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L’11 novembre del 1821 nasceva Fëdor Dostoevskij, padre della letteratura occidentale

In una pallida giornata autunnale nel novembre del 1821 nasce Fëdor Dostoevskij, uno dei più grandi romanzieri e pensatori russi di tutti i tempi

Padre nobile della letteratura occidentale, Fëdor Michajlovič Dostoevskij, il nome completo, è da molti stimato come lo scrittore più geniale di sempre.

Modelli per scrittori, commediografi e registi di ogni epoca, i suoi capolavori serbano un fascino senza tempo: da “Delitto e castigo” a “L’idiota”, da “I demoni”I fratelli Karamàzov, una sorta di testamento spirituale, pubblicato due anni prima di morire.

11 novembre 1821: nasce Fëdor Dostoevskij, scrittore e filosofo russo

Lo scrittore russo Fedor Mikhailovic Dostoevskij nasce a Mosca il giorno 11 novembre 1821 e muore a San Pietroburgo il 9 febbraio del 1881, secondo di sette figli. Il padre Michail Andreevic (Michajl Andrevic), di origine lituana, è medico e ha un carattere stravagante nonché dispotico; il clima in cui cresce i figli è autoritario.


Fëdor Dostoevskij


Nel 1839 il padre, che si era dato al bere e che maltrattava i propri contadini, viene ucciso probabilmente da questi ultimi.

Con il suo carattere allegro e semplice la madre aveva educato il figlio all’amore per la musica, la lettura e la preghiera.

La lotta alla povertà

Gli interessi di Fedor sono per la letteratura e, terminati gli studi di ingegneria militare, abbandona questo settore rinunciando alla carriera che il titolo gli offrirebbe; i pochi soldi che possiede sono il ricavato dei suoi lavori di traduzione dal francese.


Fedor Dostoevskij


Lotta contro la povertà e la salute cagionevole: inizia a scrivere il suo primo libro, “Povera gente”, che vede la luce nel 1846 e che avrà importanti elogi critici. Nello stesso periodo conosce Michail Petrasevkij, convinto sostenitore del socialismo utopistico di Fourier, conoscenza che influenza la stesura del suo primo lavoro. Nel 1847 si manifestano gli attacchi epilettici di cui lo scrittore soffrirà per tutta la vita.

I circoli rivoluzionari e l’esperienza in Siberia

Dostoevskij inizia a frequentare i circoli rivoluzionari: nel 1849 viene arrestato e imprigionato nella fortezza di Pietro e Paolo con l’accusa di cospirazione; si ritiene che faccia parte di una società segreta sovversiva guidata da Petrasevskij. Dostoevskij viene condannato insieme ad altri venti imputati alla pena di morte mediante fucilazione. È già in posizione per la propria esecuzione quando giunge un ordine dell’imperatore Nicola I che cambia la condanna in quattro anni di lavori forzati. Dostoevskij parte così per la Siberia.


Fedor Dostoevskij


La dura esperienza lo segna fisicamente e moralmente. Terminata la pena viene mandato a Semipalatinsk in qualità di soldato semplice; dopo la morte dello zar Nicola I diventerà ufficiale. Qui conosce Marija, già moglie di un compagno; si innamora di lei: la sposerà nel 1857 quando questa rimarrà vedova. Per motivi di salute nel 1859 Dostoevskij viene congedato e si trasferisce a Pietroburgo.

La vita letteraria

Torna così alla vita letteraria: durante l’estate inizia a scrivere il suo secondo romanzo, “Il sosia”, storia di uno sdoppiamento psichico. Il lavoro non raccoglie il consenso del primo romanzo; nel novembre successivo scrive, in una sola notte, “Romanzo in nove lettere”.


Fedor Dostoevskij


Fedor Dostoevskij muore il 28 gennaio 1881, in seguito ad un peggioramento dell’enfisema polmonare di cui è affetto. La sua sepoltura, nel convento Aleksandr Nevskij, è accompagnata da una folla immensa.

Tra le sue opere più note vi sono “Memorie dal sottosuolo”, “Delitto e castigo”, “L’idiota”, “Il giocatore”, “I fratelli Karamazov”.

Le frasi celebri di Fëdor Dostoevskij

“Colui che mente a se stesso e dà ascolto alla propria menzogna arriva al punto di non saper distinguere la verità né dentro se stesso, né intorno a sé e, quindi, perde il rispetto per se stesso e per gli altri.”

“A volte l’uomo è straordinariamente, appassionatamente innamorato della sofferenza.”

“Chiunque voglia sinceramente la verità è sempre spaventosamente forte.”

“Il segreto dell’esistenza umana non è vivere per vivere, ma avere qualcosa per cui vivere.”

“La sofferenza e il dolore sono sempre doverosi per una coscienza vasta e per un cuore profondo.”

“Bisogna pure che ogni uomo abbia la possibilità di andar da qualcuno! Vengono certi momenti in cui occorre assolutamente andar da qualcuno!”

“Oggi c’è più ricchezza ma meno forza; nessuna idea sa unire i cuori: tutto è rilasciato, rammollito, sfatto. Tutti noi, tutti noi siamo sfatti!”

“L’uomo è infelice perché non sa di essere felice. Soltanto per questo. Questo è tutto, tutto! Chi lo comprende sarà subito felice, immediatamente, nello stesso istante.”

“Un socialista cristiano è assai più temibile di un socialista ateo!”

“La razza umana non ha riconosciuto il suo profeta, e l’ha ucciso, ma ama i suoi martiri.”

“Sarcasmo: l’ultimo rifugio delle persone modeste e dall’anima casta quando la riservatezza della loro anima è straziata e abusivamente invasa.”

“Il grado di civilizzazione di una società si misura dalle sue prigioni.”

“Tutto dipende dalle circostanze e dall’ambiente in cui si trova l’uomo. Tutto è determinato dall’ambiente, l’uomo per se stesso non è nulla. ”

“L’uomo migliore è quello che non si è mai inchinato di fronte a una tentazione materiale.”

“Gli uomini veramente grandi mi pare che debbano provare in questo mondo una gran tristezza.”

“Un certo grado di ottusità mentale, a quanto pare, è la dote indispensabile di ogni uomo fattivo, o almeno di chiunque dimostri di essere capace di accumulare seriamente del denaro.”

“Nell’amore astratto per l’umanità quasi sempre si finisce per amare solo sé stessi.”

“La fede e le dimostrazioni matematiche sono due cose inconciliabili.”

“Per essere veramente un grand’uomo bisogna saper resistere anche al buonsenso.”

“Un essere che si abitua a tutto: ecco, penso sia la migliore definizione che si possa dare dell’uomo.”

Antonio Bassano

Giornalista pubblicista dal 2017, ma anche eterno appassionato di lotta, pittura, street photography e del mondo otaku. Cresciuto giornalisticamente grazie al quotidiano L'Occhio di Francesco Piccolo, Antonio Bassano ha un approccio alla professione letterario semplice e spontaneo, nonché orientato a mettere a nudo la notizia senza commistioni o forzature.

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