Cronaca

Canale di Sicilia, scoperti nuovi vulcani: “Pericolo ma anche opportunità”

Sono stati scoperti tre nuovi vulcani nel Canale di Sicilia. Parl il professor Lodolo (Ogs), membro del team scientifico

Sono stati scoperti tre nuovi vulcani nel Canale di Sicilia. A parlare a Fanpage.it il professor Lodolo (Ogs), membro del team scientifico che è arrivato alla loro scoperta: “Abbiamo indizi della presenza di almeno un altro paio di vulcani che non siamo ancora riusciti a mappare”.

Canale di Sicilia, tre nuovi vulcani

Esistono tantissime aree inesplorate sul nostro pianeta di cui non conosciamo nulla: è il caso dei tre nuovi grandi vulcani sottomarini appena scoperti nel canale di Sicilia, gli ultimi di una serie di coni vulcanici identificati dall’Istituto di Oceanografia e Geofisica Sperimentale (Ogs) di Trieste. A parlare di quanto scoperto è il geofisico Emanuele Lodolo, primo ricercatore dell’Ogs e membro del gruppo scientifico che è arrivato alla loro scoperta.

“Per scoprire un vulcano bisogna avere una nave che abbia le attrezzature adeguate per fare questo tipo di rilievi. In questa spedizione eravamo a bordo della nave tedesca METEOR e abbiamo utilizzato un sistema di ecoscandaglio Multibeam che permette di ricostruire la morfologia del fondo marino, quindi produrre della mappe batimetriche molto dettagliate.

Se in queste mappe osserviamo dei rilievi con forme specifiche, procediamo a studi più dettagliati con altri strumenti, come il magnetometro, che è in grado di dirci se siamo in presenza di rocce di tipo calcareo o di tipo vulcanico, quindi di indicarci se siamo di fronte a un vulcano sottomarino. A ciò si aggiungono tutte le ricerche successive, che si concentrano sul prelievo dei campioni, nell’analisi delle rocce e la ricostruzione della storia geologica che ha prodotto questi vulcani sottomarini.

Cosa si sa dei tre vulcani

“I tre vulcani sono abbastanza estesi, con dimensioni di circa 4-6 chilometri di larghezza e sono localizzati in un’area del Canale di Sicilia compresa tra l’isola di Linosa e le coste siciliane. Sappiamo anche che si elevano di circa 150 metri rispetto al fondale marino circostante, in un’area dove ci sono sia profondità rilevanti, di circa 600-700 metri, sia profondità di circa 100-150 metri. Quello più superficiale si trova a una quarantina di metri sotto il livello del mare.

“I più vicini alla costa sono quelli che si trovano nell’area marina compresa tra Mazara del Vallo e Sciacca, a sud della Sicilia, che abbiamo scoperto in una spedizione precedente con la nostra nave OGS Explora. Sono sei, di cui il più vicino è a 7 km dalla costa.”

Ma come si sono formati? “Ci sono delle ipotesi, perché queste formazioni si trovano in un’area geologicamente attiva, dove circa 4-5 milioni di anni fa si è creato un sistema di grandi faglie che, tecnicamente, chiamiamo “rift”, legato a processi tettonici di tipo estensionale nella crosta continentale Nord-africana. Lungo queste faglie, la risalita di magma ha prodotto questi vulcani”

“Sono vulcani che per adesso non presentano fasi eruttive significative, anche se abbiamo osservato manifestazioni di tipo idrotermale, dunque di risalita di fluidi e di gas in prossimità di questi apparati vulcanici.”

Il fatto che scopriamo solo oggi vulcani in un’area che è stata solcata per millenni da tutti i tipi di imbarcazione, dalle attività commerciali quelle di pesca e militari, fa capire quanto ci sia ancora da scoprire e conoscere nei nostri mari. Su questo, l’Italia deve investire, perché il fatto di avere vulcani anche vicini, con il primo che, come le dicevo, è a 7 km dalla costa, impone che la conoscenza delle aree marine venga fatta in maniera sistematica. Purtroppo, sotto questo punto di vista, siamo ancora deficitari, dal momento che buona parte dei nostri mari non è ancora coperta da mappe batimetriche ad alta risoluzione. Quindi è fondamentale che si investa per mappare il territorio e individuare le aree potenzialmente a rischio.

“I rischi sono legati alla potenziali manifestazioni esplosive, come nel caso di Ferdinandea nel 1831. Quindi, nell’ipotesi di un’eruzione, c’è ad esempio la possibilità di avere uno tsunami sulle coste, ma anche la caduta di ceneri e lapilli legati all’eruzione vulcanica.

Chiaramente sono eventi su cui non possiamo fare previsioni, ma sono comunque un qualcosa che non possiamo escludere. Per questo è importante innanzitutto individuare questi corpi vulcanici, per poi monitorarli. In Italia, siamo ancora nella fase della scoperta, quindi siamo ancora indietro nel processo di tutela del territorio.

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