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Bollette, il piano di Meloni contro i maxi-aumenti: cosa può cambiare con il nuovo decreto

La prima mossa del prossimo governo sarà un decreto contro il caro bollette: cosa può cambiare

La prima mossa del prossimo governo sarà un decreto contro il caro bollette. Prima ancora della legge di Bilancio. Giorgia Meloni, prossima a essere nominata presidente del Consiglio, punta subito ad un decreto per mitigare gli aumenti di luce e gas. Ma cosa può cambiare con il nuovo decreto? Vediamolo insieme.

Meloni lavora al primo decreto, fondi contro caro bollette: cosa può cambiare

Potrebbe quindi arrivare subito, all’insediamento del nuovo esecutivo, un decreto da più di 20 miliardi per aiutare famiglie e imprese a pagare le bollette. Senza quindi aspettare la legge di Bilancio che entrerà in vigore solo a gennaio. Peraltro la manovra verrà inviata a Bruxelles solo a novembre e potrebbe contenere misure minime, dovendo già rifinanziare le missioni all’estero, il taglio del cuneo fiscale, l’Ape sociale e Opzione donna.

La discussione sulle riforme del fisco (soprattutto la flat tax) e delle pensioni potrebbe quindi essere rinviata di qualche mese. Prima, comunque, bisogna pensare alle bollette, soprattutto per il rischio che le tariffe elettriche aumentino del 60% nel prossimo trimestre, come pronostica Nomisma energia. Cosa conterrà il primo decreto del nuovo governo? Entriamo nel dettaglio.

Cosa farà Giorgia Meloni al governo: subito un decreto contro il caro bollette

Giovedì 29 settembre il governo Draghi dovrebbe approvare in Consiglio dei ministri la Nadef: il centrodestra ha già visionato la tabella, dando inizio a una collaborazione con l’esecutivo uscente. I dati sono fondamentali per capire in che modo la nuova maggioranza potrà intervenire contro gli aumenti delle tariffe annunciati da Arera e attesi da ottobre.

Il governo Draghi potrebbe anche decidere d’intervenire subito attraverso un altro decreto da finanziare con le extra-entrate tributarie. Un intervento da 4 miliardi che verrebbero poi a mancare per le mosse del nuovo esecutivo. A cui servono, invece, almeno 3 miliardi per azzerare gli oneri di sistema, 500 milioni per la riduzione al 5% dell’Iva sul gas, 4,7 miliardi al mese per il credito d’imposta rafforzato per le aziende, più le risorse per il rinnovo del bonus sociale e del taglio delle accise sulla benzina.

Bollette, per il decreto servono 20 miliardi: il nodo coperture

Secondo quanto spiega la Repubblica, per questo decreto urgente servono 20 miliardi al nuovo governo. Bisogna intervenire per i mesi di ottobre, novembre e dicembre, ma serve capire con quali fondi, considerando che Fratelli d’Italia continua a escludere il ricorso allo scostamento di bilancio.

L’idea di Maurizio Leo, responsabile economico di Fdi, è di puntare sui fondi strutturali europei 2014-2020 che l’Italia non è riuscita a spendere: a suo giudizio sono circa la metà dei 45 miliardi. In realtà, spiega ancora Repubblica, quelli impegnati e non spesi sono solamente 3,5 miliardi. Ma recuperare quei soldi e spenderli in altro modo non è facile: serve l’autorizzazione dell’Ue e i tempi possono essere anche molto lunghi (più di sei mesi).

Nuovo governo, l’incognita dei fondi Ue

I fondi Ue, inoltre, hanno dei vincoli: sono territoriali e devono essere impiegati per il lavoro, il sociale, la formazione o l’efficienza energetica. Non solo, perché l’Ue non concede un cambio di utilizzo delle risorse: l’unica eccezione è avvenuta durante la pandemia, con la redistribuzione per mascherine e bonus e per tutti gli stati membri.

Difficile che oggi, di fronte a una richiesta tutta italiana, Bruxelles possa concedere un cambiamento radicale della destinazione di queste risorse. Anche perché probabilmente l’Ue guarderà con diffidenza a un governo guidato da partiti come Fdi e Lega, che sono spesso sembrati poco in linea con le posizioni comunitarie anche negli ultimi tempi.

Decreto bollette, dove prendere i soldi?

Il centrodestra punta anche altre risorse europee, ovvero i 12,3 miliardi del programma complementare che non sono stati spesi né impegnati. Sono soldi abbinati ai fondi strutturali, ma per cui non servirebbe un accordo con l’Ue per destinarli ad altro uso.

Questi fondi, però, spetterebbero al Mezzogiorno e per questo il governo dovrebbe aprire un confronto con le Regioni del Sud. Che andrebbero convinte a rinunciare alle risorse per pagare le bollette del Centro e del Nord. Ipotesi da scartare, visto che ogni precedente tentativo del genere è sempre fallito.

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