Inchiesta

Camorra in Campania: la storia del clan di De Luca Bossa

Quali sono i clan della Camorra attivi in Campania? Ecco la storia del clan De Luca Bossa, operativa nella periferia est della città di Napoli, precisamente nel quartiere di Ponticelli e nel comune di Cercola.

Il clan camorristico : la famiglia De Luca Bossa

  • Antonio De Luca Bossa, detto ‘o Sicco — condannato all’ergastolo e detenuto al 41 bis.
  • Umberto De Luca Bossa (Figlio del boss ‘o Sicco) — Scarcerato.
  • Emmanuel De Luca Bossa, detto Sangue Blu (Figlio del boss ‘o Sicco) — Arrestato.
  • Teresa De Luca Bossa (sorella di ‘o Sicco) — Arrestata e detenuta al 41 bis.
  • Anna De Luca Bossa (figlia di Teresa) — Arrestata e condannata all’ergastolo.
  • Michele Minichini, detto ‘a tigre (compagno di Anna) — Arrestato e condannato all’ergastolo.
  • Giuseppe De Luca Bossa (fratello di ‘o Sicco) — Attuale reggente del clan.

Camorra: la storia del clan De Luca Bossa

Il clan camorristico, venne fondato a Ponticelli da Antonio De Luca Bossa (1971), soprannominato ‘o Sicco, per la sua corporatura snella e da sua padre, Umberto, cutoliano di ferro, morto nel 2008 per cause naturali.

Inizialmente ‘O Sicco era un feroce assassino del clan di Sarno per poi separarsi dallo stesso e creare un proprio quartier generale nel “Lotto 0” di via Bartolo Longo, una zona di Ponticelli Sud. Il clan De Luca Bossa divenne ostile al cartello formato dai clan Fusco-Ponticelli e Misso-MazzarellaSarno, i due clan finirono in una sanguinosa guerra per il controllo del territorio, vinta dal clan di Sarno.

Ma la lunga e sanguinosa faida tra i due clan continuò: il suo culmine avvenne il 25 aprile 1998 nell’esplosione di un’autobomba a via Argine all’uscita del carcere di Poggioreale che uccise Luigi Amitrano, nipote di Vincenzo Sarno, e nell’agguato a Francesco Mazzarella, patriarca del clan, anche se in realtà l’obbiettivo dell’agguato era il figlio Vincenzo detto ‘o pazz’.

Il boss Antonio De Luca Bossa fu arrestato con l’accusa di esser stato il mandante dell’omicidio di via Argine. Durante il suo periodo di detenzione, continua a manovrare le redini del clan attraverso il suo fedelissimo affiliato, Giuseppe Mignano Peppe detto “scé scé” (autore materiale dell’attentato con l’autobomba), il quale tenne il controllo del quartiere fino alla sua uccisione, avvenuta il 26 ottobre 2002 nei pressi del quartiere “Lotto 0”.  La morte di Mignano, voluta dai fratelli Sarno ed ottenuta dal boss di Cercola Gianfranco Ponticelli.

Negli anni 2000, grazie alla frequentazione di Teresa De Luca Bossa, il clan di De Luca Bossa si unisce a uno dei boss di Pianura, Giuseppe Marfella. Le forze combinate dei due clan si attivano nel combattere il clan Lago per il predominio del quartiere flegreo.

Nel 2010, L’arresto di Teresa De Luca Bossa, mette un freno all’espansione del clan.  Ne conseguono l’arresto del compagno, Christian Marfella e un agguato a sua figlia Anna nel 2014, considerata la reggente del clan De Luca Bossa. Tra il 2016 e inizio 2017, Anna e Umberto De Luca Bossa, vengono arrestati.

La donna boss del clan: “lady camorra” alias Teresa De Luca Bossa

Teresa De Luca Bossa, chiamata dai suoi fedelissimi Donna Teresa è la sorella di Antonio De Luca Bossa, madre di Anna. Quando il fratello finisce in manette è lei ad assumere il controllo del clan e lo fa da vero capo, nel rispetto delle regole della “vecchia camorra”, alternando violenza e diplomazia.

Dopo l’arresto, venne accusata di associazione a delinquere di stampo mafioso in quanto, si legge negli atti, membro del cartello Alleanza di Secondigliano.

Tale accusa la condanna a 8 anni di reclusione, alcuni dei quali passati in regime di carcere duro. Una pena severa che però non scalfisce minimamente la sua fede nel sistema e che non le ha impedito, tornata in libertà, di riprendere il suo posto al vertice del clan. Scarcerata dopo il primo arresto, il 13 novembre del 2009, Teresa, fece ritorno nella sua roccaforte in via Cleopatra, accolta in pompa magna dai residenti del quartiere. Dopo 49 giorni, venne nuovamente arrestata: i rampolli del suo clan si erano presentati al cospetto di un imprenditore edile, imponendogli un’estorsione di 3.000 euro, la causale del pizzo era “Un regalo per donna Teresa”.

Oggi, Teresa De Luca Bossa è la prima donna detenuta in regime di 41 bis.

Le ultime vicende del clan De Luca Bossa

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, dopo la cattura del giovane ras Michele Minichini (figlio di Ciro Minichini, detto ‘Cirillino’), arrestato con Anna De Luca Bossa per il suo coinvolgimento nell’omicidio di Raffaele Cepparulo avvenuto proprio al “lotto 0”, i De Luca Bossa, insieme ai loro alleati, avrebbero trasferito la loro roccaforte nella vicina Barra, protetti dai legami con gli Aprea-Cuccaro. Recentemente il clan ha fatto un’alleanza con i clan di Pollena Trocchia e Sant’Anastasia.

La notte del 19 marzo 2019, alcuni soggetti, ritenuti membri del clan, in sella a scooter avevano fatto esplodere numerosi colpi d’arma da fuoco contro le attività commerciali di Piazza Trieste e Trento, una delle piazze più frequentate nel centro storico di Napoli.

Il 28 marzo 2019, i Carabinieri del Comando Provinciale di Napoli hanno dato esecuzione a un decreto di fermo a carico di 6 persone (di cui una minorenne) ritenute responsabili di detenzione e porto illegali d’arma da fuoco, spari in luogo pubblico e danneggiamento, reati aggravati da metodo e finalità mafiose per essersi avvalsi della forza intimidatoria del clan camorristico dei Minichini-De Luca Bossa e per mostrare superiorità nei confronti del Clan Mariano. Secondo la relazione della DIA, il gruppo formato dai Minichini e dai De Luca Bossa è tornato in auge, unitamente agli Schisa, costola dell’ex clan Sarno, alleandosi con gli Aprea di Barra e ai Rinaldi di San Giovanni a Teduccio con l’intento di imporsi nell’area est di Napoli scalzando i Mazzarella. Un sodalizio criminale frutto di una serie di alleanze strategiche che vede nel desiderio di ritornare a conquistare la gloria e il potere di un tempo.

Il 27 Agosto 2019, il GIP del Tribunale di Napoli ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per Emmanuel De Luca Bossa, figlio di Tonino O’sicco’. Emmanuel era già ai domiciliari per rapina e durante una recente perquisizione è stato trovato in possesso di una pistola. Secondo gli inquirenti, dopo gli arresti di Umberto, Emmanuel, Anna De Luca Bossa e di Michele Minichini, le redini del clan sono passate tra le mani di Giuseppe De Luca Bossa, fratello di Tonino ‘o sicco.

Il 18 Settembre 2019, Anna De Luca Bossa e Michele Minichini furono condannati all’ergastolo insieme a Vincenza Maione, Cira Cepollaro e Luisa De Stefano, Antonio Rivieccio e a Ciro Rinaldi, boss del clan Rinaldi, imputati per l’omicidio di Ciro Colonna, vittima innocente e di Raffaele Cepparulo, ritenuto esponente del cosiddetto clan dei Barbudos.

Nel Settembre 2019 è stato scarcerato Umberto De Luca Bossa, figlio di ‘o Sicco. Umberto fu arrestato il 12 gennaio 2017, secondo gli inquirenti, ordinato proprio dal padre, per salvargli la vita, impedendo al giovane di finire nel mirino dei De Micco. Dopo la scarcerazione di Umberto, il clan De Luca Bossa è considerato il più numeroso di Ponticelli.

Ancora nel Settembre 2019, Tommaso Schisa, figlio di Roberto Schisa e della “pazzignana” Luisa De Stefano, ha deciso di passare dalla parte dello Stato, diventando un collaboratore di giustizia. Secondo gli inquirenti, è stata una decisione destinata a ridisegnare le sorti dei clan di Napoli est: il giovane è a conoscenza di tante informazioni sulle dinamiche dell‘alleanza che ha visto la sua famiglia, gli Schisa, legarsi ai De Luca Bossa e ai Rinaldi.

Infatti, nel dicembre 2019, è stato riportato nei media le prime dichiarazioni fatte da Schisa sui clan dell’area est di Napoli, in particolare sui Rinaldi.

Il 31 Ottobre 2019, Salvatore Ricciardi, ritenuto affiliato al clan, è stato arrestato dai carabinieri con l’accusa di avere imposto il racket a una pizzeria di Cercola. Secondo gli inquirenti, Riccardi è un esattore del clan, incaricato di riscuotere il pizzo ai commercianti.

Nel Novembre 2019, Raffaele Romano, detto Lelè, affiliato di primissimo piano del clan, ha deciso di passare dalla parte dello Stato, diventando un pentito.

Il 29 dicembre 2019, sono stati arrestati due esattori del clan, che, secondo gli inquirenti, imponevano tassi usurari fino al 720%. I due affiliati sono accusati di concorso in usura aggravata ed estorsione aggravata dal metodo mafioso. Ancora secondo gli inquirenti, le richieste di restituzione del denaro erano accompagnate da esplicite minacce di morte.

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