Miglior film a Roberto Benigni
    • Candidatura al Gran Premio della Giuria a Roberto Benigni
  • 1999 – AACTA Award
    • Miglior film straniero a Roberto Benigni e Arnon Milchan
  • 1999 – DGA Award
    • Candidatura come miglior regia a Roberto Benigni
  • 1999 – Film Critics Circle of Australia Award
    • Candidatura come miglior film straniero
  • 1999 – German Film Award
    • Miglior film straniero a Roberto Benigni
  • 1998 – Montréal World Film Festival
    • Premio del Pubblico a Roberto Benigni
  • 1999 – Palm Springs International Film Festival
    • Premio del Pubblico a Roberto Benigni
  • 1999 – Southeastern Film Critics Association Award
    • Miglior film straniero
    • Candidatura come miglior sceneggiatura originale a Vincenzo Cerami e Roberto Benigni
  • 1998 – Toronto International Film Festival
    • Premio del Pubblico a Roberto Benigni
  • 1999 – American Comedy Award
    • Attore più divertente a Roberto Benigni
  • 1998 – Athens International Film Festival
    • Premio del Pubblico a Roberto Benigni
  • 1998 – Awards Circuit Community Awards
    • Miglior film straniero
  • 2000 – Blue Ribbon Award
    • Miglior film straniero a Roberto Benigni
  • 1999 – Chlotrudis Award
    • Migliore regia a Roberto Benigni
    • Candidatura come miglior film
    • Candidatura come miglior attore protagonista a Roberto Benigni
    • Candidatura come migliore sceneggiatura a Roberto Benigni e Vincenzo Cerami
  • 2000 – Cinema Writers Circle Award
    • Miglior film straniero
  • 1999 – Czech Lions
    • Candidatura come miglior film straniero a Roberto Benigni
  • 1999 – Florida Film Critics Circle Award
    • Miglior film straniero
  • 1999 – French Syndicate of Cinema Critics
    • Miglior film straniero a Roberto Benigni
  • 1998 – Ft. Lauderdale International Film Festival
    • Miglior film a Roberto Benigni
    • Migliore regia a Roberto Benigni
    • Miglior attore protagonista a Roberto Benigni
  • 1999 – Guild of German Art House Cinemas
    • Miglior film straniero a Roberto Benigni
  • 1999 – Harry Award
    • Candidatura come Harry Award
  • 1999 – Online Film & Television Association
    • Miglior film straniero
    • Candidatura come miglior film a Gianluigi Braschi e Elda Ferri
    • Candidatura come miglior regia a Roberto Benigni
    • Candidatura come miglior film drammatico a Gianluigi Braschi e Elda Ferri
    • Candidatura come miglior attore protagonista a Roberto Benigni
    • Candidatura come miglior attore in un film drammatico a Roberto Benigni
    • Candidatura come miglior performance rivelazione maschile a Francesco Guzzo
    • Candidatura come miglior sceneggiatura originale a Vincenzo Cerami e Roberto Benigni
    • Candidatura come migliori costumi a Danilo Donati
  • 1999 – Online Film Critics Society Award
    • Miglior film straniero
    • Candidatura come miglior film
  • 1999 – PGA Award
    • Candidatura come miglior produttore a Elda Ferri e Gianluigi Braschi
  • 1998 – Vancouver International Film Festival
    • Film più Popolare a Roberto Benigni
  • 1998 – Festival internazionale del cinema di Varsavia
    • Premio del Pubblico a Roberto Benigni
  • 1999 – Young Artist Award
    • Miglior giovane attore a Giorgio Cantarini

Il film ha ottenuto oltre 40 riconoscimenti internazionali: nel 1998 vinse 9 David di Donatello tra cui quello per miglior film, che venne consegnato da Vittorio Gassman a Benigni.

Durante la cerimonia degli Oscar del 21 marzo 1999 ha ricevuto ben 3 statuette su 7 candidature come, per il migliore attore protagonista (Roberto Benigni), la migliore colonna sonora e il miglior film straniero.

L’attrice Sophia Loren consegnò a Benigni la statuetta per il miglior film straniero ed egli, dalla felicità, balzò sulle poltrone degli spettatori e in uno stentato inglese divertì il pubblico americano. Poi furono premiati Nicola Piovani per le musiche e lo stesso Benigni come miglior attore, dalle mani dell’attrice Helen Hunt, diventando il primo interprete italiano (e il primo attore non-anglofono in assoluto) a ricevere l’Oscar al miglior attore recitando in un film in lingua straniera.


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Inoltre Giorgio Cantarini, interprete di Giosuè, vinse lo Young Artist Awards, ovvero il premio dato ai giovani attori, diventando non solo il più giovane a vincerlo, 6 anni, ma anche l’unico di nazionalità italiana, considerandolo come un vero e proprio record, essendo solo gli attori bambini statunitensi a riceverlo.

A Roma salutò l’allora Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro stringendogli la mano ed esclamando: “Ho l’Oscar nelle mie mani!”. Ricevette comunque oltre 40 premi internazionali, tra cui 5 Nastri d’argento, 9 David di Donatello, il Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes – dove Benigni s’inginocchiò davanti a Martin Scorsese – e un premio medaglia a Gerusalemme.

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