Almanacco

Walt Disney: vita, carriera, successi, Ordine Demolay, controversie e morte del celebre ideatore di Topolino

Walter Elias Disney (conosciuto come Walt Disney) nato a Chicago il 5 dicembre del 1901 e morto a Burbank il 15 dicembre del 1966, è stato un animatore, imprenditore, disegnatore, cineasta, doppiatore e produttore cinematografico statunitense.

Walt Disney, tutto quello che c’è da sapere sul celebre ideatore di Topolino

Quarto figlio di Elias Disney e Flora Call, la sua famiglia si trasferisce a Marceline, nel Missouri. Qui cresce lavorando duramente nei campi ed è forse per questo che l’infanzia felice e spensierata che Walter Elias Disney (questo il suo nome completo) cita nelle sue opere rappresenta più il suo sogno che i suoi ricordi, caratterizzati da fatica e sudore.

Nell’autunno del 1909 una serie di eventi portano la famiglia Disney a vendere la fattoria e trasferirsi a Kansas City. La vita nella grande città è sicuramente più dura: il padre si alza a notte fonda per la consegna dei giornali, e Walt che gli dà una mano. Lui stesso ricorderà come talvolta si mettesse in un angolino della strada per “rubare” un pisolino durante il lavoro. Un po’ di riposo per poi poter seguire le lezioni scolastiche.

Nel 1918, stanco delle regole paterne e della sua autorità, Walt Disney decide di arruolarsi nell’esercito per partecipare alla Prima guerra mondiale. Questa scelta segna la rottura con le regole della famiglia.

A Kansas City

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Pare che a Kansas City Walt Disney abbia lavorato per circa un mese presso un’agenzia pubblicitaria, dove avrebbe conosciuto Ubbe Ert Iwerks, bravissimo quanto straordinario disegnatore. Allora nessuno poteva immaginare che Walt e Ub avevano un appuntamento con la storia.

Walt trova lavoro come ritagliatore di immagini presso la “Kansas-City Ad”, società che si occupava di animazione (anche se ad un livello inferiore rispetto ai cartoni prodotti a New York in quegli anni). Scoppia la scintilla: chiede e ottiene in prestito una cinepresa con la quale esegue degli esperimenti. Walt intuisce che se fosse riuscito a far muovere quegli inermi pezzi di carta avrebbe rivoluzionato il mondo del disegno.

Con Ub Iwerks ottiene ottimi risultati, e grazie all’aiuto economico del fratello Roy, Walt Disney apre uno studio in cui realizzano gli storici “Laugh-o-grams”, “Alice Comedies” (in cui Disney mise una bimba vera in un mondo creato sui tavoli da disegno), “Oswald The Lucky Rabbit” (oggi ritenuto una sorta di anello di congiunzione tra ‘Felix The Cat’ di Otto Messmer e il celeberrimo ‘Topolino’). Presentati i loro lavori alle case di distribuzione, ottengono rapidamente un contratto con la Universal che intuisce l’enorme potenziale economico che la novità rappresenta.

Le difficoltà

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Qualche tempo dopo le cose cominciano ad andare male. Per ricostruire la vicenda bisogna fare un passo indietro: la Universal a quel tempo era di proprietà di Margareth Winkler, donna abile nella gestione degli affari, che consentiva a Disney e Iwerks di ritenersi soddisfatti, anche sul piano economico. In quel breve periodo Walt e Ub assunsero diverse persone per mettere in piedi uno studio di animazione. Le cose cambiarono quando la Winkler prese marito. La Universal passò di fatto nelle mani del suo sposo Walter Mintz, il quale ritenne opportuno ridurre i pagamenti e trattare tutti con il pugno di ferro. I creativi che ruotavano intorno a Walt e Ub vennero messi ben presto alle strette. A nulla valsero le discussioni che ne seguirono: legalmente “Oswald”, il fortunato coniglio, apparteneva alla Universal e, quel che è peggio, Mintz aveva intrappolato Disney.

La produzione dei cartoni avveniva grazie ad un gruppo di animatori che Walt e Ub pagavano col denaro portato dai cartoni stessi; una volta tagliati i pagamenti non fu difficile per Mintz sottrarre forza lavoro a Disney. I soli a rifiutare di tradire Walt furono gli amici degli esordi: Les Clark, Johnny Cannon, Hamilton Lusky e, naturalmente Ub.

La nascita di Topolino

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Il gruppo decide di reagire al ricatto creando un personaggio tutto loro. Semplicemente accorciando le orecchie di Oswald, trasformando la coda e ritoccando qualcosa qua e là ottengono ….. un topo.

Walt è un genio nell’ideare gag e situazioni interessanti; Ub realizza tutto su carta al ritmo impensabile di 700 disegni al giorno. Il miracolo viene intitolato “Plane Crazy”: il protagonista è un certo Mickey Mouse. L’idea rivoluzionaria è quella di aggiungere il sonoro e farlo parlare.

E’ il 18 novembre 1928 quando nel Colony Teather di New York viene proiettato un film di guerra, seguito da un breve cartone animato. Il giorno dopo è il tripudio. La data per molti coincide con l’inzio della biografia di Disney, quel Walt Disney inserito nelle pagine d’oro del libro di Hollywood.

I grandi successi

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Riceve il suo primo Oscar (ne seguiranno altri 31) nel 1932 per il film “Flowers and trees”. Il primo grande classico della animazione Disney risale al 1937: “Biancaneve e i sette nani”. Nel 1940 apre i suoi primi studios in California a Burbank. E’ il 1955 quando si decide il lancio di Disneyland e vengono realizzati i primi programmi per la televisione (tra cui ricordiamo Zorro): dieci anni più tardi Disney personalmente comincia a disegnare Epcot, un progetto per la vita nel futuro.

Il 15 dicembre 1966 un collasso cardiocircolatorio pone fine alla travagliata esistenza di un genio della creatività, capace di dar corpo ai sogni. In tutto il mondo la notizia ottiene grande risonanza. Si ricorda spesso il commento del governatore della California, il futuro presidente Ronald Reagan: «Da oggi il mondo è più povero».

Walt Disney è considerato una leggenda, un eroe del ventesimo secolo. La sua popolarità in tutto il mondo è basata sulle idee che il suo nome rappresenta: immaginazione, ottimismo e successo costruito da solo, nella tradizione americana. Walt Disney ha toccato i cuori, le menti e le emozioni di milioni di persone. Attraverso il suo lavoro ha portato la gioia, la felicità e i mezzi di comunicazione universali alla gente di ogni nazione.

Controversie sui parchi

Disneyland Resort

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Al Lutz e MiceAge

Al Lutz, sul proprio sito, scrive dagli anni 90 dei parchi Disney. Nel 2001 ha criticato la qualità dei parchi californiani, Disneyland e Disney California Adventure Park, criticando aspramente Paul Pressier, presidente del primo e successivamente a capo della Walt Disney Parks and Resorts, Cynthia Harriss, a capo poi di Disneyland. Dal 1996 al 2002 mantenne una serie di pagine web satiriche chiamate Promote Paul Pressler!, il cui obiettivo era quello di far promuovere il presidente della divisione ad una nuova posizione “da qualsiasi altra parte all’interno della The Walt Disney Company!”.

Nel luglio 2006 riportò che Lindsay Lohan, durante la festa per i suoi vent’anni tenuta a Disneyland, e i suoi amici si erano comportati male nei confronti dei dipendenti dei parchi e che avevano fatto us di droghe e alcool. Questo portò alla replica dei portavoce dell’attrice che sostennero che queste erano “tutte balle”. Questa notizia permise a MiceAge di andare alla ribalta e a Lutz di essere considerato il guardiano della Disney dalla stampa.

Il sito di Lutz ha anche evidenziato la pratica dei visitatori di spargere le ceneri dei propri cari all’interno dei parchi. Questa tradizione, secondo l’autore, va avanti dagli anni 90. Tuttavia la dirigenza del parco sostiene che non si sia mai verificato alcun caso. Nel 2007 una donna fu ripresa mentre rovesciava della polvere dalla borsa, sostenendo che fosse borotalco. Le guardie del parco sostennero la tesi.

Disney California Adventure Park

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Sul Disney California Adventure Park, fino al 2010 Disney’s California Adventure Park, la Disney aveva altissime aspettative: nel gennaio del 2001 sul Los Angeles Times, apparve un articolo nel quale si pensava che il problema principale del parco sarebbe stato il sovraffollamento tanto che si prospettava di dover allontanare i clienti “nelle prime settimane, durante le vacanze primaverili e durante l’estate.” La realtà dei fatti fu ben diversa, in quanto il parco non diede i risultati sperati e i motivi sono i più diversi:

  • il passaparola dei primi visitatori che lamentavano una mancanza di qualità tipica dei parchi Disney ha scoraggiato i futuri clienti;
  • la Hollywood Pictures Backlot non aveva l’appeal paventato;
  • mancanza di giostre per i più giovani e di giostre a tema, come quelle che avevano reso famoso Disneyland;
  • il parco era ritenuto ridondante, molte delle attrazioni riproducevano attrazioni a meno di un’ora dal parco, come l’Hollywood sign;
  • il budget con il quale era stato costruito, 600 milioni di dollari, era ritenuto non sufficiente per garantire qualità;
  • il prezzo del biglietto era ritenuto troppo costoso, perché costava quanto quello di Disneyland nonostante il parco offrisse molte meno attrazioni.

Il 10 marzo 2006, durante l’assemblea con gli azionisti, quando fu chiesto se avrebbero costruito un terzo parco ad Anaheim, Robert Iger rispose dicendo che stavano ancora cercando di far funzionare il secondo.[127] L’anno successivo venne annunciata un’espansione del parco che sarebbe costata più di un miliardo di dollari. Il piano prevedeva la modifica di tutte quelle attrazioni che avevano suscitato il malcontento nel pubblico. Queste sarebbero state modificate o eliminate del tutto. Insieme a questo fu annunciato un rebranding del parco, che avrebbe cambiato il logo e il nome, diventando il Disney California Adventure. L’11 giugno del 2010 il nome divenne ufficiale.

Walt Disney World Resort

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Disney’s Animal Kingdom

Sin dalla sua progettazione, la PETA e altri gruppi di animalisti della Florida manifestarono il dissenso per il parco Disney che avrebbe ospitato animali in cattività. Tra le varie azioni intraprese ci fu quella di dissuadere le agenzie di viaggio a non accettare prenotazioni per il parco. A poche settimane dall’apertura alcuni animali morirono a causa di alcuni incidenti. Il dipartimento dell’agricoltura americano indagò a fondo ma non trovò alcuna violazione. Il giorno dell’inaugurazione furono mandati 150 poliziotti per i timori di una possibile protesta. Questa si verificò ma fu pacifica e dopo due ore terminò.

Un anno dopo l’apertura la Fondazione per i diritti degli animali della Florida mostrò le sue perplessità circa lo spettacolo di fuochi d’artificio durante Capodanno: i rumori avrebbero potuto spaventare gli animali. Un ispettore del dipartimento dell’agricoltura venne e disse che i fuochi dovevano essere lanciati ad almeno mezzo miglio di distanza.

Disney’s Wide World of Sports Complex

Edward Russell, architetto, e Nicholas Stracick, ex-giocatore di baseball, sostennero di aver parlato con la Walt Disney Company nel 1987 proponendo un complesso sportivo e che il Wide World of Sports, aperto dieci anni dopo, fosse molto simile al progetto che avevano proposto. La Disney invece disse che, sebbene le similitudini ci fossero, queste erano le stesse che si avevano con altri centri sportivi e strutture olimpiche. I due portarono avanti una causa e nel 2000 una giuria del tribunale di Orange County stabilì che la società avrebbe dovuto pagare 240 milioni di dollari, una frazione del miliardo e mezzo richiesto. Disney ricorse in appello e decise di raggiungere un accordo esterno al tribunale con gli accusatori i cui termini non sono stati divulgati.

Walt Disney World College Program

Il Walt Disney World College Program è un programma di tirocinio presso il Walt Disney World Resort in Orlando. Attraverso questo programma, studenti almeno diciottenni e i maggiorenni possono fare uno stage retribuito della durata di un semestre. Secondo alcune persone la Disney fa ciò per avere lavoratori sottopagati, in quanto i partecipanti al programma fanno le stesse cose degli altri impiegati, ma vengono pagati meno. Nel tardo 2007 un dipendente, candidato alla presidenza della sezione locale del sindacato, nel suo programma voleva abolire questo programma che, non solo sfruttava i ragazzi, ma permetteva di mantenere gli stipendi bassi. La società, però, sottolineò come solo 8000 su 62000 dipendenti fossero nel programma, non così tanti secondo loro. L’altra polemica riguarda il fatto che questi stagisti non avevano una rappresentanza sindacale.

Reedy Creek Improvement District

Il Reedy Creek Improvement District è un distretto comprendente il Walt Disney World Resort sotto la giurisdizione della società. Walt Disney negli anni 60, mentre progettava il parco, riteneva che sarebbe stato più facile realizzare il progetto se si fosse avuta una gestione più flessibile e personalizzata.[138] Tra le varie idee c’era quella di realizzare l’EPCOT, Experimental Prototype Community of Tomorrow, una città di fondazione che sarebbe dovuta diventare il prototipo della città del futuro. Dopo molte attività di lobbying, il governo della Florida gli diede lo status di “special district”.

Dopo la morte di Walt Disney, la società mise da parte i piani, giudicati troppo ambiziosi, e quindi tutta la zona residenziale e commerciale non venne sviluppata, ad eccezione del parco e del successivo Epcot. Richard Foglesong ,in Married to the Mouse: Walt Disney World and Orlando, sostiene che la società abbia abusato del proprio potere per tenere il controllo delle terre non per sviluppare la città, ma solo le capacità commerciali dei propri parchi. Negli anni 90 vennero costruite alcune città, come Celebration, tuttavia una volta completate vennero vendute e “de-annesse” in modo tale che i nuovi proprietari terrieri non avessero diritto di voto, che derivava dal numero di acri posseduti.

Disneyland Paris

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Condizioni lavorative

Nel maggio del 1992 su The Hollywood Reporter fu pubblicato un articolo nel quale si diceva che circa il 25% dei lavoratori dell’allora Eurodisney di erano licenziati a causa delle difficili condizioni lavorative. La società rispose al The Wall Street Journal che in realtà non erano 3000, ma solo 1000 coloro che se ne erano andati.

Nel 2010 due dipendenti, entrambi cuochi, si suicidarono. Il primo lasciò un biglietto con su scritto “Non voglio tornare da Topolino”. Tuttavia una commissione incaricata di far luce sugli eventi non trovò prove di comportamenti illegali. I sindacati del parco comunque fecero notare le pessime condizioni lavorative: i grandi licenziamenti; gli stipendi dei membri del cast di poco superiori al minimo legale; gli orari lavorativi pesanti; l’impossibilità di fare carriera. La società ha risposto dicendo che la maggior parte dei lavoratori era soddisfatta del proprio lavoro e che, sebbene la crisi del 2008 avesse intaccato i profitti, il parco aveva assunto più lavoratori full time.

Walt Disney Studios Park

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Walt Disney Studios Park, costruito per rilanciare le presenze nel parco, che non avevano raggiunto le aspettative, fu criticato per la scarsa qualità delle attrazioni e per le giostre a tema scialbe. Si rivelò essere il meno visitato tra i parchi Disney. Si dovette quindi procedere a delle modifiche a delle aree già costruite e alla costruzione di nuove. Tuttavia una delle più gettonate, il Crush’s Coaster, portò altri malumori tra i visitatori del parco perché, anche nei giorni poco affollati, le code erano di circa due ore. Per ridurre le code la società ha provato ad implementare il fastpass, che si è rivelato fallimentare; è stata poi aggiunta l’attrazione a quelle aderenti a “Più ore di magia” che permette a chi alloggia nel resort di accedere prima ai parchi divertimenti; infine hanno inserito la coda Single Rider, per raggiungere la capienza massima data dalle vetture. Anche quest’ultima non ha raggiunto gli obiettivi sperati perché le famiglie medie europee sono composte da quattro persone, come i posti nei gusci. Infine, nel 2014 hanno aggiunto un gioco per cellulari da fare nell’attesa.

Hong Kong Disneyland Resort

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Sovraffollamento

Prima dell’apertura del parco sorsero dei dubbi sulla capacità del parco, considerata troppo bassa. Questa ipotesi venne confermata il 4 settembre 2005 quando il parco aprì per un evento di beneficenza: circa 30 000 visitatori, poco al di sotto della capacità del parco, vennero accolti. Si formarono lunghe code, non solo alle attrazioni, ma anche nei ristoranti.

Il governo locale, essendo anche detentore del 57% del parco, pretese che la capacità dichiarata fosse ridotte per evitare ulteriori casi di sovraffollamento. Tuttavia durante il capodanno cinese si verificò un altro caso: dopo poche ore si raggiunse la massima capacità e non furono più accettati nuovi visitatori. Oltre al rimborso del biglietto, la società decise di non accettare durante le festività cinesi i biglietti a data aperta.

Commissione sulla sicurezza alimentare

Ad alcuni ispettori del Dipartimento di igiene alimentare e ambientale, arrivati al parco per indagare su dei casi di avvelenamento da cibo, fu chiesto di rimuovere i distintivi e i cappelli prima di entrare nel parco, per evitare di turbare i visitatori che, avendoli visti, erano preoccupati. Il presidente della commissione sulla sicurezza alimentare del Consiglio legislativo di Hong Kong, Fred Li, definì scioccante l’accaduto e parlò con il direttore del dipartimento per prendere provvedimenti contro la Disney. La dirigenza del parco si scusò e definì l’accaduto inappropriato. Il segretario della giustizia lasciò cadere il caso per mancanza di prove.

Zuppa di pinna di squalo

Disney, all’inizio, aveva pianificato di servire la zuppa di pinna di squalo ai banchetti nuziali. Gli animalisti nel giugno del 2005 protestarono sia perché la popolazione di squali stava calando pericolosamente sia perché i metodi con cui le pinne venivano prese erano considerati crudeli: spesso l’animale veniva preso, privato della pinna e rigettato in mare. Quindi la società decise di rimuovere la zuppa dal menù, anche se l’avrebbe offerta se i clienti avessero insistito. Aggiunse inoltre che avrebbe distribuito opuscoli sulla conservazione della specie per sensibilizzare i visitatori.

Alla fine gli azionisti, dopo le continue proteste di ambientalisti e animalisti, preoccupati per l’immagine dell’azienda, pressarono la dirigenza. Il 24 giugno 2005 venne annunciato che la zuppa non sarebbe più stata servita perché, stando al comunicato stampa, “dopo un’attenta analisi e una meticolosa ricerca, non siamo stati in grado di identificare un fornitore eco-sostenibile, non lasciandoci altra scelta se non quella di rimuovere la zuppa di pinna di squalo”.

Moria di pesci

Hong Kong Disneyland sorge su una porzione di terra sottratta al mare, reclamata appositamente per la costruzione del parco. Secondo alcuni pescatori, fu proprio questa operazione a causare la moria di pesci che si verificò tra luglio e settembre tra Ma Wan e Cheung Sha Wan. Il fango e la terra utilizzati avrebbero intasato le branchie dei pesci causandone la morte. Il governo locale e la società hanno respinto le accuse sostenendo che la causa in realtà fosse un’infezione e che non ci fossero prove che legassero le morti dei pesci al reclamo di terra. Tuttavia i pescatori hanno richiesto il pagamento di 3,5 milioni di dollari come risarcimento.

Disney’s PhotoPass

Il Disney’s PhotoPass è un servizio di fotografia offerto dalla Disney nei suoi parchi a tema. I fotografi sono sparsi in tutto il parco, nelle attrazione, nei negozi e nei ristoranti, come la Bibbidi Bobbidi Boutique. Le foto possono poi essere viste e acquistate nel parco o online. I clienti hanno però criticato la società per i prezzi pubblicizzati che non corrispondevano a quelli reali, soprattutto per quanto riguardava i CD. La società ha risposto che i prezzi esposti erano applicati solo nei parchi e non online.

Impronte digitali

Come in altri parchi a tema, ai visitatori all’ingresso viene scannerizzato un dito per prenderne l’impronta per ridurre le rivendite dei pass multigiorno. Tuttavia questo non viene detto in anticipo. La scannerizzazione viene fatta a tutte le persone che hanno compiuto dieci anni ed è utilizzata per associare il biglietto al visitatore. La società sostiene che i 50 punti presi non sono sufficienti a ricostruire l’intera impronta digitale; tuttavia alcuni esperti forensi hanno detto che i punti siano addirittura più del necessario.

Ulteriori critiche sono state mosse quando Disneyworld in Florida ha iniziato a prendere le impronte dei bambini dai 3 ai 9 anni. La società si è difesa sostenendo che le impronte servivano a generare un codice associato al biglietto e che una volta prese venivano subito cancellate. Inoltre ha anche sottolineato che i genitori potevano dare le loro.

Controversie sul franchise

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Stereotipi etnici e razziali

Negli anni molti studiosi, critici e genitori hanno criticato la Disney per l’aver realizzato i personaggi non caucasici in maniera stereotipata. Ciò ha portato a ritenere Walt Disney un razzista. Per esempio, durante la produzione di Biancaneve e i sette nani si riferì alla scena dove i nani si mettono uno sopra l’altro come la “pila di negri”, mentre durante i meeting di I racconti dello zio Tom utilizzò il termine pickaninny, che ha valenza dispregiativa.

Inoltre il film venne criticato in quanto raccontava la schiavitù in maniera idealizzata. Altri film in cui questo accadde fu Peter Pan, dove i nativi americani vennero rappresentati come selvaggi, Lilli e il vagabondo, dove i gatti siamesi sono manipolatori e scaltri, Fantasia, dove dei centauri neri puliscono gli zoccoli ad altri bianchi, e in Dumbo, dove i corvi, che rappresentano, secondo alcuni studiosi, gli afro americani, sono poveri e ignoranti (anche se in questo caso i corvi hanno una valenza positiva, in quanto simpatizzano per Dumbo).

Questa tendenza era presente anche nei corti, come Mickey’s Mellerdrammer, dove Topolino è truccato con lo stile “blackface”, e l’Uccello Nero in Who Killed Cock Robin. Tuttavia la Disney non era l’unica a valersi degli stereotipi: Fleischer Studios, Metro-Goldwyn-Mayer cartoon studio, Walter Lantz Productions, e Warner Bros. Cartoons fecero lo stesso. Bob Clampett, regista di Looney Tunes e Merrie Melodies, tra cui i controversi Coal Black and de Sebben Dwarfs e Tin Pan Alley Cats, disse che: «A tutti quanti, inclusi i neri, piacquero, quando uscirono [i film]. Tutte le controversie si svilupparono molti anni dopo semplicemente perché stava cambiando l’atteggiamento nei confronti dei diritti dei neri rispetto a quell’epoca».

Inoltre, nonostante gli occasionali insulti razzisti, Walt Disney non si espresse mai contro le altre etnie, né in pubblico né in privato. Lo studio infine assunse sempre disegnatori e dipendenti di tutte le etnie, tra cui Floyd Norman (afro-americano), Cy Young, Tyrus Wong, Iwao Takamoto, Bob Kuwahara (cino-giapponese) Art Babbitt e gli Sherman Brothers.

Messaggi subliminali

Nel 1995 l’American Life League (ALL) sostenne che molti film, tra cui Le avventure di Bianca e Bernie, Chi ha incastrato Roger Rabbit, La sirenetta, Aladdin e Il re leone, contenevano messaggi subliminali e contenuti sessuali.

L’8 gennaio 1999 l’edizione home video di Bianca e Bernie venne ritirata dal mercato a causa della scoperta di due frame contenenti effettivamente immagini di una donna in topless sullo sfondo. Le immagini vennero tolte dalle edizioni in cassetta, DVD e dal Blu-ray contenente il primo e il secondo film, Bianca e Bernie nella terra dei canguri.

Nell’edizione Laserdisc di Chi ha incastrato Roger Rabbit del ’94 Variety riportò che furono trovate più scene con immagini esplicite lasciate dagli animatori come scherzo. Queste erano invisibili nella riproduzione a velocità normale, ma, procedendo frame per frame, era possibile, ad esempio, vedere Jessica Rabbit nuda. All’uscita del Laserdisc, le scorte finirono rapidamente, grazie anche ai servizi di CNN e giornali che riportarono la notizia. Un dirigente della Disney disse a Variety che “le persone dovrebbero farsi una vita piuttosto che trovare cose così. Noi non lo sapevamo [delle immagini], era solo uno stupido scherzo che gli animatori ci fecero e noi non ce ne accorgemmo. Inoltre, le persone dovrebbero sviluppare un senso dell’umorismo riguardo queste cose.” La scena fu in seguito rifatta. Un’altra scena che ha suscitato polemiche è quella dove Baby Herman mostra il dito medio mentre passa sotto il vestito di una donna e ne riemerge con della saliva sul labbro.

In La Sirenetta, re Tritone abita in un castello con le figlie. Il castello era rappresentato sulla copertina della videocassetta del Classico quando il film fu per la prima volta distribuito. Ad un attento sguardo questo aveva un aspetto strano, che rassomigliava ad un pene. La Disney e il disegnatore sostennero che fu un incidente, dovuto alla nottata passata a completare il tutto prima della scadenza. Sulla riedizione l’immagine non compare. Inoltre c’era la convinzione che nella scena del matrimonio, dove il principe sta per sposare Ursula, il vescovo stesse avendo un’erezione. In realtà il prete è un ometto con le vesti da vescovo che si piegano su quello che era il suo ginocchio. Tuttavia, a causa della polemica, la scena fu cambiata nel DVD del 2006 in modo tale che il ginocchio non fosse più visibile. Questi due fatti spinsero una donna dell’Arkansas a citare in tribunale la società, anche se pochi mesi dopo ritirò le accuse.

In Aladdin, le proteste riguardarono la scena in cui Aladdin è attaccato da Rajah, la tigre. Nella versione inglese Aladdin dice a bassa voce “Come on… good kitty, take off and go…”, tuttavia la parola “kitty” non è comprensibile perché gli si sovrappone un suono, forse il ringhio della tigre. Alcune persone sostennero di aver sentito “Good teenagers, take off your clothes,” che in italiano è “Brave ragazzine, toglietevi i vestiti”, ritenendo la frase un incitamento ad essere promiscue. Per evitare ulteriori critiche la frase venne rimpiazzata nell’edizione in DVD con “Down, kitty”.

L’accusa a Il re leone fu smentita da Tom Sito, disegnatore e scrittore per il film, il quale disse che le lettere nella nuvola di polvere non sono la parola “SEX”, sesso, ma “S.F.X.” che significa effetti speciali. Era un easter egg per il reparto di animazione.

Critiche degli animalisti

La carica dei 101 (1996) fu criticato per l’uso di cuccioli non svezzati in natura. I gruppi hanno anche evidenziato come il film abbia portato ad una maggiore domanda di cuccioli di dalmata da parte di un pubblico impreparato all’adozione di animali, con un conseguente aumento di cani abbandonati.

Subito dopo il successo di Alla ricerca di Nemo ci fu un’impennata di richieste per i pesci pagliaccio. La società quindi fece una dichiarazione con la quale diceva che il film non era un incoraggiamento a comprare pesci e chiunque decidesse di voler avere un acquario in casa si sarebbe dovuto rendere conto di quello che ciò comportava. La PETA ha apprezzato che nel film si sottolineasse che i pesci fossero amici piuttosto che cibo e che non si incitasse all’acquisto di pesci.

Sessismo

Nel 1938 la Walt Disney Company mandò una lettera di rifiuto a Mary Ford nella quale sottolineava che “le donne non erano prese in considerazione” per le posizioni in ambito creativo. La lettera tornò alla ribalta una prima volta nel 2009 quando il nipote, ritrovatala, la caricò su Flickr, una seconda il 7 gennaio del 2014, quando nel discorso di presentazione di Emma Thompson come miglior attrice in Saving Mr. Banks Meryl Streep la citò. Riferendosi all’incontro tra Walt Disney e Pamela Lyndon, autrice di Mary Poppins, disse: “Deve avere ucciso [Disney] l’aver incontrato una donna, una creatura ugualmente sprezzante e superiore, una persona sprezzante delle proprie doti.” Successivamente molti studiosi Disney e artisti lo difesero, come Floyd Norman, una Disney Legend, che disse come dagli anni ’30 l’America “fosse cambiata, cambiata in meglio.” Altri giornalisti invece sostennero che la Streep fosse stata ironica in quanto aveva appena finito di girare il film Disney Into the Woods.

Rappresentazione della società

Nel 2016 Jessi Streib, professoressa della Duke University, insieme a due studenti, pubblicò un saggio in cui analizzava la società mostrata nei 36 film d’animazione Disney e Pixar che a gennaio 2014 avevano superato i 100 milioni di dollari d’incasso. La ricerca ha evidenziato che nei film i poveri accettano la propria condizione e ne sono felici, per esempio in Mary Poppins lo spazzacamino è troppo contento rispetto al lavoro che fa, mentre in Biancaneve e i sette nani questi ultimi, incluso Brontolo, sono contenti di andare a lavorare, nonostante lavorino in miniera. Nell’articolo la sociologa sottolinea come il messaggio dato dalla Disney sia che tutti sono contenti della propria condizione e chi vuole migliorarla, con il duro lavoro e la buona volontà, può avanzare all’interno della società; chi invece non riesce viene aiutato dai più ricchi. Questo, tuttavia, nel mondo reale non succede, e anche la Streib ha ammesso che evidenziare questo fatto potrebbe scoraggiare i bambini dall’impegnarsi per raggiungere i propri obiettivi.

Il rapporto Pixar-Disney

I disaccordi iniziarono dopo la produzione di Toy Story 2; in quanto in origine questo era stato pensato come un direct-to-video, quindi un film che non rientrava nell’accordo di produzione di cinque produzioni destinate ai cinema. Tuttavia la destinazione venne cambiata durante la produzione e quindi la Pixar voleva che venisse contato nell’accordo, ma la Disney rifiutò. I primi cinque lungometraggi Pixar avevano incassato 2,5 miliardi di dollari, quindi per entrambe le case ci furono dei profitti. L’accordo prevedeva che alla Pixar spettasse la creazione e la produzione, mentre la Disney si occupasse della pubblicità e della distribuzione, i costi e i profitti sarebbero stati divisi a metà, tuttavia i diritti delle storie e dei sequel rimanevano in mano a quest’ultima, la quale esigeva anche una tariffa per la distribuzione.

Le due compagnie all’inizio del 2004 cercarono di stipulare un nuovo contratto nel quale la Disney sarebbe stata solo il distributore e per questo sarebbe stata pagata. Tuttavia la condizione posta dalla Pixar è che anche i film già in produzione, Gli Incredibili e Cars, sarebbero stati soggetti a questo accordo, cosa ritenuta inaccettabile dalla Disney. A rendere più difficili le trattative ci fu anche il cattivo rapporto tra Steve Jobs e Michael Eisner. Preparandosi al peggio, Jobs decise di non rispettare più la finestra di pubblicazione voluta dalla Disney, cioè novembre, ma di pubblicare i film nel periodo estivo, più redditizio, in modo tale da poter poi pubblicare il DVD per Natale. Il primo film a seguire questo processo fu Cars che fu ritardato. Un altro vantaggio era quella di allungare la durata del contratto in vigore per avere più tempo per negoziare. Le dimissioni di Eisner e le voci di una possibile acquisizione di Pixar riappacificarono le due aziende. Tuttavia, per precauzione fu stipulato un contratto per la distribuzione di Ratatouille, previsto per il 2007, che non servì in quanto l’acquisizione andò in porto.

Miramax e la gestione dei film stranieri

Miramax è stata spesso criticata per l’editing, il doppiaggio e la sostituzione della colona sonora nei film stranieri da lei distribuiti. Ad esempio, in Iron Monkey, anche se rilasciato in versione sottotitolata, i sottotitoli erano scritti in modo tale da eliminare il contesto politico della storia, le scene erano state tagliate per velocizzarlo e per ridurne la violenza e la colonna sonora, contenente il tema di Wong Fei Hung, fu cambiata. Subirono la stessa sorte Shaolin SoccerFarewell My Concubine (versione rilasciata nei cinema), The Thief and the Cobbler e Fist of Legend di Jet Li. Harvey Weinstein sostenne che non rieditava “per divertimento” ma per fare in modo che i film funzionassero anche in America.

Harvey Weinstein provò anche a cambiare Principessa Mononoke per renderlo più appetibile al mercato americano. Dal Giappone Toshio Suzuki, un produttore dello Studio Ghibli, spedì una katana con un biglietto con scritto “no cuts”, niente tagli, che è ciò che avvenne.

Con i Weinstein, inoltre, ci fu la tendenza ad acquistare i diritti di film asiatici senza poi effettivamente distribuirli. Ad esempio Hero, un film cinese di arti marziali del 2002, rimase inedito finché Quentin Tarantino non intervenne, mentre Tears of the Black Tiger, film tailandese, fu acquistato nel 2000, modificato e mai rilasciato, fino a che, nel 2006 la Magnolia Pictures ne comprò i diritti.

I film venivano ritardati in modo tale che i possibili flop al botteghino potessero essere distribuiti su anni fiscali diversi, in modo tale da non perdere i bonus che la Disney elargiva al raggiungimento degli obiettivi. Inoltre cercavano di impedire che i DVD di questi film venissero importati. Nonostante questo comportamento, molti sostennero che le possibilità che questi film fossero distribuiti in America se non li avesse presi la Miramax erano nulle e che se anche qualche piccolo distributore li avesse presi, non avrebbero avuto le possiblità che uno studio come la Miramax avrebbe potuto garantire.

Lo studio è stato anche accusato di trascurare i propri film più ricercati e sperimentali, soprattutto quando i registi si rifiutano di renderli più commerciali. Ad esempio Dead Man, che Jim Jarmusch rifiutò di tagliare, fu rilasciato in poche sale, per questo i critici accusarono i Weinstein di averlo sabotato.

Kevin Smith, nel suo Jay & Silent Bob… Fermate Hollywood! (2001), prende in giro lo studio: i due protagonisti scoprono che stanno per fare un film su un fumetto a loro ispirato e tentano di fermare lo studio di produzione. Secondo il regista questo film è in risposta alle controversie intorno al suo precedente film Dogma.

La famiglia Slesinger contro Disney

Dal 1991 al settembre 2009, la famiglia di Stephen Slesinger fu impegnata in un processo contro la Disney per i diritti di Winnie the Pooh. Quando Slesinger morì nel 1953, sua moglie firmò un accordo di licenza con la Disney. Uno dei punti era che la Disney avrebbe pagato le royalties su cartoni e film, ma non sul merchandising. Questo avrebbe creato, secondo le accuse, un mancato versamento di circa 2 miliardi di dollari per la famiglia Slesinger. Dopo 18 anni di procedimenti, un giudice di Los Angeles ha dichiarato che Disney non ha commesso alcuna violazione dell’accordo firmato.

Passaggio di proprietà per Star Wars

Il 21 dicembre 2012, Disney ha acquisito la Lucasfilm e, di conseguenza, i diritti sul franchise di Star Wars e le società Skywalker Sound e Industrial Light & Magic, per 4 miliardi di dollari. Vi furono critiche riguardo al fatto che, con l’arrivo della gestione Disney, tutte le vecchie storie del cosiddetto Universo Espanso pubblicate in fumetti, libri o serie tv fino ad allora furono “decanonizzate” e quindi cancellate dalla storia ufficiale di Star Wars. Di conseguenza, questo ha portato i fan che avevano seguito tali storie per più di 30 anni, a dover acquistare nuovi libri e a seguire nuove serie tv che ri-narrano la storia di Star Wars daccapo in un nuovo canone unificato, lasciando l’universo precedente bloccato nel limbo. La famosa serie animata Star Wars: The Clone Wars è stata cancellata prima della fine della sua corsa per poter spostare le nuove serie tv di Star Wars dal Cartoon Network (del gruppo Time Warner) ai canali Disney, come successo con la nuova serie TV animata Star Wars Rebels trasmessa da Disney XD. Ciò venne fatto nonostante fossero a conoscenza che molte persone amassero la serie The Clone Wars e che la serie fosse molto proffitevole.

Il modo in cui i nuovi film vengono gestiti è stata fonte di critica da parte di molti fan della saga che hanno trovato che la gestione Disney abbia portato personaggi stereotipati, l’aggiunta di vari animali da vendere nei Disney Store e l’aggiunta di battute in puro stile Disney, specialmente ne Gli ultimi Jedi, episodio che non ha convinto una larga parte della community venendo pesantemente criticato e portando alcuni fan a chiedere che venga “decanonizzato”.

Ci sono stati inoltre problemi tra la nuova gestione e i registi dei nuovi film: il 20 giugno 2017, Phil Lord e Chris Miller, i registi designati al film Solo: A Star Wars Story, hanno lasciato la produzione del film cinque settimane prima della fine delle riprese. Lord e Miller hanno citato “divergenze creative” come motivazione del loro allontanamento.

Tre mesi dopo, il regista de L’ascesa di Skywalker, Colin Trevorrow, si è dimesso come regista in circostanze analoghe ed è stato sostituito da J. J. Abrams. Molti fan hanno criticato questa mossa; una petizione su change.org, che ha ricevuto oltre 4.000 firme, è stata istituita per protestare contro l’assunzione di Abrams, dato che molti non avevano gradito la sua regia de Il risveglio della Forza.

Altre critiche rivolte alla Disney riguardo alla nuova gestione di Star Wars riguardano l’aver ignorato i consigli di George Lucas, il creatore della saga, che si era offerto come consulente creativo e aveva tra l’altro proposto delle stesure per gli episodi VII, VIII e IX, che sono state tutte rigettate dalla Disney. Lo stesso Lucas si sarebbe pentito in seguito di aver venduto alla Disney, dichiarando in un’intervista: «Ho venduto i miei figli agli schiavisti bianchi».

Ordine Demolay

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Contrariamente a quanto viene spesso affermato, Walt Disney non è mai stato un massone.Tuttavia, apparteneva a un’organizzazione giovanile protetta dalla Massoneria, l’Ordine DeMolay, che prende il nome dall’ultimo grande maestro dei Templari. Questa organizzazione è composta da capitoli, ognuno dei quali sotto la protezione di una loggia massonica. In realtà, il capitolo di solito si incontra nella stessa tempia della loggia che lo protegge.

L’Ordine DeMolay, molto popolare negli Stati Uniti, appartiene di solito a massoni. Oltre a Disney, tra i suoi illustri membri c’è l’ex presidente degli Stati Uniti, Bill Clinton. Sebbene molti membri di DeMolay finiscano per entrare nella Massoneria, né Disney né Clinton hanno fatto. Disney è stato iniziato nel capitolo DeMolay in Kansas City, Missouri, nel 1920.

Nelle prime opere di Disney si possono fare riferimenti a questo ordine, in particolare in alcune strisce pubblicate sulla stampa in cui il popolare Topolino trova un capitolo, come si può vedere nell’immagine sopra.

Tuttavia, va notato che i grandi successi della fabbrica Disney sono stati adattamenti di opere di Massoni. Tra questi, “Il libro della foresta”, originale di Rudyard Kipling;Pinocchio”, dello scrittore altrettanto massone Carlo Collodi, e “Robin Hood”, il cui primo riferimento appare nel romanzo “Ivanhoe”, del massone Walter Scott.

Nel corso del tempo, il rapporto tra Walt Disney e l’esoterismo massonico ha fatto molto discutere ed anche la sua appartenenza all’Ordine Demolay è di per se un chiaro riferimento alla sua stretta connessione e collaborazione con la massoneria.

La devozione di Walter Elias Disney per il DeMolay è oltremodo evidente da questa sua celebre dichiarazione: «Mi sento molto obbligato e grato verso l’ordine DeMolay per la parte importante che ha avuto nella mia vita. I suoi precetti sono stati inestimabili nel prendere decisioni, nell’affrontare i dilemmi e le crisi. DeMolay è sinonimo di tutto ciò che è bene per la famiglia e per il nostro paese. Mi sento un privilegiato per aver fatto parte dell’ordine DeMolay».

La lettera ai giovani dell’Ordine

Inoltre è possibile citare una famosa lettera che Disney indirizzò ai giovani dell’Ordine DeMolay dell’Acacia Chapter in Stuart, oggi questa lettera è conservata nel Disney History Institute. In questa lettera, Disney scrive in merito alla sua iniziazione all’ordine DeMolay ed in merito ai valori esoterici che grazie a codesta iniziazione sono stati introdotti nella sua vita e quindi nel suo operato, continua ribadendo il suo orgoglio nel ricoprire la carica di Legionario d’onore considerando il fatto che fu uno dei primi giovani ad essere iniziato all’Ordine DeMolay appena sorto e nato nella città statunitense Kansas City nel 1919.

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Vi sono voci (non provate) che parlano di un’adesione di Walt Disney alla massoneria negli anni ’20 , anche se non esiste alcun documento che provi la sua appartenenza ad un’Obbedienza, se non all’Ordine DeMolay, un Ordine che negli Stati Uniti si può considerare l’anticamera della Massoneria – in quanto finalizzato ad avvicinare i giovani tra i 12 ed i 21 anni alla Massoneria, nel quale Disney fu iniziato nel Capitolo “Mather” nel 1923 – egli non ha mai nemmeno smentito la sua appartenenza; e la testimonianza inconfutabile di essere un Fratello si ha nelle sue stesse opere – sia i disegni che i film o le produzioni televisive – in cui numerosissimi sono i riferimenti ai principi ed alla simbologia massonica.

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