Facciamo i conti alla Chiesa: quanti soldi ha dato per l’emergenza coronavirus?

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Quante e quali donazioni dalla Chiesa per l'emergenza coronavirus? Ecco tutti i soldi dati dalla Chiesa, a partire dai 24,9 milioni di euro della Cei

Si è parlato tanto di Chiesa, messa e donazioni durante questa emergenza coronavirus. E in molti si sono chiesti quanti soldi la Chiesa ha donato per il coronavirus. Come Papa Francesco, vescovi e preti stanno aiutando i fedeli per la lotta al Covid-19? Ecco i numeri dei contributi stanziati per l’Italia, tra i Paesi al mondo più segnati dalla pandemia.

Quanti soldi ha donato la Chiesa per il coronavirus?

Papa Francesco ha istituito un Fondo di emergenza presso le Pontificie Opere Missionarie, al fine di aiutare le persone e le comunità che sono state tragicamente colpite dalla diffusione di COVID- 19. Il Fondo di emergenza sarà utilizzato per accompagnare le comunità colpite nei paesi di missione attraverso le strutture e le istituzioni della Chiesa.

Il Santo Padre ha destinato la somma di 750.000 di dollari USA (690mila euro) come contributo iniziale per il Fondo e ha chiesto a quelle realtà della Chiesa, che sono nella possibilità e lo desiderano, di contribuire a questo fondo attraverso le Pontificie Opere Missionarie di ogni Paese.


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100mila euro del Papa alla Caritas Italiana

Per l’Italia, in particolare, Papa Francesco, tramite il Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, lo scorso 18 marzo ha donato 100mila euro a Caritas Italiana per un primo significativo soccorso in questa fase di emergenza per il diffondersi del contagio da (COVID-19) su tutto il territorio italiano.

30 respiratori all’Elemosineria Apostolica

Giovedì 26 marzo il Papa ha affidato 30 respiratori acquistati nei giorni scorsi all’Elemosineria Apostolica perché questa ne possa fare dono ad alcune strutture ospedaliere nelle zone più colpite dalla pandemia di Covid-19. I respiratori sono stati mandati agli ospedali dove ce n’è più bisogno, in particolare in Italia e in Spagna, Paesi in maggiore sofferenza. I vescovi delle singole diocesi li consegneranno ai nosocomi dove è più forte la necessità.

60mila euro all’Ospedale Papa Giovanni di Bergamo

All’inizio di aprile inoltre Francesco ha donato 60mila euro all’Ospedale Papa Giovanni di Bergamo come segno della sua premura e della sua carità.

E nei giorni successivi, sempre tramite l’Elemosineria Apostolica, è iniziato la distribuzione di ventilatori e kit sanitari negli ospedali e Rsa di tutta Italia: da Locri a Napoli, da Perugia a Genova.


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La Cei: 10 milioni per le persone in difficoltà

Veniamo alla Chiesa Italiana, con i contributi diretti previsti dalla Conferenza Episcopale Italiana.

Per sostenere le 220 Caritas diocesane, sparse sul territorio nazionale, nella loro azione di supporto alle persone in difficoltà, la Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana ha stanziato 10 milioni di euro provenienti da donazioni e dall’otto per mille.

Priorità al sostegno economico delle famiglie già in situazioni di disagio (ad esempio tramite il pagamento di bollette), all’acquisto di viveri, prodotti per l’igiene, farmaci, ad attività di ascolto degli anziani soli e delle persone fragili e al mantenimento di mense e dormitori protetti che hanno dovuto adeguarsi alle nuove disposizioni. È stato previsto il servizio da asporto e sono state reperite altre strutture in cui gli ospiti potessero dormire a distanza di sicurezza gli uni dagli altri. Tutti interventi costosi, destinati a prolungarsi nel tempo e che richiederanno probabilmente l’impiego di altre risorse economiche da parte della Chiesa.

500mila euro al Banco Alimentare

Accogliendo una richiesta di sostegno della Fondazione Banco Alimentare Onlus, ha destinato 500mila euro, sempre dai fondi otto per mille, in favore delle attività di una rete che comprende 21 Banchi in tutta Italia.

6 milioni di euro per le strutture sanitarie

In risposta ad alcune delle tante situazioni di necessità, inoltre, la Presidenza della Cei ha stanziato 6 milioni di euro, provenienti dall’otto per mille, per potenziare le strutture sanitarie.

I tre milioni del 24 marzo sono andati – su suggerimento della Commissione episcopale per la Carità e la Salute – a favore della Piccola Casa della Divina Provvidenza – Cottolengo di Torino, dell’Azienda ospedaliera “Cardinale Giovanni Panico” di Tricase, dell’Associazione Oasi Maria Santissima di Troina e, soprattutto, dell‘Istituto Ospedaliero Poliambulanza di Brescia, che – in meno di un mese – ha mutato radicalmente l’organizzazione dell’Ospedale. Si tratta di 435 posti letto, di cui 68 di terapia intensiva e 70 di osservazione breve intensiva in Pronto Soccorso. Prima dell’emergenza i posti letto di terapia intensiva erano 16.

I tre milioni del 30 marzo hanno raggiunto la Fondazione Policlinico Gemelli, l’Ospedale Villa Salus di Mestre, l’Ospedale Generale Regionale Miulli di Acquaviva delle Fonti (Ba) (Avvenire, 4 aprile).

Altri 2,4 milioni sempre per cliniche e ospedali

In un nuovo contributo del 20 aprile, altri 2,4 milioni di euro sono stati destinatoi al supporto della Fondazione Papa Paolo VI di Pescara, dove l’arcidiocesi ha aperte tre case di riposo, per un totale di 150 posti finora preservati dal contagio, un centro per malati quasi terminali con 50 posti e un centro residenziale con 30 posti per diversamente abili; della Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo (Foggia), la cui “area Covid” annovera 123 posti letto e 18 posti letto di terapia intensiva estensibili in caso di necessità; della Provincia Lombardo-Veneta Fatebenefratelli, che ha visto tutte le strutture dell’Ordine Ospedaliero adoperarsi per riorganizzare i reparti e aumentare i posti letto a disposizione dei pazienti Covid-19, oltre che per proteggere e tutelare tutti gli altri ospiti dal rischio del contagio; dell’Istituto Figlie di San Camillo, nelle cui strutture sanitarie Covid-19 (a Roma, Treviso, Trento, Cremona e Brescia), con 321 posti letto a disposizione, sono operative 89 suore e circa 2 mila dipendenti laici; della Provincia Religiosa Madre della Divina Provvidenza, duramente colpita dall’emergenza, particolarmente nella popolazione fragile delle residenze sanitarie per anziani e per disabili.

6 milioni dall’Italia all’Africa

La Cei, inoltre, ha destinato altri 6 milioni di euro per aiutare i Paesi africani e altri Paesi poveri nell’attuale situazione di crisi mondiale (di cui 5 per gli ospedali e uno per la formazione del personale).

In tutto, quindi, dalla Chiesa italiana, compresi i contributi del Papa, sono stati stanziati 22milioni 660mila euro a favore dell’emergenza coronavirus. 


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La solidarietà regione per regione

La solidarietà della Chiesa si sta esprimendo, in questi giorni, in particolare attraverso le opere di moltissime diocesi e parrocchie che hanno messo a disposizione strutture per la Protezione Civile, i medici e le persone in quarantena, ma anche risorse economiche e umane per far fronte alle diverse necessità.

Si tratta di una vera e propria mappa della carità, ampia e in continuo aggiornamento, censita e “non censita” (sono moltissime le opere di carità che restano “dietro le quinte”, ma producono effetti importanti).

La Caritas Italiana, per sostenere tutte queste opere, ha lanciato “Emergenza coronavirus: la concretezza della carità”, una campagna di raccolta fondi, della durata di un mese. Andiamo nei dettagli degli interventi (www.chiciseparera.chiesacattolica.it).

Gli interventi delle conferenze episcopali regionali

vescovi toscani hanno donato ventilatori polmonari, pompe a infusione e defibrillatore: un’attrezzatura simile a quella dei letti di terapia intensiva presenti negli ospedali, che consentirà a due ambulanze della Federazione regionale delle Misericordie toscane di trasportare nella massima sicurezza i malati di coronavirus.

Ogni vescovo contribuirà al finanziamento di questo progetto devolvendo un mese del proprio stipendio: una cifra tra i 1300 e i 1400 euro a testa, che moltiplicata per 18 raggiunge una cifra intorno ai 25 mila euro. A questi ne saranno aggiunti altrettanti come Conferenza Episcopale Toscana, per un totale di circa 50 mila euro necessari, appunto, per attrezzare due ambulanze.

vescovi umbri hanno donato alla Regione Umbria un ventilatore polmonare per la terapia intensiva.

I vescovi pugliesi hanno devoluto 15mila euro per rafforzare la terapia intensiva negli Ospedali regionali e stanziato un contributo di cinquemila euro anche per ciascuno degli Ospedali della regione che figurano tra gli enti ecclesiastici: l’ospedale Casa Sollievo della Sofferenza a San Giovanni Rotondo, l’azienda ospedaliera “Cardinale Giovanni Panico” a Tricase e l’ospedale generale regionale “Miulli” ad Acquaviva delle Fonti. In totale dunque si tratta di altri 15mila euro.

Gli interventi nelle diocesi

La diocesi di Novara ha messo a disposizione 60mila euro per l’emergenza COVID-19, che sta mettendo a dura prova anche il Piemonte.

La diocesi di Vittorio Veneto (Treviso) ha lanciato una raccolta fondi per l’ospedale locale al fine di accogliere i malati Covid-19, aprendola con 5mila euro dalle offerte per la “Carità del vescovo” e 5mila euro da parte di Caritas diocesana.

Nella diocesi di Bergamo, la più colpita dalla pandemia, con decine i religiosi morti tra le 5mila vittime, il vescovo ha chiesto a tutti i suoi sacerdoti di rinunciare a tre mensilità del loro “stipendio”, per metterle a disposizione dei bisognosi.


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Dalla diocesi di Gaeta (Latina) sono stati devoluti 13mila euro all’Ospedale “Dono Svizzero” di Formia.

La diocesi di Sessa Aurunca (Caserta) ha avviata una raccolta fondi per l’ospedale “San Rocco”.

Quattromila mascherine agli ospedali e ad altri centri sanitari sono invece il regalo della diocesi di Nocera Inferiore-Sarno (Salerno).

L’arcidiocesi di Agrigento ha dato 30mila euro al reparto di terapia intensiva dell’ospedale del capoluogo, dai fondi 8xmille, per l’acquisto di presidi sanitari e strumentazioni indispensabili.

Posti letto gratuiti per supporto e quarantene

Un altro fronte di impegno è quello del reperimento di spazi per le quarantene e per ospitare medici e infermieri a contatto con i malati, che non possono tornare a casa. Si tratta di interventi, evidenzia Avvenire, non sempre traducibili in termini di spesa, ma comunque di fondamentale importanza per combattere la diffusione del virus.

Per esempio, Bergamo ha messo a disposizione di medici e infermieri 50 camere singole del Seminario, o a Rieti, la diocesi ha messo a disposizione di medici e infermieri che non possono tornare a casa, le camere nei monasteri di San Fabiano in Rieti e di Santa Caterina a Cittaducale.


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Ad oggi sono 33 – ma l’elenco è in continuo aggiornamento – le Diocesi (in 13 Regioni Ecclesiastiche) ad aver comunicato di aver messo a disposizione della Protezione civile e del Sistema Sanitario Nazionale 46 strutture per oltre 1.200 posti.

Sono poi 23 le Diocesi (in 9 Regioni Ecclesiastiche) ad aver fatto sapere di aver impegnato 28 strutture per più di 500 posti nell’accoglienza di persone in quarantena e/o dimesse dagli ospedali.

Infine 27 Diocesi (in 12 Regioni Ecclesiastiche) hanno informato di aver messo a disposizione 32 strutture per oltre 600 posti per l’accoglienza aggiuntiva di persone senza dimora, oltre all’ospitalità residenziale ordinaria che tiene conto delle misure di sicurezza indicate dai Decreti del Governo.

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